V'.f '4»-.«k*. \ fn I^ft,-' *-»^ V ^f 1^ _t '4 Jl^ ^J^ ^ X G giungono grazia e fragranza ai nostri giardini (1). A questo superbo gruppo da Plumier venne imposto il nome di Ma- (pìolia in luogo di quello che da Jussieu eragli slato dato, partendo da un carattere troppo lato, di Talauma (2). La Magnolia fu in seguito assunta a tipo per accennare un numero maggiore di piante di quello che possa essere rap- presentato dal suo genere; e quindi si formò la famiglia, che venne chiamala delle MagnoUacee, la quale è compresa nelle piante fanerogame che si adornano di bellissime foglie alterne, le quali, presso talune specie si mostrano coriacee e persi- slenti, ed in altre a foglie caduche ; per il che die argomento a taluni di distinguerle in due sezioni, cioè in Magnolie a fo- glie persislenli ed in Magnolie a foglie caduche. Nel seducente sistema Linneano le Magnolie fan parte della poliandria poliginia e si assegnano a caratteri : un calice a (1) Milano fino dalT ottavo decennio del 1700 vedeva alcuni de' suoi giardini adornarsi del pomposo portamento di qualche magnolia, e quelle, che sì rigogliosamente vegetavano, esistono tuttodì nei giardini delle no- bili case Andreoli e Carcano : quest'ultima è in oggi convertita in assai commendevole stabilimento sanitario, che, a tutto rigore e laggiustatezza di linguaggio, Casa di salute viene chiamalo. Questi maestosi alberi si contendono la priorità della loro introduzione ; ma se dal fiore e dal lutto insieme dell'individuo, qualche concetto è lecito formarsi dell'età loro, quella della Pia Casa, sorta per le filantropiche testamentarie di- sposizioni del cittadino Bevagna , sorretta da una scelta società di cit- tadini e diretta con caritatevole amore e somma intelligenza dal chia- rissimo dottor Mascazzini, avanza l'altra della casa Andreoli. — Altre Magnolie, dopo i felici risultamenti avuti dalla coltivazione di quelle, si introdussero, e sì pretende che nel giardino di casa Melici vi abbia un individuo che per età e per bellezza contrasti con quelle. (2) Il vocabolo Talauma è di greca provenienza, ra/xo, talao, soste- nere, perchè appunto sostiene molli stami e molti pisiilli. Nella glossolo- gia boianica perù venne il nome, assentito da Jussieu, tuttavia conser- vato, e vale a rappresentare altro genere di piante che fa parte della tribù delle Magnolie. tre foglioliue (tpisepalo) concave, elitticlie e cailuclie (1); la corolla varia dai tre ai nove petali che sono grandi, larghi, concavi, ottusi alla sommità, ristretti alla hase (2); le capsule SODO bivalve , uniloculari , monosperme , modellate a cono ; semi pendenti da lunghi fili ed ombellicati. La famiglia deWe Magno lìacee^ per riguardo all'essere i car- pelli a verticillo od a capitolo, e le foglie segnate o meno da punti trasparenti , venne ripartita in due tribiì, nelle lllicee e nelle Magnoliee, e queste ultime poi, siccome si disse, in Ma- gnoliee a foglie persistenti ed in Magnolìee a foglie caduche. I fiori delle Magnolie sono per lo più grandi, ascellari e di assai grato odore ; gli stami mostransi liberi, numerosi e di- sposti a diversi ranghi ma pur sempre sodati al ricettacolo con antere locate ai lati dei filamenti ; i pistilli del pari nume- rosi ora affratellati in circolo locati al centro del fiore, ora formanti un capitolo più o meno allungato, ma sempre a stilo ricurvo ed assai breve. I frutti sono a carpelle carnose, o sec- che, indeiscenti, ovvero si aprono per una sutura longitudi- nale, ed il grano talvolta è sorretto da un trofosperma su- turale. Alla corteccia della Magnolia , che è di sapore amaro ed aromatico, si attribuiscono virtù astringente e febbrifuga ; e vuoisi che i bagni di decotto preparato colla detta corteccia verde valgano a fugare i reumatismi. I distillatori della Marti- nica si elevarono a molta rinomanza perchè seppero giovarsi dell'olezzo e del sapore del fiore della Magnolia per comuni- carli ai loro liquidi distillati. {{) Vi ha taluno che si avvisa essere il calice a sei sepali; ma noi, col sommo Richard, amiamo avere Is tre foglioline interne per petali, perchè a questi , meglio che ai sepali , grandemente assomigliano per torma e per altri caratteri. (2) Alcuni autori pensano aversi Magnolie a corolla polipetala e fanno ascendere il numero dei petali fino a ventisette; ma ciò inon potrebbe derivare da una degenerazione degli organi maschili? 8 Il genere iMagnolia conta diverse specie , fra le quali vo- gliono essere ricordale la Magnolia odoralissima e la Ma- rjnolia fascaùa che richieggono nel verno d' essere guarentite in serra temperata, e che sono a foglie persistenti; mentre fra le Magnolie a foglie caduche si hanno la M. conspicua o M. Yulan, la M. MacrophyUa,\3i M. cordala, la M. acumlnaUi che si eleva dai 30™ ai 3S"S e la M. discolor. Le Magnolie sono piante che hanno fornito argomento di vieppiù convalidare come intervenga la fecondazione vegetale. e valsero a poggiare T incontroverlihìlilà, che la riproduzione può pure seguire per ihridismo, il che primamente venne sup- posto da Camerario, e da poi addimostralo dalle esperienze di Linneo e di Gmelin. È r ihridismo quel modo di riproduzione che inlerviene pel concorso di polline elaborato da antere spellanti a fiori di specie diversa, ma pure affine a quella cui appartengono i pi- stilli, sui quali il polviscolo si getta, E qui cade in acconcio r avvertire come V ibridismo vegetale grandemente diversifichi dall' animale, in quanto che i frutti proccdenli da quello len- gono il potere di riprodurre età novelle, mentre non ha suc- cessione r ibridismo animale. Avvisando il sommo Linneo po- ter avvenire l' ihridismo non solo tra T una e 1' altra specie di piante spettanti allo stesso genere, ma anche tra specie di di- verso genere, veniva nell' opinamento di costiluire due ordini speciali di ibridismi ; e le piante ibride poi le distingueva di nuovo in ìbride deformi, in ibride sospette ed in ibride oscure, chiamando cosile prime perchè mostrano alcune differenze di proporzione o di forma ; le seconde perchè sull* origine loro non è dato che ricorrere a presun/.ioni; e le terze perchè r origine loro non è punto precisata. Dopo i bei lavori di Kohireuter, l'ibridismo vegelale as- sunse più vaste vedute e pratiche applicazioni, né più si spa- zia in ipotesi neir avere per probabile che ciò abbia a seguire ben altrimenti che per grani. L'ibridismo vegetale può avvenire per spontaneo incrocic- chiamenlo di due specie affini che si trovano tra loro vicine, per r operamento di qualche insello che, partendo dal cen- tro d' un fiore, si reca in seno di altro , ricco di polline, e che depone sopra lo stimma , mentre va in traccia di nuova quantità di nettare ; o per V artificioso agire di savio fisiologo, che versa sullo stimma il polente polviscolo, o scinde dalla pianta da destinarsi all' ibridismo tutte le antere , mentre la tiene in tale vicinanza ad altre, in modo che possa dagli stami ricevere l' alito che valga a vita di novella prole. Giovandosi V egregio signor conte Giuseppe di Salvi Valma- rana delle fisiologiche dottrine botaniche, che con lauto amore coltiva, giunse egli da alcuni anni ad avere un bellissimo ibri- dismo di Magnolie che ebbe a fiorire perla prima volta nel suo giardino a Vicenza Tanno 1846. Per le notizie che ci vennero da lui gentilmente comunicate, si ha : che la pianta in discorso non è altrimenti la Magnolia a grandi fiori di colore rosso vinaio, siccome il chiarissimo professore De Visiani accennavii da ultimo nel fascicolo X." degli Annali di AgricoUiira, per quesl' anno, ma procedente da un seme della Magnolia Sou- langiana Hort., che è pure un ibridismo avuto da Soulan£:>3 dietro incrocicchiamenlo della M. Yidan, Desf. o conspicua. Sai., e della M. discolor , Veni, o obovala, Thum. o purpu- rea, Hort., entrambe a foglie coduche e ben lungi dall' avere rapporti fitognostici colla M. grandiflora che ha foglie per- sistenti. E siccome il nobile uomo, dopo pazienti sludi adoperali per diversi anni, potè accertarsi della costanza dei caraileri della nuova sua varietà; cosi nella primavera del 1851 cedeva al- l' orticoltore di Erfurt, Alfonso Topf, alcune moltiplicazioni di quel nuovo ibridismo, col diritto di porle in commercio, come infatti avvenne, sotto il nome da lui arbitrariamente dato di Magnolia di Lennó, e dall' illustre Lemaire dappoi di Yulania Lenneana, mentre che dal conte di Salvi Valmarana veniva ceduta sotto l' altro di Magnolia MaomcUo. 10 Noi ci permetteremo di avvertire, come male regga a rigo- rosa glossologia r assegnare l' appellativo Lenneana, di Lenné di Maometto assentito all' ibridismo delle due Magnolie oho- vata e conspicua, perchè con queir epiteto è facile trarre in errore, facendo credere aversi a discorrere di una vera .spe- cie, anziché di una pura varietà, la quale avrebbe ad essere rappresentata da un appellativo composto dei due epiteti delle piante generatrici coli' aggiunta di altri che valgano a caratte- rizzare speciali qualità in quanto sorgessero da tale incrocic- chiamento più varietà ; e a premio poi di chi seppe attendere a diverse nozze, darvi quello che questo ricordi. Dietro tali principj di sana nomenclatura, la Macjnolia Maometto dovreb^ besi chiamare Magnolia obovato-conspicua o , secondo lo Spach Yulania japonico-conspicna Valmarame, o giusta i moderni Valmarana. — Noi avremmo pure amato distin- guere questa varietà coli' aggiunto cnucromata , da apporsi innanzi a Valmarana perchè il fiore si accenna di un colore rosso vinato, dal greco ^'^or , eìnos, vino, xpà^, chroa, colore, ma in allora la sua denominazione avrebbe perduto grande- mente del pregio che sempre sta nella maggiore semplicità. Così adoperando, correrebbe tosto alla mente che questa varietà deriva dal concorso della Magnolia obovata come pa- dre, e della Magnolia conspicua quale madre , e si verrebbe pure a desumere che fu il Valmarana, il quale, pel primo seppe affratellare le due specie per averne l' ibridismo , che non è altrimenti un cespuglio (buisson) siccome si avvisa il detto professore francese, ma meglio un albero, slantechè la pianta madre d'anni 15, e in oggi posseduta luttavolla dal prelodato signor conte Valmarana, ha raggiunto un'altezza di 6"^, con una circonferenza al colletto di 0'",29. Avverte il nobile pro- prietario, come male a proposito sia assentila a questa va- rietà la qualifica di cespuglio folto (biiisson touffa), in quanto che mostrasi la pianta madre a rami rari, epperciò diversifi- care dalla Magnolia obovata. 11 E volendo ora accennare ai caralteri filognoslici di questo ibridismo, che viene rappresentalo dall'unita Tavola I.^ , di- remo col professore Lemaire, che si bene ebbe a descriverla giusta il savio giudizio del signor conte Valmarana : che i giovani rami si danno a vedere cilindrici , coperti di breve lanu- gine avente inferiormente sopra la corteccia verde delle mac- cliielte verruche bianche e segnali in opposizione al picciuolo da una cicatrice semicircolare , procedente dalla caduta delle slipule; — stipule opposte al picciuolo (quelle di questo di già cadute, come non larderanno a cadere le altre, alF appa- rire del picciuolo superiore) oblunghe-coniciilate, che si divi- dono in due sulle prime, e che divergono da poi, per cadere assai prestamente. Esse si appalesano lisce e della lunghezza da 0"',08 ; — picciuolo rigonfio alla base, robusto di O'^jO^ di lunghezza , coniculato al di sotto ; — foglie grandi, massime sopra i giovani rami , subcordiformi alla base della lunghezza daO'^jl^a 0'",2d sopra 0"", 10 di larghezza e moslransi brevemente acuminate alla estremità, pubescenti soprale due basi, alquanto polpose, ampiamente ondate ai bordi, d' un bel verde, che si dà a vedere più pallido al di sotto, con nervature subparallele, pronunciatissime al di sotto. I fiori sono assai grandi, bellissimi, contralti al di sopra della base, che si offre arrotondala, il che costituisce il prin- cipale carattere della M. obovata, d'un bianco latteo. I segmenti sono nove, disposti in tre serie, tulli pelaloidei, checché altri- menti si avvisi il professore Lemaire, il quale tiene i tre esterni per sepali (1). I detti segmenti esterni sono stretlo-oblungo-acu- (I) Il più volte Iodato signor conte di Salvi Valmarana versa pure nel dubbio che 1 tre segmenti [segments) esterni siano sepali, ma meglio inclina ad averli per petali, perchè è solo il calice che si accenna caduco in tutte le Magnolie. Questi tre sepali esterni, osserva egli, varrebbero a compimento del numero normale dei pelali (9) di cui si costituisce d'or- dinario la corolla delle Magnolie; e la piccolezza e la diversa loro forma parrebbero procedere dal maggiore sviluppo degli altri sei, i quali, a danno dei tre esteriori, acquisterebbero nella sua Magnolia più ampie proporzioni. i2 minali, biancastri, ed inseriti in quadralo sopra un assai breve peduncolo ; i tre successivi assai più grandi obovato-arrolod- dali, elle si alternano coi precedenti, più strclti verso la base, indi brevemente lubulali, gibbosi in fine, dilatati, distesi, grossi, venati, a bordi assai intieri, e del pari intieri alla estremità, lievemente intagliati o submucronali , biancbi nell'interno, di 0*" JO di larghezza, sopra 0'",10 1)2 di lunghezza. Gli al- tri tre più interni del pari alterni, subunguiculati alla baso e più compatii, d' un rosso violaceo più denso al di fuori. Filamenti staminiferi nulli ; antere assai numerose, sessili, in- serite a spira assai ristretta, decrescenti in grandezza dal basso air alto, deiscenti alle due logge laterali lineari ; connettivo spesso, largo, cuspidato alla sommità. Si coltiva in terra da brughiera alquanto profonda e allora affronta im.punemente il rigore del verno. Può venire forzala lenendola in cassa o in vaso in serra temperata , il che da una fioritura anticipata. Si moltiplica facilmente per getti e per semi. Giovi il beir esempio del conte di Salvi Valmarana a mo- vere altri air innocente, dilettevole ed utile studio della bo- tanica; e si abbiano que' generosi il premio, che la scienza e la patria sanno con giustizia tributare a coloro, che concor- rono ad illustrarle. D. F. Tonini. Della Qoritara iuvernalc ed esperienze in arg^omento. Poco avrei da aggiungere alla bella fioritura che si verifico lo scorso gennajo, accennata nelT ultimo articolo (Veggansi / Giar- dini, anno I.^ pag. 527). Avvertirò non pertanto che il febbrajo ed il marzo riescivano al certo maggiormente propÌ7J perchè le già nominate piante raddoppiarono in fioritura, e mi procurarono il 13 piacere di sodisfare largamenle al desiderio degli amici. Debbo notare che i Crochi varialissimi che mi vennero spedili dai si^mori Bnrdin, dopo 40 giorni, si fecero assai ricchi di fiori. La Po- Ugcda variabilis in serra fredda moslrò pure i suoi pelali ro- sei a queir epoca; ed anche i Nasturzi rinvigorirono e spiega- rono le loro corolle scarlalle ; la Dycentra speclahilis , più tardiva del consueto, sfoggiò il singolare suo fior roseo a guisa di cetra ; il Lino indiano, del pari più tardivo, fece bella mo- stra de' suoi padiglioni cannerini ; i G/acm^/in serra temperata segnarono la somma loro fioritura negli ultimi giorni carne- valeschi ; gli Ageratum cilestri , che il freddo aveva intristiti, ripresero la primitiva loro forza e sbocciarono nel marzo i loro bolloni; le Camellie in maggior numero offrìvanmi fiori, ma allora il carnevale era trascorso, e a dire il vero, io non trovo una tale pianta molto facile a fiorire nel più crudo inverno in confronto d' altri fiori nostrali. Per avere abbondante fiori- tura ed assai precoce delle Camellie, V unico mezzo parmi quello dei letto'rini, perchè quel calore umido sembra loro mollo pro- pizio e il giardiniere del signor dottore Mina^ alla villa di Santa Maria presso Cremona, pratica un tale metodo con buon successo senza che le piante soffrano , e perciò vuoisi a lui molta lode, perchè, conoscitore dell' arte sua , sa provvedere a dovizia la sua casa padronale di bellissimi fiori anche nel più fitto verno. Nel susseguenle aprile poi ebbi in piena fioritura la Mimosa latifolia co' suoi fiocchi del colore di zolfo, il Pelargonium roscum, ed il comune dal fiore scarlatto, V Atonsoa elegans dagli effimeri petali coccinei ; la Juslicia carnea, la Deutzia gracilis, qualche Verbena, alcune Petunie, le Viole mammole e drl pensiero, il Metrosidéros ed il Cytisus purpureus: ma allora tutti i giardini offrivano fiori primaticci ; per cui adesso si rende inutile una tale rassegna per riprenderla nel prossimo inverno con qualche fiore novello che metterò alle prove. Passando ora da uno in altro argomento osserverò clic alcune piante, le quali più o meno tollerarono i forti geli 14 dell'ora scorso inverno in piena terra, le collocai espres- samente nella medesima senza alcun riparo per farne esperi- mento , e mi venne dato di notare che : L' Iperìcum sinense dal fiore giallognolo perdette gli steli , ma ora (1 luglio) gli ha già rimessi ; di due Fuchsie una sola peri , e V altra ri- pullulò al piede e di presente mette bottoni da fiore ; la Verbena della Lìmoncina od erba Luigia , che da sette anni vive di contro ad un muro di mattina , soffri solo ne' suoi caoli, ed ora germoglia vigorosamente ; un AhiUilon insigne localo nel mezzo del giardino mancò ; un Abrotanum elegans gelò solo ne' suoi steli ; l' Hoitzia coccinea andò a male del tutto ; un piede della Dycenlra specUtbilis si conservò in mezzo al giardino, per cui fiorì tutta la primavera e puossi essere sicuri che questa è pianta di piena terra ; l' Olea fra- grans non sofferse punto, quantunque si trovasse in mezzo al giardino ; le Viole gialle prolifiche, locate contro muraglie a manina, non soffrirono punto; la Correa alba ebbe solo mal- conci i rami ed ora germoglia dalle radici; l' Alonsoa elegans; gli Ageratiun cilestri ; la Justicia carnea; la Gesneria ; la Piqueria Ir inerma y e V Acania mollis perirono; il Laurm nobilis, e il L. Cerasus ad un muro di settentrione non sof- frirono punto, mentre quelli in hiezzo al giardino ebbero le foglie malconce dal gelo ; per cui giova rimarcare che i sem- preverdi e molte altre piante patiscono più a mezzodì che al nord , e la ragione principale parmi quella che a mezzodì avviene più spesso il frequente disgelo, il quale arreca maggior danno alle piante di quello che induca un gelo conlinuato , ed inoltre perchè nelle notti rigidissime mi penso che si mo- strino meno fredde le posizioni settentrionali a petto delle meridionali come avviene delle stanze a piano terreno verso U nord nelle quali il gelo penetra dopo di quelle poste al sud, ciò che pure succede delle cantine in cui il gelo penetra dopo che si appalesò nelle stanze a piano terreno. Rapporto poi all' ora cessato inverno avvi un' osservazione a fare, ed è : che nelle gioYnale più rigide il suolo era co- perto da neve, e questa vale a miglior riparo che si conosca pei vegetabili in piena terra ; mentre nello scorso anno, ap- pena le nevi si sciolsero, sopravvennero forti ghiacci e venti aridi che costiparono tutte le piante e molte dovettero soc- combere. Se la pianta, dopo di essere stata lungo tempo difesa da neve, venga ad un tratto allo scoperto, la si può paragonare a quella che fu sempre conservata in serra, poscia, collocata in giardino , se da un atmosfera tiepida è favorita, tutto va bene, ma ove venga sorpresa da notti rigide o da brine , conviene necessariamente che ella soffra ed anche muoja. Ora che tocchiamo i primi di luglio credo opportuno sug- gerire agli amatori della fioritura invernale qualche semina- gione da farsi per ottenere con poca fatica piante che lìuri- scono nella stagione rigida. Le sementi della Primula sìnensis, le più diffìcili a nascere, convien porle in vasi nel corso di questo mese onde essere più sicuri di ottenere V inlento desiderato. Vogliono V ombra per- chè il sole è loro nocivo massime quando le prime foglie sono appena spuntate. Cosi operando più presto nasceranno, daranno piante sempre più forti e porteranno moltissimi fiori dal novembre all' aprile. Le Viole quarantine seminate in questo mese offriranno pure la prima loro fioritura sul principiare del verno. Così dicasi delle Viole del pensiero. Siamo pure appena in tempo di piantar getti di Vainiglie^ìer avere pianticelle fiorite nel verno in serra temperata. I getti dei Tropeoli sì doppi che semplici abbarbicano an- cora con somma facilità e possono dare fiori sul principiare del novembre. Anche le seminagioni della Malope grandiflora, della Gail- lardia pietà, e di qualche Phlox possono offrirci fiori nella cruda stagione. G. Smancini. {Continua), Rivista dS piante nuove. Eschf choltzia tennifolia o Cliryfiieis tenairolia. — Fa parte della famiglia delle Papaveracee. Si conlradistingue dalle altre specie per le sue foglie cespugliate a peduncolo lungo , diritto ; pel calice breve , mucronato da punte sub- ottuse. Non bene s' accordano i Botanici se convenga meglio locare questa pianta fra V avvertito genere EschscJioUzia o all' altro Chryseis ; ma la quislione non è per anco risolto. I fiori di questa bella specie sono piccoli , reniformi e gialli col calice cilindrico e appena dilatalo ai lembi. — Si av- verte come le varietà di questi due generi (EschschoUzia e Chryseis) siano assai numerose ; per lo cbe è a maravigliare come i Botanici vaghino nella dubbiezza di meglio classificarli. La sua coltivazione non altrimenti diversifica da quanto è in uso per le altre specie e varietà. Scutellaria villosa. — È pijinta da serra calda ed è compresa fra le labbiate. Ha tronco (juadrangolare ad angoli iicuti e ramoso ; le foglie sono picciuolate , ovato-cordate , molli, acuminate, profondamente incise, dentale, rugose e co- perle da peli finissimi e bianchi, e al disotto si mostrano tinte in violetto ; i fiori riuniti in gran numero a racemo lerminalecon brattee piccole erbacee ; la corolla scarlatta , infundibuliformc a tubo lungo e debole. È originaria del Perù. — Di molte diligenze abbisogna per parte dell' orticoltore, fra le quali non ultima è quella di custodirla in serra calda. Dlcaljnima fragrans. — Spetta alle Sinanteree , ed è rappresentalo da robusto suffrutice, semplice o luti' al più ra- mificato alla sommità, coperto dovunque da breve e folta la- nugine, cbe è più spesso biancastra o subocracea e alcun che vischiosa. Il tronco s'erge a 2™ di altezza, va coperto di cor- 17 leccia verde, raggiala longiludiualmenle da linee fitte, ^el centro del tronco si trova in copia una sostanza midollare bianca ; le foglie sono sorrette da lungo picciuolo , e si mo- strano vellutate, d' un verde pallido superiormente, biancastre nella pagina inferiore e col lembo delloideo per rispetto alle foglie inferiori. Infiorescenza a corimbo terminale , d' un giallo doralo e bianco ai raggi. Per due volle si appalesa il detto corimbo Iricotomo , e dappoi si riparte in numerosi pe- duncoli, bratteati alla base. — È un' assai vaga pianta, cbe fiorisce ai primi giorni di primavera, e si tiene originaria del Brasile. Richiede d'essere custodita neli' inverno in serra calda, mentre nell' estale prospera bene in piena terra. Osservazioui g^cucrali sol modo cl8 allevare gli alberi fruttiferi. Chi si dà alla educazione degli alberi da frullo non dexe j)erdere di vista , che i loro succhi nutrilizj vogliono essere equamente riparlili in ciascuna parie della pianta ; che , in ragione del suo sviluppo, abbiano ad acquistare quella forma che stia in relazione al nostro desiderio e ai bisogni di ben richiesta vegetazione; ed infine che, senza violenli processi, diano belli ed eccellenti frulli. TuUa r arie pertanto di educare un albero da frullo consiste neir avere una vaga e rigogliosa vegetazione e che dia ric- chezza e bontà di prodotti ; e questo duplice fine si consegue nel mantenere in perfetto equilibrio le varie sue parti. È sommamente da riprovarsi quel modo di allevamento, che qualche inesperto o trascuralo coltivatore predilige, di la- sciare cioè che r albero cresca secondo il delialo di natura, avvisandosi di conseguire frulli più saporiti, e che la pianta abbia più lunga esistenza. Chi seguisse questa rozza pra- / Giardini voi II. Luglio \?ì^d. 2 f8 tica sarebbe certo tacciato di grettissima ignoranza; perchè, massime alla inferiore divisione dei rami si formerebbero dei vuoti grandissimi con tendenza ad assai larghe dimensioni e tutta la vegetazione recherebbesi alla sommità, che in cespu- glio spinoso verrebbe tramutala, da dare alla pianta assai pes- simo aspetto, e più che monta , sarebbe privata del beneflco concorso della luce e dell' aria. I suoi rami laterali, adope- rando di tale maniera, assumerebbero una piega semicirco- lare, per cui si avrebbe un certo numero di sfere sorretto dallo stesso asse. Questo procedimento solo varrebbe a dare alla pianta un aspetto pittoresco, a danno però di ricca messe. Gli alberi lasciati crescere liberamente non offrono, veduti in qualche distanza, che nodi , che informi biforcazioni , da sembrare che siasi voluto forzare ogni ramo a penose ritorte, a mostruose direzioni, che siasi voluto adoperare mezzo lento e sicuro per trarli a n;iorle. E per quanto pazzamente agisca un ignorante allevatore, pure la pianta trova nel suolo più be- neflche risorse, ed un nume la tutela di nascosto. Ogni strano operamenlo che si mostri in aperta conlradi- zione col retto scopo che ci pretigiamo di conseguire da un al- bero da frutto, cioè una vaga e rigogliosa vegetazione e ric- chezza e bontà di prodotti, è altamente condannato dai prin- cipj di fisiologia vegetale. — L' arte pertanto di allevare qual- siasi pianta deve basare su tali principj. E perchè riesca agevole il desumere che la cosa avviene non allrimenti, è mestieri avvertire , che i vegetabili vanno provveduti di due specie di organi assorbenti ; delle radici cioè, e delle foglie. Infatti le piante per la più parte sono da natura destinate a vivere fra due mezzi diversi, cioè fra l'aria e nella terra ; quelle, le radici, partendo dal colletto , divei'- gono e strisciano entro terra, con una tendenza ad alTondarsi, onde avvisare al duplice loro fine, che è di assicurare la pianta al terreno, di maniera che possa resistere alla forza di in- frenabili bufere , e di attendere al rinvenimento dei materiali più omogenei alla nutrizione dell'albero che porla, per alti- 19 rarli a sé, introdurli neir organismo e avviarli per ogni dove, perchè abbiano a servire alla conservazione della vita del- l' individuo e alla propagazione della specie. L'assorbimento occorre per speciali boccucce aspiranti, che esistono all' estremità d' ogni fibrilla radicale, e che sono rap- presentate da gonGamenti pressoché impercettibili ad occhio nudo, e pertugiali. Queste specie di boccucce o spongiole, dai moderni fitologi sono dette slomì. Le materie che dagli stomi vengono assorbite debbono trovarsi in uno stato di somma divisione, e perciò occorre che siano disciolle nell' aqua, o se tuttavia sono in istato solido debbono trovarsi in essa sospese. Le esperienze intraprese, allo scopo di conoscere come T as- sorbimento avvenga , addimostrarono che il succhiamento si opera dagli stomi in ispecie, durante le ore diurne sotto V in- fluenza della luce, del calorico, dell' elettrico e della evapora- zione che si effettua dalle foglie. Gli elementi nutritizj vegetali si risolvono , come avviene anche negli animali, in ossigeno, idrogeno, azoto o nitrogeno ed in carbonio. E se negli animali l' azoto forma la base della loro organizzazione, il carbonio è quello che serve a fonda- mento dell' altra vegetale. Da questo fatto emerge la spici^a- zione ovvia che gli animali privi di vita presto pulrefanno , perchè r azoto è un elemento volatile; mentre di lento proce- dimento è il processo di dissoluzione dei vegetabili privi di vita perchè il carbonio è un elemento fisso. È vero, che tanto ne- gli animali quanto nei vegetabili altri principi concorrono alla formazione del loro organismo, ma non si debbono avere per essenziali, e solo come accessorj. I fisiologi si sono dati sollecitudine di chimicamente e mec- canicamente studiare il succo, che dalle radici viene assorbito portato per tutto V organismo vegetale. Essi vollero proce- dere alla spiegazione del come occorra 1' assorbimento e i successivi processi di nutrizione, di secrezione e di ogni al- tro che avviene sotto V impero della vita ; e, dopo a avere per felcun tempo vagalo in ipotesi^ vcnuero a pogiiiare: che T ascen- 20 sione del succo nnlrillzio occorre per la via dei cosi delti vasi linfatici, che in copia si trovano nel tessuto legnoso. Alle foglie, cioè a dire a quelle espansioni membranacee per lo più di un bel verde, e che valgono a destare in noi le più care sensazioni , massime al loro primo apparire; alle foglie è demandato V ufflcio di elaborare il succo an- zidetto , perchè riesca adatto ai bisogni della pianta. È in questo organo, che le materie succhiate subiscono i più su- blimi processi vegetativi ; è in questo che V aqua viene de- composta, che il succo si purifica, e che pel contatto dell'aria viene ad assumere que' caratteri, che valgono a renderlo atto alla nutrizione; ed è in questo che le materie, le quali si ten- gono inutili alla nutrizione , vengono espulse. Quindi le fun- zioni delle foglie sono V assorbimento , V elaborazione e la traspirazione. E perchè le foglie avessero ad adempiere nelle piante con fruito questo triplice ufficio , la natura le ha provvedute di un fascio di vasi che vanno a costituire il picciuolo. Questi si ramificano ai lati da formare una specie di rete a cellule esagone regolari, le quali Irovansi riempiute d'un tessuto molle procedente dal tessuto erbaceo o parenchimatoso della cor- leccia che investe il tronco. Il tutto poi è guarentito da una pelle leggera e diafana, che dagli anatomici è detta epider- mide. Questa pelle è ricchissima di pori o stomi, i quali ser- vono air assorbimento e alla traspirazione. Sebbene da non pocbi botanici si ammetta tuttodì cheil'succo ascendente non possa retrocedere, pure, secondo i migliori mae- stri la discesa del succo è un fatto, dappoiché, se ciò non av- venisse, come sarebbe dato spiegare la formazione di quel gonfiamento, che si nota al di sopra dell'incisione anulare, o della legatura di un ramo? Il succo pertanto ascende e discende, e Ira V uno e V altro si nota che quello non è punto elaborato, né vale a nutrizio- ne ; mentre che il discendente ha subito tale lavorio che lo tramutò in un vero chilo vegetale. È in questo stalo che dai bolanici fu dello cambio. ^1\ Dietro tali principj di organografia e di fisiologia vegetale è dato dedurre le seguenti utili illazioni , relative al modo di al/evare e di educare gli alberi da frutti. Le radici, e massime le sottilissime loro diramazioni, deb- bono essere al sommo rispettate ; che esse non si trovino fuori del suolo affinchè 1' aria ed il sole non ne disecchino le ra- dìchelte o radici capillari , e conviene procedere ad oppor- tuna inaffiatura nei giorni di maggiore caldo quando T albero sia stato di recente trapiantato. L' albero poi deve mostrarsi vigoroso a pelle liscia , né in alcun punto leso ; e il terreno dovrà essere smosso e concimato affinchè le radici possano liberamente spaziarvi e trovare il necessario alimento. La potatura degli alberi da frutto avrà di mira di dare al succo una direzione che valga a rallentare la soverchia vigo- ria di una data parte di essi- e di promuovere viceversa quella in cui si mostra languente. Deve quindi 1' orticoltore , in- nanzi di procedere alla potatura, attentamente esaminare cia- scun ramo per vedere se la forza vegetativa è in tutti eguale, onde in caso contrario procedere agli opportuni rimedi, ed in ciò si avrà presente, che le foglie valgono a promuovere T ascen- sione del succo pei vasi capillari; che esse, coli' assorbimento delle materie che entrano a costituire V aria , concorrono possentemente alla vita della pianta; ed infatti le foglie ten- gono luogo di polmoni e di stomaco. È sopra tali fisiologiche considerazioni, che il ramo debole, ma sano, e le cui gemme si vedono ben formate , debb' es- sere tagliato alquanto lungo e al ^i sopra di un occhio robu- sto debb' essere lasciato intiero, mentre che i rami robusti verranno potati più in basso, sicché rimangano brevi, ma sem- pre al di sopra di una gemma vigorosa. Siccome poi il succo ascendente mira mai sempre ad ele- varsi alla sommità della pianta e massime verso i rami verti- cali, a danno della parte inferiore ; così si avranno a tenere più lunghi i rami inferiori e proporzionatamente più brevi i superiori, perchè il succo discendente si mostra assai più nu- trilizio in ragione che si porla al basso. Questo procedimento debb' essere regolalo eziandio secondo la forza e il silo che occupano i rami. Quindi male avvisano coloro che ritengono essere affidato al solo arbitrio la potatura delle piante frulli- fere. La migliore forma a darsi alla pianta è la piramidale: quella a pennacchio invece è del tutto contraria al buon senso. La forma ad ^e l'altra quadrata sono le più opportune per le piante a spalliera. Fissata la forma da darsi alla pianla, non si ha che a sce- lìlierc gli occhi o gemme sopra le quali devesi tagliare. Per la forma piramidale, gli occhi debbono trovarsi di fronte al- V operatore , e si lasciano al disotto del taglio quattro a cin- que dei medesimi, secondo le circostanze, i bisogni della forma e il vigore del ramo. Il taglio sarà praticato in modo che la piaga, che ne risulla, formi un piano inclinalo verso il centro deir albero, il che è reclamato dal vantaggio che il ramo può venire collocalo in modo da mantenersi diritto, con una dolce inclinazione verso la linea orizzontale, il che vale a più li- bera ventilazione e a maggiore concorso di luce, e quindi li dispone a portare fruiti più copiosi e più saporiti. Le piante frullifcre, disposte a spalliera, si tagliano in modo che l'occhio sia sempre all' innanzi. Ciò giova a migliore svi- luppo, in quanto che T altro, che si trova al di dietro, per di- fello di luce e di aria, segna uno sviluppo più lento e lardivo ed inoltre il ramo, che ne deriva, prende una direzione tor- tuosa. Sebbene per tali considerazioni sia a farsi una tale scelta, pure importerà operare ancora sopra quegli occhi che si trovano verso il muro, affine di avere la continuazione della linea retta, ma in allora conviene scegliere il ramo più robu- sto, e che sia parallelo ad altro. È assolutamente necessario di non operare la potatura sopra gli occhi laterali , onde ov- viare che la spalliera assuma una forma spiacevole con danno assai notevole del regolare sviluppo. Importa avere di mira nella scella degli occhi alla loro forma; perchè quelli a forma lunga non danno che foglie. 23 mentre gli allri rotondi non forniscono che fiori , e gli altri poi a forma ovoidea alquanto acuminata generano fiori e foglie ad un tempo. Rileva pure notare, che diverso debb' essere il procedimento della potatura a riguardo degli alberi da frutto ad acini, a petto degli altri da fruito a noce, dappoiché nei primi i rimet- licci all'epoca della potatura vengono ridoiti a tre o a quat- tro cenlimelri, mentre nei secondi la potatura ha luogo sopra il 4.^ 0.° occhio, non senza osservare che le gemme scelte e che si conservano, siano accompagnate sempre da altre così delle a legno meglio a foglie, le quali, come si disse, si rico- noscono per la loro forma smilza ed allungata. Inoltre è me- stieri inclinare i rami, onde provocare verso la base la na- scita di altra gemma, la quale, nel successivo anno, è desti- nala a dare un ramo di rimpiazzo. La Botanica pel sesso grentile di €i. I^indtey. Tav. V. i,e V. 2. (Tavole II e III del Giornale.) LETTERA QUINTA. Famiglia delle Passiflore. — Affinila. - Famiglia delle Cucurbi Iacee. — Famiglia delle Jppericinee. Quando gli Spagnuoli sbarcarono la prima volta in America, fra le altre curiosità, trovarono un fiore, il quale essi credet- tero una rappresentazione allegorica della crocifissione e dei patimenti del Nostro Salvatore. Nelle sue antere videro raf- figurate le cinque piaghe, nei tre stili i chiodi, pei quali venne fissato alla croce; e, in una colonna che s'inalza dalla base del fiore, il pilastro al quale venne legato, e un cerio numero di filamenti membranosi, che partono dai contorni del calice, furono da essi paragonati alla corona di spine. In alcuni libri 24. antichi, al dir di Giacomo Smith, trovansi delle figure di que- sto fiore, eseguite prohabilmenle dietro descrizioni, in cui le diverse sue parli sono precisamente rappresentate da quegli slessi oggetti , i quali credevasi che esse rappresentassero (fìees's Cyclopcedìa). Viaggiatori che raccontassero di simili storie troverebbero poca fede al giorno d'oggi ; il racconto tuttavia non è intera- mente favoloso; pari a molti altri della slessa natura, esso é un miscuglio di vero e di falso. Questo fiore singolare esiste, ed è così lontano dall' esser raro, che voi probabilmente lo conoscete di già assai bene , potendosi esso al di d' oggi assai di frequente rinvenire per- sino dietro le muraglie delle case rustiche. Voi sarete certamente sorpresa di non riscontrare in questo fiore, da voi tante volle veduto , alcune delle meraviglie nar- rale da' quei buoni Spagnuoli. Alludendo a' suoi mistici attri- buti, essi lo chiamarono Flos Passionis, nome Ialino, che si- gnifica fiore della passione, e che i moderni ritennero. Questi fiori sono frequenti nei giardini, e sono i rappresen- tanti della famiglia delle Passiflore. In altri paesi trovansi al- tre piante singolari, che apj)artengono alla slessa famiglia, senza essere precisamente fiori della passione. Io non vi confonderò la mente sulla maniera di distin- guerle, essendo difficile che queste venganvi a\lle mani, e mi accontenterò di passare in rivista botanica quel fiore, al quale è attaccala una storia tanto bizzarra. La pianta denominata Fiore della passione, è arrampicante e sale spesso sino alla cima di altissimi alberi, mediante dei viticci simili a quelli del pisello ; avviene alle volte che essa dopo essersi inalzala per un cerio tratto lasci la presa o venga da qualche accidente separala dal sostegno che aveva scello, e in allora pende giù dai rami in eleganti festoni. Le sue foglie sono a vene reticolate e d'ordinario profondamente lobate; i picciuoli mostrano qua e là sul loro margine superiore delle piccole escrescenze dure di un verde carico splendente chia- male (j landò le; e sono munite di un paio di slipule alla loro base. I caoli, tagliali, mostrano la struttura delle piante eso- gene ; circostanza che voi potete rilevare anche dalla sola ispezione delle foglie. I Gori sono forniti esternamente di tre grandi brattee (Ta- vola V. I. fig. 1. a), le quali complessivamente formano un in- volucro. Segue in appresso il calice composto di cinque sepali (Gg. 1. 6), che in generale sono verdi al di fuori e diversa- mente colorati al di dentro ; alcune volte son cerulei, altre porporini ed altre gialli o di diverso colore. Questo fatto merita di essere preso in considerazione, offrendo T esempio di altro Gore, oltre la Fuchsia, avente i sepali dello stesso colore dei petali. Quando sarete un po' più inoltrata nella scienza, vi accor- gerete che questo fatto è in islretta connessione colla storia curiosa delle trasformazioni vegetali, quale io, a suo tempo, vi esporrò. I sepali sono riuniti alla base in forma di coppa, dalla quale hanno origine i petali e le altre parti. I petali (fig. 1) sono sempre in ambe le loro facce dello slesso colore della parte interna dei sepali ; sono più stretti di questi ultimi e mancano di un singolare piccolo corno di cui va fornita la parte posteriore dei sepali. Dopo i petali vengono gli stami; — voi mi direte — niente affatto : dopo i petali succedono parecchi giri di bei filamenti, che partono dal calice a guisa di raggi, e nei quali, i colori azzurro, vermiglio e bianco promiscuamente risplendono. Se vi è parte di fiore che sia più bella delle altre , sono certa- mente questi raggi (o corona di spine come la chiamano gli Spagnuoli) , le macchie vermiglie dei quali sembrano vera- mente macchie di sangue. Questi giri diminuiscono gradata- mente di grandezza, procedendo verso la parte interna del fiore, finché si arriva all' ultimo che è il più piccolo e che circonda spesso da vicino la base della colonna che trovasi nel centro, e che noi dovremo esaminare (fig. 2. a). I botanici non vanno d' accordo sopra la reale natura di questi raggi, e mentre al- 2G cuni li considerano quali petali imperfelli , altri invece li li- tengono come imperfetti stami ; questione di pochissima im- porìanza, e che voi non siete, per ora, in grado di discutere : essi prohahilmente sono parli in un periodo di trasformazione. Nel centro del fiore, dal fondo del calice s' inalza una co- lonna (fig. 2j, alla sommità della quale irovansi cinque stami, munito ciascuno dì una stretta antera hiloculare, vacillante sulla estremità di un filamento di forma piatta, e vi sorpren- derà il vedere come queste antere, in luogo di volgere la loro faccia verso gli stimmi , come la maggior parte delle altre antere, guardano invece su di essi coi loro dorsi, di modo che quando esse scoppiano, il polline non può cadere sopra gli stimmi. Tale disposizione per incomprensihile che essa possa sembrarvi, non riscontrasi infrequentemente , come ve- drete in seguito ; nessuno ha per anco scoperta la causa di un tal fatto. Ma qual cosa è ella mai la colonna dalla quale sembrano aver origine gli stami? La base del filamento mi risponderete voi; e fino a un certo segno non avete torto; l' esterno della colonna è macchiettato come i filamenti ed è costrutto analogamente all'idea che ve ne fate; ma se voi la tagliaste vedreste non essere la medesima che una guaina circondante un sottile cilindro alla sommità del quale trovasi r ovario. Sebbene sia cosa insolita il trovare gli ovarii muniti di picciuolo neirinterno del fiore, tale particolarità non è però esclusiva al fiore della passione. L'ovario è un corpo di forma ovale e, tagliato, vedesi con- stare di una sola cavità percorsa da Ire rialzi ai quali aderi- scono gli ovoli come nella viola. Esso è sormontato da tre stili che sono più grossi alla cima che alla base, e son termi- nati da grossi stimmi rigonfi. Questa forma particolare fu, senza dubbio, quella che suggerì V idea del raffigurare essi i tre chiodi della croce. Voi vedete che, spogliato questo fiore di tutto ciò che è fa- voloso, rimane ancora di esso quanto basta per eccitare la no- stra ammirazione. Il frutto è costantemente un corpo carnoso, 27 ovale, conlenente un numero di semi polposi; ma esso varia sommamente in grandezza e colore nelle diverse specie. Nella comune cerulea, esso é grosso alT incirca come un uovo di gallina, e di colore giallo aranciato ; in altre è più piccolo e affalto rotondo (fig. 3) ; in altre è grosso come una testa di lanciullo. Quesl,' ultima specie viene talvolta coltivata a motivo della polpa sub-acida de' suoi frutti delti Granadillas: questi però sono molto più slimali nelle regioni tropicali , dove i frutti mangerecci sono generalmente cattivi, che fra noi pos- sessori di lami fruiti nostrali veramente deliziosi. Il seme non offre al primo sguardo che una massa polposa: ma, tenendo dietro all'ovolo nel suo progressivo trasformarsi in seme, rimarcasi una specie di tegumento carnoso sorgere gradatamente dal fondo dell' ovolo e rivestire di giorno in giorno la sua superficie finché lo abbia compiutamente rinchiuso, e divenire tosto molle e polposo; tal parte, che voi avrete spesse volle veduta in altra pianta senza sapere che cosa fosse, chia- masi dai bolanici Arìllo. La droga chiamala Macis riveste la noce moscata come il sudesoritto tegumento riveste il seme nel fiore della passione, ed è l'arillo di questo aromatico prodotto. Il seme può vanire facilmente spoglialo del polposo arillo (fig. 6), ed ha in allora l' aspetto di un corpo nerastro a buc- cia fragile e intagliata. Io non vi intratterrò sul contenuto dei semi e vi dirò solamente che essi sono dolci come le noci ed egualmente buoni a mangiarsi. La sola pianta, appartenente alla famiglia delle Passiflore, che voi possiate trovare nei giardini, oltre al fior della pas- sione, è un genere chiamato Tacsonia (V. Bolanical Hegister Tav. 1S36), oriundo esso pure dell'America Meridionale, e somigliante talmente al fiore della passione, che voi non po- treste distinguerlo da quesl' ultimo che dal lunghissimo tubo del suo fiore. I suoi raggi sono coni, e sarebbe men bello se la ricchezza de' suoi colori, e le ampie dimensioni di tulle le sue parli non compensassero ad usura questo difetto. Sebbene nessun altro genere, appartenente alla famiglia delle Passiflore, possa facilmenle incontrarsi da voi, soavi però altri 28 generi spettanti ad altra famìglia , che con quella delle Pas- siflore ha grandissima affinità, i quali saranno di già ben noli ai vostri figli senza che li abbiano appresi dalla scienza , vo- glio dire i Poponi, i Cetriuoli, le Zucche, i Cocomeri. Que- sti esseri formano parte di un piccolo ordine naturale chia- mato delle Cucurbitacee che, come abbiam dettO; ha grande affinità colle Passiflore. Egli è difficile il ben comprendere il significato della pa- rola affinità ed io avrei potuto omettere di parlarvene siccome di cosa non assolutamente indispensabile al nostro scopo. Il sapere in che consista è necessario però a quelli che vogliono avere della botanica una nozione più alta di quella che si ha, sapendo semplicemente distinguere un oggetto dall' altro , e può esservi di grande ajuto negli ulteriori vostri sludi. Io vi tratterrò quindi brevemente sul significato della parola affinila, e in modo, spero, da riuscirvi chiaro ; se ciò non fosse, quanto riguarda questo argomento^ sia per non detto. Afiinitd, dunque, vuol dire rassomiglianza in molti carat- teri importanti. Varia in grado come varia quella che esiste Ira gli animali, la quale voi potete rilevare più prontamente di quella delle piante. Così una scimia o un babbuino sono in vicinissima relazione coli' uomo, sebbene totalmente distinti, vale a dire rassomigliano all' uomo in più d' un carattere d'im- portanza, ed hanno perciò affinità con lui. Così pure un gatto ed un leone convengono in un grandissimo numero dei princi- pali loro punti di organizzazione, ed hanno perciò affinità fra di loro. Ma un gatto ed un uccello, sebbene appartengano ambedue al regno animale, differenziano nella maggior parte della loro struttura; essi non sono perciò in affinità tra di loro. Prendendo un esempio da piante che vi sono ora famigliari, paragonate i ranuncoli coi mirti ; le piante di tutte e due que- ste famiglie portano fiori composti di calice, corolla, nume- rosi stami e pistilli, ed anibidue hanno foglie a vene retico- late e per conseguenza la struttura delle esogene; ma qui la 29 loro rassomiglianza cessa. Nelle altre proprietà esse sono estre- mamente diverse come rivelerete dal prospetto che segue : I Ranuncoli hanno : I Mirti hanno ; Foglie lohale, a succo acre, Foglie non lobate, di solito acquoso, e solitamente alterne, opposte, a succo volatile oleo- so, che stanzia in piccole mac- chie trasparenti. Stami numerosi inseriti sotto Stami numerosi inferiti sul ai carpelli. calice. Un pistillo superiore consi- Pistillo inferiore consistente slente in parecchi carpelli non in parecchi carpelli, tulli riu- aderenli fra di loro o solo leg- nili assieme in un corpo so- germenle. lido alla cima del carpoforo. S/i7/ in numero eguale ai car- Un solo stilo qualunque sia pelli. il numero dei carpelli. Un e?n(;r/o)ie piccolissimo mu- {]n embrione senza albume, nito di una grande quantità di albume pel suo nutrimento finché è giovane. Sono per lo più erbe. Sono quasi tutti alberi od arbusti. In questi sei caratteri importanti adunque i Ranuncoli ed i Mirti sono affatlo diversi ; non hanno quindi affinità Ira di loro. Paragoniamo ora coi Mirti le Onagrarie che noi abbiamo veduto difTt'penziare dai primi per avere le parti del fiore sempre divise in quattro, per V assenza delle macchiette tras- parenti nelle loro foglie , e pel piccolo numero degli slami. Se si raffrontano le altre proprietà, i Mirti e le Onagrarie si rassomigliano inveo.' grandemente, e vaglia il vero: Le Onagrarie hanno : I Mirti hanno : Fo^//e qualche volta opposte. Foglie solitamente opposte. Stami inseriti sui contorni Stami inseriti sui contorni del calice. del calice. oO Un pislillo inferiore con Vn pisùllo inferiore con molli semi. molli semi. Uno siilo solo. Uno siilo solo. Un frullo qualche volta poi- Un frullo solilamenle pol- poso, poso. Un embrione sprovvedalo di Un embrione sprovveduto di albume. albume. Negli importami caratteri più sopra considerati, le Onagra- rie e i Mirti si rassomigliano dunque essenzialmente e sono perciò in affinità ira di loro. Più innanzi avrete occasione di rimarcare di quanto, in questi due ordini di piante, i punti di rassomiglianza prevalgano in numero e valore ai punii di differenza. Offertavi così un'idea del significalo che suolsi dare in bota- nica alla parola affinila, riprenderò l' argomento delle Cucui- bilbcec, che hanno , vi ripcio, grandissima affinila colle Pas- siflore. Il Cetriuolo, che è una pianta della famiglia delle Cucurbi- lacee, ha un caolc flessuoso, arrampicanle , che si aggrappa mediarne viticci ; ha foglie reticolate ; fiori a calice colorato come una corolla; ha gli slami uniti in una colonna centrale; e r ovario ad una sola cavità, racchiudente i semi disposti in tre file lungo le sue pareli : il frutto internamente è succoso e i suoi semi hanno un sapore dolce di noce. Quanto fin qui si è detto del Cetriuolo vale anche per le Passiflore; si rasso- migliano dunque in molti e importanti caratteri; e le due fa- miglie delle Passiflore e delle Cucurbitacce diconsi perciò in affi- nità tra di loro. — Sotto altri punti di vista poi divcrsifican»). li Cetriuolo ha foglie ruvidissime; non ha petali, i suoi slami irovansiin un fiore e i pistilli in un altro; T ovario è inferiore, e mancano affatto i bei raggi che tanto ammiransi nelle Pas- siflore. Tali differenze risconlransi anche nelle altre Cucurbi- tacce, e costituiscono il carattere essenziale di questa famiglia. Le Passiflore sono tulle innocue e il frullo di parecchie di esse è mangereccio. E questo è un altro punto di rassomi- 31 gliauza, voi direte. Adagio, io rispondo ; che , ciò ritenendo, potreste dividere la sorte di quel povero marinaio, che peri ullimamente, come riferiscono i pubblici fogli, per aver bevuto da una zucca. In alcuni paesi trovansene di figura singolarissima ; rasso- migliano esse a quei fiaschi fiorentini che servono ad impor- tar r olio, e constano di una dura cortpxcia ripiena di molle polpa. Con tal frutto formansi utilissimi recipienti, tagliando via r estremità della parte stretta che rappresenta il collo del recipiente e vuotandolo in seguito di tutta la polpa; ma per poter far uso del recipiente è indispensabile che la della polpa sia eslratla in totalità e sia mantenuta in esso dell' aqua e can- giata più volle in sino a che siasi dispersa tutta la parte amara di che abbonda la corteccia. Avuto riguardo all' ufficio al quale il frullo è destinato, chiamasi Zucca a fiasco anche la pianta che lo produce. La materia amara poi non solo è dis- gustosa ma può essere anche velenosa come lo prova suf- ficientemente il deplorabii caso più sopra ricordato. Tal materia riscontrasi in tutte le Cucurbilacee non esclusi i Cetriuoli e i Poponi ; e voi ne avete lanle volte mangialo senza restarne avvelenala ; il che è dovuto a ciò che d' essa trovasi in tali frulli in pochissima quanlilà e distribuita in molta sostanza polposa ; ma che essa esista , principalmente nei Cetriuoli, ne fa fede il sapore amaro dai medesimi lanle volte manifeslalo- Da tulio ciò rilevasi essere la lamiglia delle Passiflore ge- neralmente innocua : e quella delle Cucurbilacee invece cosi di spesso insalubre, da potersi considerare come eccezioni i due tre esempi da voi conosciuti di frulli mangerecci. Avendo questa mia oltrepassali di già i limili che mi era prefissi, mi lo sollecito a chiuderla con una breve esposizione di una piccola famiglia di piante selvatiche, che noi potremo esaurire occupandoci ancora per soli pochi momenti. Vi é una pianta {V Hypericum) che dagli antichi erbolaj è chiamala Asciro e fu della in seguilo Androsivmum y parola 52 greca, che significa sangue umano, denominazione strana, che ebhe la sua origine dalla proprietà ciie hanno i molli suoi frulli di arrossare le dita quando vengono soffregati, e dal comuni- care le sue foglie una tinta rossa carica alle medicine nelle quali vengono impiegate. Questa pianta e simili altre sono comuni nei prati, nelle paludi, nelle macchie , nei boschetti , nelle siepi , e sui lati delle strade, che si adornano de' loro splendidi fiori gialli. La specie dame prescelta per servir d'esame è 1' Hyperìcuni vlalum ; ma se voi non V avete alle mani, qualunque altra specie può servire egualmente bene all' uopo. Le sue foglie hanno le nervature disposte a reticolo, sono di figura ovale e collocate oppostamente sul caole al quale ade- riscono senza picciuolo. Se voi le soffregate, mandano un odore forlcmcnle disgustoso e penetrante ; la causa di ciò potete scoprirla lenendo le foglie contro la luce. Veggonsi esse tutte cosperse di punti trasparenti ammucchiati assieme e così minuti da esigere talvolta anche l'ujulo del microscopio per poterli discernore. Tale ajulo non è però sempre necessario ; in una delle nostre specie indigene, per esempio, detti punti trasparenti sono così visibili die le foglie sembrano tutte per- tugiale, pel qual motivo si diede a questa specie il nome di Iperico perforalo. I fiori sono distribuiti a pannocchia alla sommità degli steli; hanno calici di cinque sepali, d' ineguale grandezza e disposti in modo singolare. Se ta^lieretc orizzontalmente un ciovane bottone (che è la miglior maniera di osservare la disposizione dei sepali), voi vedrete due sepali più grandi, che sono i più esterni (Tav. V, 2 fig. 1.**); vicino ad uno di questi ne ve- drete uno più piccolo, un lato del quale è coperto da un mar- gine del sepalo più grande e l'altro lato va a coprire il mar- gine di un ({uarlo sepalo ancora più piccolo di lui, il quale occupa la parie inlerna del fiore ed ha il suo corrispoudenle della stessa grandezza alla parte opposta. 1 petali sono in numero ìli cinque, di color giallo splendido, e assai grandi proporzionalameule al Oore. Alla base dei pe- lali e al disollo del pistillo sorge un gran numero di slami di lunghezza ineguale, costiluili da finissimi filamenli gialli e da piccole antere di forma subrolonda. Se voi stirale alcuni di questi slami, tenendo fermi gli altri , se ne distaccherà un fascelto (fig. 5) e ripetendo questa operazione se ne dislac- cherà un allro, poi un lerzo, un quarto e finalmente un quinto, per cui riesce evidente che gli slami di quesla pianta sono unili in cinque fascetli. Per accorgersi di ciò bisogna prati- care r operazione suindicata, che allrimenli tale unione non salta air occhio. Quesla circostanza è molto curiosa ed ha po- chi risconlri in altre piante. Il pistillo è un corpo oblungo Tfig. 4) terminalo da tre» stili ciascuno dei quali finisce con un piccolo stimma. Nel- r interno dell' ovario sonvi tre cavità, ognuna delle quali con- liene una molliludìne di ovoli ; a parlare esattamente il pistillo è composto da tre carpelli aderenti fra loro. Il fruito maturo è simile al pistillo, eccetto che è di colore più intenso, più grande e senza stili , i quali cadono poco tempo dopo la fecondazione degli ovoli ; esso frullo apresi poi da ultimo (fig. 7) in tre pezzi o valve che sono i carpelli ; di modo che V aderenza fra i medesimi, la quale si effettua al primo informarsi dei fiori, non cessa che all' arrivo del frutto allo slato di dissoluzione. I semi sono assai piccoli ma degni di considerazione per l'estrema loro bellezza. Sono di fornu^ ovale , e percorsi lateralmente da una estremità air altra da una cresta (fig. 8) che dà al seme V aspetto di un elmo antico. Rappresenta questa pianta i caratteri di un ordine natu- rale chiamalo delle Ippericinee , che compre?ide, olire agli in- digeni, pochi altri generi, e fra questi il genere Vismia, nativo delle regioni tropicali dell' America, il quale trasuda una so- stanza resinosa che rassomiglia alla gambogia. Può trovarsi traccia di alcun che di simile anche negli stessi ipperici. La JTiìmbogia poi è il prodotto di un albero della famiglia delle Guttifere alla quale appartiene fra gli allri il genere Garcinia f CAnrdmi, voi. 11. iuqlio. 1855. 3 34 che produce i più deliziosi frulli del mondo ; e la famiglia delle Gullifere è in islrettissima affinila con quella delle Ippe- riciuee. Io non ricapitolerò i caratteri delle famiglie trattate in questa mia, per essere i medesimi cosi distinti da potersi ciò fare da voi stessa. Nella prossima mia avrò a parlarvi di ar- gomenti interessantissimi. SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA QUINTA. I.^ Famiglia delle Passiflore. i.^ Un fiore della Passiflora lauri folta in piena fioritura; a r invoglio, b i sepali , e i petali. — 2.^ La colonna degli stami ; a V ultimo giro dei raggi. — 3.^ Un frutto maturo della Passiflora rubra. — 4.^ Lo stesso tagliato in mezzo , per mostrare il modo nel quale sono attaccati isemi. — o.'' Uri seme nella sua grandezza naturale, coperto del suo arillo. — (3.° Lo stesso, coir arillo rovesciato indietro. — 7.° Un seme ingrandito coperto dell' arillo. — 8.^ Lo stesso senza arillo e mostrante i tegumenti intagliali. — 9.*^ Un seme taglialo di traverso; si vede l'embrione in mezzo a piccola quantità di albume. — 10.*^ Un embrione estratto dal seme co' suoi lar- ghi cotiledoni fogliacei e la sua radichetta acuminata. IL° Famiglia delle fppcricinee. 1.* Un bottone di fiore dell' flypericum eUilum, mostrante il calice. — 1." Veduta del modo nel quale i sepali sono ri- spettivamente disposti nel bottone giovane. — 2." Un fiore in piena fioritura. — 5.^ Uno dei cinque fascelti di stami. — 4.^ Un pistillo. — H.^ Un frutto maturo. — C.^ Lo stesso ta- glialo in mezzo per mostrare il suo interno. — 7.^ il frutto maturo co' suoi carpelli separati lungo i margini dei quali è attaccata una stretta lamina convergente verso la parte in- terna e alla quale aderivano i semi. — 8.^ Un seme di molto ingrandito. — 9.^ Una sezione del medesimo mostrante i dur cotiledoni, e a lo spessore . tr^ ^ /f ^ ^^ ^ -v g,., % ii' ^ gonsi alcune particolarità sopra le avvenite due prime specie, ed ivi si accennano molti ibridismi che si possono avere dal loro incrociamenlo. Delle molle varietà, genericamente indicale dagli autori , e di cui vanno a dovizia provveduti i ben as- sortili nostri stabilimenti orticoli, e massime quelli dei signori Longoni e Tagliabue, che le coltivano sopra una mollo eslesa scala, abbiamo trascelte quelle che ci sembrarono le più belle, e che si sono, per così dire, fatte a noi indigene. La Tavola qui unita offre l'imagine della nostra scelta; e per la denominazione delle tre varietà, giusta! riflessi già altrove espressi (1),in luogo di giovarci di epiteti insignificanti e facili a trarre in er- rore, abbiamo stimalo migliore consiglio seguire quelle nor- me, perchè più consentanee a savia glossologia ; epperciò le abbiamo chiamate: Pelunia nygtagini flora-violacea rubra, P. violaceo-nygtagini flora iridioides, P. vìolacea-nyglaginiflora amaranthoidcs; perchè la prima varietà procede dal polvi- scolo della P. nygtagìnìflora che fecondò gli ovuli deWaP.vìola- tea, e perchè i fiori dell'ibridismo assunsero un colore rosso ; mentre le altre due varietà procedono dal polline della viola- cea e dagli ovoli della mjglagini flora , e i fiori in una esci- rono marezzali ad iride, e nell'altra vennero dipinti del colore che è proprio al fiore dell' amaranto. Uno zelante coltivatore di Flora , associato al presente pe- riodico , ci fu gentile nel comunicarci il risultalo delle sue esperienze in merito alla coltivazione dei diversi ibridismi delle Pclunie', e siccome ci sembrano di qualche interesse pra- tico, cosi ci è caro innanzi tutto tributargli un senso della più viva riconoscenza per tanta cortesia, e di riepilogare dap- poi quanlo ci ha offerto, affinchè anche gli altri associati sap- piano giovarsi delle risultanze da lui avute , e rimeritarlo di un cenno di lode, tanto più che egli verrebbe ad additare un modo di coltivazione e di moltiplicazione di nessuna spesa , di assai poco disturbo , di facile esecuzione e fruttuoso dei «igliori effelli. (l) Veggasi pag. !0 del pressine II.° voiu:nt=. 52 Gli è vero, così egli osserva , ^\\q le Petunie non si nio- slrano proprie per entrare a far parte nei mazzi di fiori, ma a niun altra sono però seconde nel fornire dei vaghi cespuglietli. che mai sempre si tengono fiorili dai primi lepori della ri- dente primavera, alla diparlila del pomifero autunno. La loro fioritura si appalesa ognora più ricca in ragione che V atmo- sferica temperie si inalza. Alctine piante di Petunie, d\ egli ehhe ad acquistar dai più accreditati stahilimenti orticoli di Milano, male rispondevano alle sue sollecitudini finché si tennero in vaso ; ma locate in terra del lutto comune in una ajuola della lunghezza di S"", per 1^,50 di larghezza, bene soleggiala, altecchirono e vege- tarono con tanta forza , che in brevissimo tempo si arricchi- rono di assai vaga fioritura, e V ajuola si coperse di un ma- i^nifico variopinto tappeto, che si stendeva oltre l'impostole confine. Sì mirabile quantità di fiori doveva naturalmente far nascere il desiderio della loro propagazione ; ma le esperienze fatte per averla , col mezzo di novellicci, non gli fruttarono buon fine; per cui si determinò conseguirla coi semi che spontaneamente si staccano dalla pianta madre , appena che hanno raggiunta la maturanza. E perchè gli fosse dato avere le pili belle varietà, egli di- spose che venissero svelle dal terreno tutte quelle Petunie a fiori bianchi, e le rosse comuni, mentre le altre si lasciarono fino al sopravvenire dei geli. Fu allora che le piante si estirpa- rono, perchè fatte del lutto secche. L' ajuola fu abbandonata dippoi a so senza darsi di essa il benché minimo pensiero per tulio il verno, e all' apparire dei primi lepori del verdeggiante aprile con non poca maraviglia , essendosi egli recato ad os- servare quell'abbandonata ajuola, la vide tulta gremita di pianticelle di Petunie, che dai semi spontaneamente esciti dalle loro capsulelte , che si dispersero sopra il terreno e the ebbero a resistere ai maggiori freddi della vernata del 1854, ed alle molteplici atmosferiche vicissitudini, proce- devano. Questo operamento della Natura , nel moltiplicare le Petunie, bene ci ammaeslra, come solo imponi far ollima scelta delle specie per avere le più belle e screziale varietà, e ci dispensa dall' andare in traccia delle capsulelte mature , il che (orna sempre di pregiudizio alla rigogliosa e ridente fioritura. Gli è vero che all'epoca in cui ci fece pervenire le sue os- servazioni non era egli per anco giunto a conoscere le varietà che per un tale procedimento naturale aveva conseguite ; ma vi ha ogni argomento di pensare che non si sarebbero avute, come alcuni si avvisano, che sole Petunie bianche, le più facili ad ottenersi, ma ben diverse varietà, siccome è dato credere; inquanto che dall'esame delle novelle pianticine bene egli iscontrò diversità di caratteri fitognostici, che a quelle si con- vengono. E se a dare appoggio al filognostico diverso porta- mento delle novelle piante vogliasi addurre altro argomento, agevolmente vi si presta la fisiologia, perchè essa addimostra: che il maggior numero dei variati ibridismi si conseguono per mezzo della seminagione. Pertanto chi ama moltiplicare le Petunie e averne varietà infinite, non avrà che a fare scelta dei più bei fiori, attendere che questi leghino, maturino e disperdino i loro semi sopra il terreno ; e solo si avrà cura di estirpare quegli individui, che si mostrano maiali, o guasti, o di meschina costituzione, ov- vero che sono di specie o varietà troppo comune. La propagazione delle Petunie per rimessiticci riesce di non tanto facile esecuzione, perchè si richieggono alcune cautele, pel riflesso che facilmente marciscono, e perchè poi non lutti hanno le opportune località per effettuarla in questo modo. Adoperando del metodo facile additatoci dalla cortesia del nostro corrispondente, sarà possibile diffondere queste simpa- tiche piante in una scala molto più estesa di quanto si operò fin qui, e di avere assai vaghi parterre. E siccome egli non ci potè somministrare, all' epoca in cui prendemmo a discorrere in argomento, più circostanziate no- tizie, cosi si riserva di comunicarci il procedimento e l'esito 54 de' suoi successivi sludi ; risultanze ed osservazioni , che fa- remo a suo lempo conoscere ai nostri lettori , per queir am- maestramento pratico e teoretico, che essi potranno ritrarre. Rileva poi avvertire come nella amenissima villa Carlotta, che lamhe la sponda occidentale del simpatico lago di Como, nel seno della ridente Tremezzina, si ammiri una superba Pe- tunia di un assai vago colore lilla che si confonde per una magnifica gradazione fino al bianco cinereo, e che, per un solerte procedimento venne convertita in fiore doppio, tramu- tandone gli stami in altrettanti petali, e quindi in un fiore petaliparo o coroUiparo, come dicono i fisiologi. Questa de- viazione sterile , che primamente si operò in Gennania, ha dato argomento ai pratici orticoltori di insignire la Petunia a fiore doppio del pomposo nome di Gioire de Thuringie ; e che in oggi si trova anche presso alcuni dilettanti di Flora , siccome ci fu dato di vedere un bellissimo individuo presso altro dei gentili collaboratori di questo periodico. D. F. Tonini. GII Amorini Reseda odOÈ^aia, Llnii. Questo fiore non è ricercato per la sua appariscenza , ma per il suo soavissimo olezzo, del quale sommamente si diletta la più bella metà del genere umano. Neil' estate tutti i giar- dini sono adorni di tali piante, più o meno vegete, pure tal- volta ha i suoi capricci; ed a noi avvenne di aver seminato e coltivato con ogni diligenza degli Amorini in una ajuola con- tro un muro, esposto a perfetto mezzogiorno, da cui ebbimo pochissimi fiori da rare piante , che in breve perirono, men- tre che alcune altre piante, nate casualmente li presso sulla ghiaja, da semi perduti , crebbero rigogliose, e diedero per lungo tempo abbondanti fiori. Noi ora non vogliamo far pa- rola della Reseda in generale , la quale è abbastanza cono- sciula, ma solo dei migliori metodi per aver fiori neir inverno, ed incominceremo dal riportare un articolo di H. T.'Hope, di Deepdene, pubblicalo dal giornale della Società di orticol- tura di Londra, e riprodotto dalla Belgique horticole. « Pochi fiori , egli dice , hanno una voga più giusta e più meritala, per formare dei mazzolini nelP inverno e nella pri- mavera, quanto gli Amorini, ed il suo freschissimo verde porge rn quelle stagioni un grande ajuto per adornare le stanze e le serre. La reseda non è piania delicata, ma non si vede sem- pre forte e vigorosa, quale si vorrebbe , e come si ottiene , usando di un conveniente metodo di coltura , semplice e facile , e che noi procureremo di spiegare. Per aver fiori verso il Natale, bisogna far la seminatura nel mese di ago- sto , in vasi di una conveniente dimensione. La terra esser deve pingue e mescolata con ingrassi ben decomposti , e di una buona parte di calcinaccio vecchio. È necessario che i vasi siano slretli alla base, e che sovra il buco, alquanto lar- go, che serve allo scolo , si ponga un pugno di colombina, vecchia di un anno. Terminala la seminagione, ponete i vasi in un luogo, ove non sia necessario inaffiarli iroppo di fre- quente, poiché r umido nuoce alla reseda , e sarebbe preferi- bile di porli in una bacheca, o in un letto di terra, in luogo ove possano essere al riparo nei tempi piovosi. A misura che le giovani piante si sviluppano, si deve diminuirne gradata- mente il numero, e non lasciarne che tre o quattro, o al più cinque, in ogni vaso. Ciò , cui si deve in tal tempo porre maggior cura, si è all' inaffiamenlo, non dovendosi inacquare la pianta , se non quando ne abbia assolutamente bisogno, ed allora dare acqua in tanta quantità, che possa penetrare ben sotto la superficie della terra. É necessario levare tulli i fiori troppo precoci, e distruggere le erbe cattive, che nasce- ranno nei vasi, le quali non tarderebbero a soffocare le piante"; in seguito si dovranno porre i vasi in un luogo arioso, e presso ai vetri. Se si desidera farne fiorire alcuni più presto, si pon- gono in una serra temperata, od in una esposizione più calda, che non sia l' aranciera. ^6 « Raccomandai di fare la seniinalura nei vasi, preferendo io stesso questo metodo, ma si può parimenti, e con buon esilo, eseguire le seminagioni a parte, e poi trapiantare le pianticelle nel vaso; questa operazione però deve effettuarsi con molla cura, poiché la reseda è assai delicata, e vi si presta diflì- cilmenle. I più belli Amorini che m' abbia mai veduti furono coltivati nel modo ora indicato, ma non potendo lutti i giar- dinieri procacciarsi della colombina , io posso lor guarentire che troveranno un eccellente succedaneo nel guano , il quale deve essere adoperato in istato liquido, e soltanto quando le radici delle piante si svilupparono completamente; allora gli inaffiamenti di guano, fatti ad una settimana di intervallo l'uno dall' altro, accresceranno considerevolmente il vigore e la gran- dezza delle piante. Volendo ottenere una fioritura successiva, bisogna fare una nuova seminagione al cominciare di settem- l)re, e seguire il metodo medesimo. Le piante, coltivate isola- tamente in vasi di scia otto pollici, giungeranno ad una grande dimensione, se si tolgono al primo loro crescere, i rami late- rali ed i fiori precoci. » Nei giardini di Gand e di Liegi si veggono continuamente piante di Amorini, con foglie larghe e spesse, con spighe lun- ghe, piene di fiori grandi, odorosi, abbondanti anche nell'in- verno; per cui è opinione di parecchi, che vi si coltivi una particolare varietà di reseda. iMa Carlo Morren assicura essere la stessa reseda di Barberia e di Egitto, e che solo quei giar- dinieri ottengono si felici risultamen ti, adoperando un diverso metodo di coltivazione, il quale viene dal medesimo in tal guisa esposto. « Per avere nell'inverno, egli dice, gli Amorini fioriti, si scelgono grani di semi sani, pesanti e grossi , e si seminano in agosto, od anche alla fine di luglio. In settembre si trapian- tano, ponendo una sola pianticella per vaso , e si ritirano in serra ai primi freddi, ed anche prima , avendo cura che ab- biano a ricevere molta luce, poiché questa è una pianta del- l' Egitto. 57 « L' esilo della coltura dipende dalla terra e dal modo di preparare il vaso. Questo deve essere abbastanza grande , e prima di porvi la terra se lo fa imbevere tV acqua, e si stro- piccia la superficie interna con uno strato di letame di vacca, sulla quale si distende poi alla grossezza di un dito, ed anche |)iù. Simile materia si pone pure nel fondo del vaso, sovra la pietra che ricopre il buco, senza chiuderlo. Allora si colloca nel vaso la terra necessaria, che deve essere terra da giardino ben grassa, ma friabile, abbondante di terriccio, ed alcuni vi mischiano pure del calcinaccio ben triturato. Queste sostanze animali agiscono possentemente sulla vegetazione delle giovani gemme della reseda, che con facilità si sviluppano; le foglie ingrandiscono^ ed acquistano una considerevole ampiezza , e r azoto di tali ingrassi contribuisce certamente in particolar modo a formare i rudimenti dei giovani fiori, ed a moltipli- carli , oltre quanto suole avvenire nello slato abituale del vegetabile. « Verso il cominciare dell' anno le resede principiano a fiorire, e verso il dì di San Giuseppe, giorno in cui grande ne e la ricerca nel Belgio, si trovano nella loro maggiore bellezza. E allora appunto il più gran numero dei compratori si ima- gina che veramente le colline di Liegi , o le pianure di Gand abbiano prodotto una particolare varietà di reseda gigantesca (resèda monstre). Ciò non dipende dalla natura di quelle col- line di quelle pianure, ma l' abilità e T industria dei produt- tori abbellirono una pianta, oltre quanto avrebbe potuto fare il suo cielo nativo della Barberia, e dell'Egitto. » I due sistemi di coltivazion e, esposti da Hope e da Morren, ci sembrano assai raccomandabili, e nel fondo non sono molto dissimili r uno dall' altro. Noi però consiglieremmo gli orticol- tori italiani di evitare il trapianlamento, essendo la reseda pianta assai delicata, la quale poco si presta a tale operazione, che esige una diligenza grandissima; e crediamo meglio seguire il metodo inglese di porre cioè parecchi semi in un vaso, e, quando si voglia avere una sola pianticella, giova conservare 58 1-a più vegeta, ed estirpare le altre, unitamente alle erbe che nascono spontaneamente. E giacché siamo sull' argomento degli Amorini aggiungeremo alcune altre considerazioni dello stesso Morren : « Quando la reseda è coltivata in terra magra , ordinaria , senza cure, le sue foglie sono trilobate e strette ; e quando è coltivata, come si è sopra indicato, le foglie sono intiere, senza lobi, larghe e semplici. A questa sola diagnosi si riconosce il modo di coltura, né riesce difficile la scelta. Questa pianta è annua, ma si può farla vivere dieci anni e più. Per renderla arborea si devono staccare i fiori, che si formano, fino a che finalmente venga il tempo in cui si voglia vederli svilup- pare ; ed impoverire la pianta, qualche volta al punto di uc- ciderla. « Vi sono qui due fatti importanti da considerare. Se si vuol dare alla reseda arborescente una forma circolare e piatta , l'aspetto di una larga corona, il cui diametro, come abbiamo noi stessi più volte veduto , potrebbe giungere ad oltre un metro, egli è meglio servirsi di una pianta coltivala in terra ordinaria, senza calce né fimo ; la foglia trilobata si presta meglio a questa forma , poiché il diminuire della vegetazione ne permette maggiormente V allargamento. Questa forma a co- rona è sempre sostenuta da una armatura di ferro. « Se al contrario si vogliono avere delle piramidi di reseda, alte sino due metri e mezzo, come ne vediamo nel Belgio , egli è più razionale di far uso del metodo belgico, adoperando il fimo e la calce, affinché divenga maggiore la forza ascen- dente del ramo , e perchè la vegetazione, come si può facil- mente scorgere della forma delle foglie, ha una tendenza più pronunziata air allungamento. In ambo i casi la foglia indica la direzione naturale dalla forza vegetativa. I lobi hanno una direzione laterale, la forma della foglia semplice è ascendente. « Abbiamo veduto delle piante di reseda coltivate simulta- neamente in questi due modi , che si sarebbero credute due 59 piante differenti. Una volta abbiamo potuto ammirare una re- seda, con un fusto alto 60 centimetri, je coltivata a girandola, i cai rami occupavano il diametro di un metro e quaranta cen- timetri, e ricadevano graziosamente sovra un' armatura di ferro a semiglobo, e dai suoi rami sporgevano migliaja di fiori odo- rosissimi. Tali maraviglie si veggono di frequente presso gli orticoltori intelligenti del Belgio. » S. Rivista di piante nuove. Soncriia mar g;ari tacca. — Nel Gardener' s Chronìcle, pag. 727 del novembre 1854, si ba la descrizione di un'assai vaga pianlicina suffruttice trovata nel!' India da Lobb, e cbia- mata Sonerila margaritacea dal celebre Lindley , il quale, per la sua sorprendente bellezza, ebbe pure a fregiarla del nome volgare di diamante nella Orticola esposizione di Lon- dra. Le foglie di questa superba pianlicina sono eliltiche , di un verde assai vago, e qua e là piccbiettate da maccbie bian- che d'argento. Dal centro di ciascuna macchia si eleva un pelo ; cosicché, per queste due circostanze, la sua foglia gran- demente ricorda quella della Begonia argyrostigma. I pedun- coli sono ascellari, più brevi delle foglie e di un rosso jali- no; portano da tre a sette fiori terminali con calice oblungo subcilindrico coi petali obovalo-acuminati. Dal centro dei fiori si ergono tre stami di un bel colore giallo , che fanno un mirabile contrasto col rosso di cui sono colorati i petali, ed un pistillo che è Irifilo. — Si coltiva in serra temperata e ama terra silicea, leggera e molto umida. Si moltiplica tanto per semi quanto per bottoni. Pentas carnea, var. rosea. — Spetta alle rubiacee e sembra originaria dell' Africa e, secondo alcuni , la vogliono 60 del Madagascar. Benlliam fu il primo ad isliluirc questo ge- nere, e il nome di cui si vale sembra indicare, che i suoi fiori a corimbo sono costituiti da cinque pezzi. Non sappiamo a quali circostanze sia a ripetersi V origine di questo ibridismo. — Nel verno vuole serra calda, mentre in estate si accontenta di serra temperata. Ama terra forte commista a terriccio ve- getale, e neir estate richiede copiosi iuaffìamenli. Viola caplUaris. — É un' assai bella pianticina che in copia si adorna di fiori brevi e speronali. Nelle serre fredde si modella in vaghi cespugli del couIìduo smaltati d'un sim- patico azzurro pallido, massime nel verno, che fa un sor- prendente contrasto col verde di mare delle sue foglie, lun- ghe da 4 a 8 linee, obovalo-oblunghe , e de' suoi nunierosi caoli che sono assai ramosi. — Richiede terriccio vegetale commisto per un terzo a terra forte. Nel verno si custodi- sce nelle aranciere, ma in estate prospera benissimo tanto in vaso, «juanlo in piena terra. — Fiorisce dal maggio all' ago- sto, e si mohiplica col trapiantarne i getti alla metà di que- st'ultimo mese. Oelaira odorata o Scueclo mikaiiloidcs. — È pianta del Capo di Buona speranza. Pel suo pittoresco portamento, pel singolare modo con cui le foglie si trovano disposte, e pei numerosi panicoli de' suoi piccoli fiori gialli, da cui si emana un gratissimo olezzo , che richiama quello dei fiori dell' He- liotropìum Peruvianum, è pianta che desta la maggiore sim- patia. — Vale ad adornare le serre fredde perchè in breve acquista molta forza di vegetazione, e dà nel verno gran co- pia di fiori. Non soffre il freddo e bene si adatta ad ogni sorta di terreno. GÌ »clla coltit'AKione forzata dei meloni nei eaMoni. (Continuazione e fine. Vedi Voi. I. pag. 338, 4i9, 4Si, 538.) Per inlrappendcrc con sicurezza la coltivazione forzala di queste piante, dovrà il giardiniere, o l'amatore, essere in grado di poter disporre: 1.^ di una quantità di concime fre- sco di cavallo; 2.^ non diedi altra di terriccio, e di una esposizione calda e ben difesa; o.^ di un certo numero di cassoni colle apposite invetriate; ^.^ di una quantità di co- perte di paglia simili, almeno il doppio della superlicie delle invetriale; 5.^ infine di tela di canavaccio, o di quella che si usa per imballare i mobili , onde riparare le piante dalla sferza del sole. Del concime. — Quantunque da alcun tempo siasi applicato con successo Tuso del termosifone, per le coltivazioni forza- le , nullameno, siccome questo metodo sarebbe forse tornato di troppo dispendioso , e avrebbe presentato maggior diffi- coltà nella sua applicazione, parleremo qui solo del modo più generalmente usilalo , cioè di quello alto a produrre un calore artifiziale col solo mezzo del concime da stalla , il quale dovrà essere di buona qualità , bene imbevuto d' orina, senza essere di troppo consumato, e proveniente piuttosto da cavalli die si pascono con molta biada, come sono i cavalli da posta, e simili. Di questo concime si avrà a possederne una quantità proporzionata ai cassoni che si vogliono preparare , e inoltre se ne avrà a disposizione in abbondanza, perchè nei forti geli sia dato rivestire i cassoni , affine d' impedire che si raffreddino internamente. Delle posizioni. — Il luogo da destinarsi, per operare que- sla coltivazione invernale, dovrà necessariamente trovarsi di- feso dai venti freddi del nord-nord-est e nord-ovest , sia da muri, sia per mezzo di altri ripari, e disposti in modo da G2 concenlrare tulio quel maggior calore possibile. Del terriccio j)oi, essendo eguale a quello che abbiamo avvertilo per i letti caldi, tralasceremo di farne parola. Dei cassoni. — I cassoni, quali vengono generalmente ado- perali dai coltivatori, consistono semplicemente in quattro ta- vole dello spessore di tre centimetri circa, riunite in forma di parallelogrammo , aventi le parli laterali della larghezza di i"',20. Se il cassone sarà semplice, cioè con un solo telajo, le due parti, anteriore V una , posteriore l' altra, avranno la lunghezza di l'",00; se saranno doppi, cioè con due tela] (ilg. 11;, la loro lunghezza sarà di 2^,00; l'altezza del lato Olì iinleriore, cioè quello clic tlovrà essere verso mezzodì, sarà di 0"\2o, e r altezza del iato posteriore di 0'".^20 rfig. 12); ;.;/r'^-^.,--4'>7 7>'fA le pareli laterali , dovendo riunirsi colle due faccie, saranno ta- gliale obliquamente (Gg. 12). Potrebbe a prima vista sembrare che, dando ai cassoni una inclinazione maggiore, questi presenterebbero la faccia delle loro invetriate perpendicolarmente ai raggi del sole, e con- centrerebbero in essi un calore maggiore a vantaggio delU sottostanti piante ; ma su tale argomento faremo osservare, che noi preferiamo i cassoni meno inclinati , perchè le goc- (Mole, in cui s'addensa T umidità meteorica soprale pareti interne dei vetri, possano scolare lungo i medesimi, senza ca- dere sulle piante, e le pioggie possano scorrere liberamente sulla parte superiore dei telaj senza infiltrarsi per le fessure delle invetriate. In questi cassoni, trovandosi le piante mag- giormente approssimate ai vetri , avviene che tutte le parti godano egualmente del beneficio della luce, perchè sono tutte in condizioni eguali ; il che non potrebbe seguire se i cas- soni avessero un mclinazione maggiore, a motivo che l'aria 04 riscaldata, porlantlosi nel sito più elevalo, non si espanderebbe egualmente sopra liilta la superficie dei cassoni e vi produr- rebbe una diversità notevole di temperatura; per cui la vege- tazione non seguirebbe con regolarità e le piante soffrirebbero grandemente. La cosiruzione dei cassoni sopradelli, essendo somma- mente semplic e, cpiesli possono benissimo venir lavorali dal giardiniere slesso durante V inverno, (piando sia munito degli strumenti e delle tavole necessarie; ma i telaj per coprirli , comeccliè di una costruzione più diffìcile, vogliono essere pre- parati da persona dell' arte con legno di quercia o di abete ben stagionalo; e debbono essere connessi in modo da poterli alzare, abbassare e trasportare senza pericolo di sconnetterli e rompere i vetri di cui sono muniti. I vetri dovranno essere forti, cioè dello spessore per lo meno di 0'",003, acciò abbiano a resistere al continuo collocamento delle coperte di paglia, non clic ad una leggera grandine, qualora cadesse all'improv- viso; insomma il buono od il cattivo esito delle coltivazioni l'orzate dei meloni dipende essenzialmente dalla solidità dei lelaj e dei vetri; e perciò raccomandiamo, per la loro costru- zione, ogni maggiore cura. E perchè si abbia la maggiore luce possibile, è necessario che i lelaj sieno lavorati molto sottilmente, ma che ad un tempo siano della necessaria resistenza per sostenere i vetri senza piegarsi. Quindi saranno costruiti in modo che il maggior spessore sia perpendicolare ai vetri, i (juali si dovranno ta- gliare ad un'estremità in forma semicircolare sporgente, ed all'altra a forma semicircolare rientrante, perchè così si po- tranno sovrapporre senza che sopravanzino oltre i 2 od8 mil- limelri; per cui, nel mentre che presentano una forma più elegante, obligano 1' aqua delle pioggie a scorrere nel mezzo del vetro evitando cosi di far infracidire il legno stesso. Delle caperle di paglia. — Perchè tanto il calore, che si sprigiona per la fermenlazionc del concime , quanto quello prodotto dai raggi del sole che passano attraverso i vetri. Go abbiano a concenlrarst nei cassoni a vantaggio delle piante, im- porla coprire le invetriate non solo nelle notti Credde, ma tal- volta anche al mattino, e perfino lasciarle interamente coperte lutto il dì, massime quando avvengono quei giorni agghiac- ciali, nuvolosi, che s'incontrano non di rado in gennajo e al principio di febbrajo. Le coperte più semplici per que- st'uso sono quelle che fanno i giardinieri con paglia di se- gala. Di queste coperte debbonsi avere in quantità tale da poterne collocare in caso di necessità anche due, T una sopra l'altra, affinchè, in quelle notti estremamente fredde , il gelo non abbia a verificarsi nei cassoni. Molti giardinieri, invece di una seconda coperta di paglia , usano telaj composti di tavole sottili, che, collocati sopra le coperte di paglia, riparano egualmente dal freddo ed impedi- scono che la paglia marcisca, perchè allontanano da essa l' umi- dità, le pioggie e la neve. Delle tele o tende. — Allorquando, dopo parecchi giorni di freddo e di umido, sorge splendente il sole , è necessario di- minuire l'intensità della luce, col soprapporre ai vetri delle tele sottili, come quelle di canavaccio e simili, affinchè le te- nere piante, rese maggiormente dilicate per la privazione di qualche giorno dell' aria e della luce, male sopporterebbero la sferza dei raggi solari, che si fanno più cocenti nell' attra- versare i vetri. Qualora non si possedessero le tele sopra- dette, si potranno coprire i vetri con qualche ramo di pino , o con leggero strato di paglia. Preparati questi primi oggetti indispensabili, si procederà verso la metà del mese di dicembre a disporre per la prima seminagione, scavando una fossa che equivalga alla superficie d'un cassone ad un solo telajo . e della profondità di l'",00. Questa fossa si riempirà tosto di concime fresco di cavallo, che si comprimerà bene strato per strato fino all'altezza del suolo ; sopra vi si collocherà il cassone in modo che la faccia inclinata sia rivolta al mezzodì, e lo si assicurerà con quattro od otto pali piantati frammezzo il concime ed il suolo. Dispo- / Giardini, voi. lì Agosto. I800. ì> 66 sto cosi il cassone , si aggiungerà altro concime in modo che non rimangano che O-", 12, per giungere all' altezza del telajo. Sopra questo concime si distenderà uno slrato di terra di alcuni centimetri, sul quale si collocheranno tanti piccoli vasi del diametro di O'^jOS a 0"%06, ripieni per due terzi di buon terriccio fino e preparalo, e si riempieranno gli spazj f:lie esistono fra i vasi, con muffa ben asciutta, la quale, varrà a mantenere un modesto calore attorno i medesimi, ed eviterà in pari tempo che si asciughi troppo prontamente la ter- ra , di cui sono ripieni. Disposti i vasi, si prepareranno uno due piccoli bastoni della lunghezza di 0"™,80 circa, acuminali ad un'estremità, che si pianteranno nelT interno del cassone per constatare, in quanto occorresse, il maggiore o minore ri- scaldamento del concime , e si introdurrà fra il telajo ed il cassone , nella parte posteriore, un cuneo per mantenere il telajo alquanto rialzato onde lasciar sfuggire quel troppo ca- lore ed umidità che si svolgono in copia nei primi giorni. Diminuita alquanto la prima fermentazione, ossia il primo fuoco , come dicono i giardinieri , il che si rileva collo eslrarre di quando in quando i bastoni sopradelti , e col- r esplorarne la parte immersa nel concime , che si accenna calda, è il momento di procedere alla seminagione; ed è per questo metodo empirico che i coltivatori si accorgono del tempo opportuno per operarla; ma per coloro che intraprendessero per la prima volta quest' operazione, consigliamo di servirsi in pari tempo d' un termometro da bagno , colle divisioni che oltrepassano gli 80 gradi , perchè il troppo calore potrebbe far scoppiare lo strum;nilo, il quale verrà immerso parimente ricl concime per assicurarsi quando il calore siasi abbassalo a 2o« 30« Arrivato il calore del concime alla temperatura sopradella da 20^ a oO° , locchè ha luogo ordinariamente dopo do- dici diciolto giorni dalla costruzione del letto, si conse- gneranno tre, quattro granelli di semente in ogni vaso, piantandoli alla profondità di pochi millimetri, non senza inaf- liare leggern»ente la terra, nel caso che fosse troppo asciutla. 67 A capo di cinque o sei giorni , le piante cominciano a ger- mogliare , e allora si dà loro un po' d'aria nelle ore più calde del giorno ; si procura con ogni mezzo d' impedire che il freddo non le colga durante la notte, il che si conse- gue sia col coprire le invetriate con doppio strato di pa- glia, sia col circondare esternamente il cassone di un buon strato di concime caldo. Mentre che le pianticelle seminate intenderanno al processo dì germogliazione, si prepareranno le necessarie fosse per ri- cevere i cassoni, entro i quali le piante dovranno essere defi- nitivamente consegnate. Questi cassoni saranno di preferenza mtti a due telaj, e si collocheranno sopra una o due linee, oolla faccia rivolta a mezzodì, lasciando fra ognuno uno spa- zio da O'^.SO a 0™, 00, che si riempirà di concime per mante- nervi maggior calore. Le fosse avranno ì'^fiO di profondità, e si prolungheranno in modo da potervi collocare lutti i cassoni. Scavate le fosse, si riempiranno tosto di concime caldo fino all' altezza del suolo che si comprimerà forlemenle ; e qualora si avessero delle foglie raccolte nell'autunno, ben asciulte, si potrebbe ad ogni strato di concime aggiungervene altro di foglie, che risponda alla metà circa, il quale varrà a tem- perare la forza della fermentazione del concime suddetto , e gioverà inoltre a serbare più a lungo una conveniente tem- peratura. Giunti gli strati all' altezza del suolo , si collo- cheranno i cassoni , e in eS5>i si aggiungerà altro concime in modo da riempierli quasi interamente ; quindi sì adagie- ranno i telaj , che si copriranno con strali di paglia, affin- chè la superficie non raffreddi, né diventi troppo asciutta. Olio dieci giorni dopo, si scopriranno, e si comprimerà di nuovo il coneinìe coi piedi. Uno strato di0'",12 circa di buon terriccio preparalo verrà sovrapposto al concime, e si intro- durranno neir interno dei piccoli bastoni o termometri, per as- sicurarsi del grado opportuno pel successivo trapianto. 68 Quando i semi, che furono locati nel primo cassone, verranno spiegando le due foglie primordiali, e che la temperatura de- gli ultimi preparali sia discesa dai 20^ ai 30^, si sceglierà un giorno mite, per togliere i telaj dai cassoni, onde fare verso la metà d'ognuno una piccola buca da O^'jOS a 0"^,10 di profondità ; quindi dilicatameote si levano le piante senza dividerle né movere tampoco il pane che sta attorno alle ra- dici , e si collocano nelle preparale buche , in modo che i cotiledoni, quasi avvizziti, rimangano a fior di terra. Col- locate le piante, s' inaffieranno leggermente, e si riporranno tosto i telaj privandole per due o tre giorni dell' aria esterno. Se il cielo sarà sereno, e che le pianticelle sieno un po' gra- cili, coi gambi lunghi e che abbiano, come dicono i giardi- nieri, filato, locchè accade quando si è costretti di farle vege- tare in un atmosfera umido-calda e con poca luce , allora si dovranno ombreggiare accuratamente per qualche giorno, per- chè, se il sole fosse di troppo ardente, soffrirebbero di certo. Molti pratici, invece di collocare la semente nei vasi, usano (]i farne la seminagione sopra il suolo stesso nel cassone; per cui dispongono in ultimo uno strato di buon terriccio del- l' altezza da 0'",10 a 0'",12, e vi collocano la semente. Ger- mogliando le piante come nei vasi a capo di sei od otto giorni, si dovrà dar loro aria ogni qualvolta il freddo esterno non sia di troppo intenso, o che non cada la neve, il che si con- segue coli' introdurre posteriormente al telajo un piccolo cuneo che lo mantenga sollevato da 0™,0o a 0"\06 durante le ore più cable del giorno, cioè dalle ore undici alle due dopo mez- zodì. Oualora il freddo fosse notevole, o che cadesse la neve, allora non solo non si darà aria alle piante, ma si lasceranno coperte colle invetriale anche per tutto il giorno, raddoppiando nella notte le coperture, onde impedire con ogni mezzo che il freddo penetri nel cassone; il quale si dovrà in certi casi rivestire esternamente d' un grosso strato di concime caldo. Appena si faranno vedere le foglie primordiali, si prepare- ranno gli altri cassoni nel modo sopra indicato per il tra- m pianto; e non si tosto che la temperatura si sarà abbassata al grado conveniente, si faranno in ognuno (se questi avranno due telaj) due o tre piccole buche equidistanti ; e quindi il giardiniere, col mezzo di una mestola o caziuoh (houlette), die terrà nella mano destra , procurerà di eslrarre una zolla con due tre piccole piante, che cercherà di tenere unita, giovan- dosi a tal fine della mano sinistra, e la consegnerà intatta alla buca precedentemente disposta. Non diversamente opererà a riguardo delle altre piante finche il cassone sia compiuto. Dopo di averle inaffiale leggermente con equa alla temperatura da "22^ a 30^ Réaumur,nel caso che la terra fosse troppo asciutta, chiuderà le invetriale, onde togliere per due o tre giorni le dette piante all' azione dell' aria esterna, ed intercettarne la troppa luce sia con tale o con tal' altra materia. In ragione della difficoltà, che ordinariamente si prova nel mantenere, durante i rigori dell'inverno, quella temperatura elevata, che si richiede per queste piante , principalmente quando i geli si prolungano fino oltre il mese di marzo, come sovente accade fra noi, taluni usano, prima di trapiantare de- finitivamente i nuovi germogli, di traslocarli in altro cassone preparalo nello slesso modo, per far loro subire la prima mozzatura. Seguendo questa pratica si tiene necessario di trasportare le piante in un cassone provvisorio^ e si trapian- tano in vasi da O^jlO a 0™,i2, adoprando per questo della terra già riposata per qualche tempo in un silo caldo affinchè abbia raggiunto una temperatura conveniente. Rinvasate que- ste piante, si collocheranno di mano in mano nel nuovo cas- sone^ né si ometterà di riempiere, gli interslizj con mutfa , la quale vale a mantenere, come si disse, ai vasi un moderalo calore , e a raccogliere la sovrabbondante umidità, che altri- menti andrebbe a condensarsi sotto i vetri in gocciolette, le quali^ ricadendo talvolta sulle piante, porterebbero adesse gravi danni. Le piante, collocate in questo cassone provvisorio, si moz- zeranno all'apparire del terzo nodo di foglioline ; per cui, al 70 momento di piantarle definitivamenie nei loro cassoni, hanno di già subito questa prima operazione , epperciò la loro riu- scita sarà più sicura , perchè non si trapianteranno che le piante più robuste e quelle che hanno meno sofferto. Nella prima quindicina di febbrajo si prepareranno per ((uestc ultime piante gli appositi cassoni, nei quali, appena il calore siasi sufGcientemenle moderalo, si pianteranno te me- desime al loro posto collocandole sovra piccoli cumuli, in modo che si trovi un cumulo con due piante per ogni lelajo, luti' al più tre cumuli per ogni cassone a due telaj, i quali, tosto collocate le piante , dovranno essere chiusi, usando tulio quelle diligenze di già suggerite. Abbiamo detto più sopra, come la mulTa assorba V umidità, e perciò raccomandiamo di stenderne sul suolo dei cassoni e. di cambiarla di quando in quando ; ma qualora ciò non bastasse, e che nei tempi umidi si osservassero molte grosse gocce d' equa condensatesi al di sotto dei vetri , si dovranno in allora sollevare i telaj e con una spugna, attaccala all' estre- mila d' un bastone asciugare i detti vetri. Quesi' operazione si avrà a fare al mattino, dopo che il freddo sarà alquanto di- minuito , avvertendo di non alzare di troppo i telaj, perchè il calore non si sperda inutilmente. Quando quelle piante, che lurono subito trapiantale al loro posto senza prima aver soggiornato in un cassone provvisorio, svilupperanno il loro quarto nodo di foglioline, allora si moz- zeranno tosto al di sopra della seconda coppia di foglie con un inneslatojo tagliente ; procurando di far tosto rimargi- nare la ferita cospergendola con cenere, o calce polverizzala, oppure con marna, perchè diversamente le lesioni, recate alle piante che si trovano in vegetazione in sili chiusi ufliidi e quasi privi di aria, con maggior fatica si rimarginano. Allorno alle piante si aggiungerà nuovo terriccio fino, preparato, allar- gando così i piccoli cumuli in modo, che abbiano una baso di 0'",70 di circonferenza allo scopo di aggiungere nuovo ali- mento alle piante. 71 Perchè V interno dei cassoni non si raffreddi, è necessario stabilirvi allorno ed esternamenle ciò che i nostri giardinieri chiamano /br«e//i, i quali consistono nelP aprire tuli' all' in- ibirò dei cassoni una piccola fossa della lunghezza da 0'",20 a 0"\2d di profondità, la quale si riempirà tosto (allorché si faccia sentire il bisogno) di concime caldo, che si comprimerà fortemente coi piedi acciò rimanga aderente al cassone, e lo rivesta fino alla metà della sua altezza. Sopra questo concime se ne aggiungerà del nuovo qualche giorno dopo, in modo che abbia a rivestirlo interamente; perchè, per mezzo di esso e delle doppie coperte di paglia, sia dato costantemente mante- nere nei cassoni la temperie dai 22^ ai 50^, senza di che i me- loni non potrebbero vegetare in un modo rigoglioso, né pro- durre frutti perfetti. Allorquando il giardiniere, che dovrà recarsi ogni mattina a consultare per tempo il termometro posto nei cassoni , fosse avvertito che il calore diminuisse, rinoverà tosto i suoi fornelli, estraendo il concime a poco a poco , e ne aggiungerà una metà di nuovo e caldo, il quale, dopo che sarà stalo ri- mescolato coir estratto, si riporrà al suo posto. Non potendo questi fornelli riprendere nuovo calore se non ventiquattro ove dopo che vennero costrutti, sarà necessario rifarne sola- mente una parte per voi la , e si lascerà scorrere un dato tempo fra queste operazioni onde non avvenga ad un fratto un forte abbassamento di temperatura. Quest'operazione , si rinoverà perfino alla prima quindicina di maggio ed an- che più lardi, perchè ogni menoma diminuzione di calore in- fluisce notevolmente sopra la salute di queste tenere piante. Spuntando nuovi getti dalle ascelle delle foglie, questi si la- sceranno allungare finché mostrino il quarto nodo di foglio- line, ed allora si mozzeranno al di sopra del secondo nodo, cospergendo egualmente le ferite con cenere o calce. Atlorno i cumuli si aggiungerà nuovo terriccio fino, per somministrare del continuo nuovo nutrimento alle radici. Si praticherà del pari un' intera sarchiatura per estrarre le erbe^ ed in luogo di 7-2 iTìiifFa verrà coperto il suolo di concime ben decomposto e di colore bruno, acciò ritenga maggiormente il calore. Siccome per lo più le piante vegetano, in questo primo periodo, in un' atmosfera umida e quasi priva d' aria, così sarà raro il caso di doverle inaquare; ma qualora occorresse qual- che inaffiamento , si avrà cura d' inumidire solamente la terra attorno le piante, senza bagnarne le foglie, od il gambo, per- chè altrimenti potrebbero infracidire. Nei mesi di gennajo e febbrajo il giardiniere è talvolta co- stretto di tenere chiusi e coperti i cassoni per molte giornate]; per cui dovrà, ogni qualvolta il tempo sia sereno, o solamente il cielo sgombro dalle nebbie , e la temperatura esterna non gelata, dar aria alle sue piante nel modo di già più volte ac- cennalo, e più tardi, cioè nel mese di febbrajo. A tal fine si gioverà di bastoni dell'altezza di 0'",60 ed armati per tutta la loro lunghezza di piccoli uncini di ferro equidistanti (fig. 12), ai quali uncini affiderà il manico di ferro dei lelaj , che si collocherà a diverse altezze secondo il bisogno. Quantunque , come abbiamo dimostrato , non si debbano tormentare le piante dei meloni, col mozzarle troppo sovente, nuUameno si avrà a fare una piccola eccezione per quelle coltivate nei cassoni : 1 .° perchè non abbiano ad occupare molto spazio; e 2.° perchè, essendole piante meno robuste, e produ- cendo comparativamente molto minor quantità di frulli, col mozzarle abbiansi a maggiormente ripiegare i rami e procu- rare per tal modo che quei pochi fruiti annodino il più pos- sibile vicino al ceppo, il che giova a dar loro maggior volume e perfezione. I rami, ullimamente mozzati al di sopra del secondo nodo, ne producono in poco tempo dei nuovi. Essi si dovranno pure mozzare al di sopra del terzo nodo, e non più sopra il secondo, come si è fatto nelle due operazioni antecedenti. Dopo questa terza mozzatura , si radunerà il concime sleso sopra il suolo, e si aggiungerà su tutta la superficie uno strato di O^^.IS a 0'",15, di terriccio preparato, mescolalo ad una 75 mela circa di buona terra normale, ricollocandovi sopra Io strato di concime come prima. Talvolta, innanzi di spuntare i fiori femminei, nascono delie ciocche di fiori maschili, che taluni consigliano di tagliare, perchè li credono di danno alle piante. Quantunque noi non possiamo dividere eoa essi quest' opinione, perchè non abbia- mo mai potuto scorgervi gran differenza, nullameno raccoman- diamo a quelli che volessero sopprimere i fiori maschi , di usare grande precauzione, e di lasciare quelli che si trovano in vicinanza ai fiori ^femminei , perchè abbia luogo con faci- lità la fecondazione. Neir ultima quindicina di febbrajo, cominciando i raggi del sole ad essere piuttosto ardenti e T atmosfera mite per varie ore del giorno, sarà principal cura del giardiniere di dar ogni maggior aria alle sue piante, non senza ombreggiarle, dalle ore 11 antimeridiane alle due dopo mezzodì, ed inumi- dire leggermente la superficie del terreno qualora diventasse troppo asciutto. Sebbene queste moltiplicate cure possano parere a takmo un po' minute e malagevoli a seguirsi, noi crediamo di essere ancora ben lungi dall' aver previsto a tutte quelle even- tualità, che potrebbero succedere nel corso di questa col- tivazione; epperciò raccomandiamo all'intelligente coltiva- tore di supplire colla sua sagacia e pratica esperienza a quelle imperfezioni che troverà, perchè, lo ripetiamo, un leggero sba- glio, la più piccola dimenticanza, possono mandar in fallo spese e fatiche ; e coloro, che non intendono sottomettersi scrupolo- samente alle suaccennate operazioni, farebbero bene di non intraprendere questa coltivazione, perchè, errando, sia per ignoranza, sia per incuria, portano il discredito alle coltiva- zioni foriate , e scoraggiano quelli di buon volere che sa- rebbero per intraprenderle con successo. Ordinariamente dai rami, che nascono in seguito alla terza mozzatura, non tardano a spuntare i fiori femminei , per i quali si dovrà in ogni modo facilitare l'allegamento del 74 fruito, sia col procurare in queir epoca maggior aria alle piante per agevolare la fecondazione, sia col ripiegare legger- mente il ramo subilo al di sopra del tìore , come abbiamo altrove dimoslrato, perchè questi primi frulli non solo siano i veri primaticci, ma diventino in pari tempo i migliori. Allegalo che abbia il fruito, si distenderà il ramo nella di- rezione di prima; e, allorquando si sarà abbastanza allungalo, si mozzerà, lasciando due tre nodi al di sopra;del frutto slesso. Nascendo altri rami dall' ascella delle foglie sopra 1' inserzione del fruito, questi si mozzeranno tosto interamente o solo al di sopra delle prime due foglie, perchè se si lasciassero cre- scere oltre misura, essi, per 1' angustia del sito, non potreb- bero sufficientemenle distendersi, e si altorliglierebbero ri- piegandosi, locchè diverrebbe un ostacolo alla penetrazione della luce, ed alla libera circolazione dell' aria, e quindi tor- nerebbe di grave danno alla perfezione dei frutti. Dovrà pure il giardiniere vegliare attentamente alla con- servazione delle foglie, e mantenerle in uno stato sano e pcr^ fello, né diminuirà il numero di esse se non nel caso in cui taluna si mostrasse guasta od infracidila , perchè , essendo le foglie il principale organo da cui i frulli traggono il loro nutrimento, cosi senza la loro necessaria quanliià niun frutto potrà mai acquistare il necessario volume, né giungere per- fettamenle a maluranza. Pervenuli i frutti alla metà, o ai due terzi della loro gros- sezza, si solleveranno dilicatamente coli' introdurvi sotto dei pez- zetti di tavola di 0"',iO a O.^'IS, sovra cui siadagieranno nuova- mente senza scoprirli di troppo in una sol volta , ma solo separando leggermente le foglie acciò godano maggior luce ed aria. Restando un fruito continuamente nella stessa posizione, in modo che la parte di sotto rimanga sempre rivolta verso terra, ne avverrebbe che esso (principalmente discorrendo dei me- loni coltivati nei cassoni),^ rimarrebbe meno profumato e di gusto insipido. Per ovviare a quest'inconveniente è necessa- rio che il frullo cambi posizione, per cui sì rivoltcrìj legger- menle d'un oliavo, o di un decimo di circolo ogni cinque o seigiorni. Così, prima che diventi maturo, si troverà ciie la parie di sollo fu posta di sopra e viceversa; ed in tal modo la maluran/a ed il profumo saranno eguali dapperlullo. Nel mese di marzo e susseguenti, incominciando V atmosfera a diventare più secca, il giardiniere dovrà visitare di sovente la terra dei cassoni, e procurare con leggeri ioaffiamenli di mantenerla in islato umido, senza però che sia di soverchio inzuppala, affinchè, facendosi la terra troppo arida, non abbia a rilardare il rapido accrescimento delle piante (condizione indispensabile in questa coltivazione), ma cagionare pure delle malattie , e le piante facilmente sarebbero aggredite da in- selli, e specialmente dalle formiche che le farebbero irremis- sibilmente perire. Quando poi la terra fosse di troppo umida, le foglie non potrebbero elaborare quella sovrabbondante quan- tità d' aqua assorbita dalle radici, e così in poco tempo tutte le parti della pianta incomincerebbero ad ingiallire, e, non ado- perando di valido rimedio, le piante stesse perirebbero in poco tempo. Non di rado occorre che, abbassandosi la massa del concime per r effetto stesso della sua decomposizione, si determina una fessura pel dislacco della terra luti' all' ingiro della parete interna del cassone. Questa fessura si dovrà tosto riparare con nuova terra, perchè, introducendosi l'aria, potrebbe deter- minare degli essiccamenti parziali che sarebbero molto nocivi alte piaote. Dovendo una semente percorrere tulle le fasi della sua ve- getazione entro lo spazio di quattro mesi, ne risulla che, se i frutti non incominciano ad entrare in maluranza entro que- sto periodo di tempo, la vegetazione soffre tosto degli sconcerti impreveduli, il che pure avviene quando il giardiniere abbia omesso taluna delle operazioni principali. I semi, che vennero afOdali alla terra nella prima quindicina di gennajo , dovranno dare i primi frutti nella prima quindicina di maggio, e quelli consegnali nella prima quindicina di febbrajo, li forniranno 76 nella prima di giugno, e cosi di seguito fino all' ultima semina- gione a pien' aria, che si effettua nel principio del mese di giu- gno, la quale somministrerà gli ultimi fruiti al principio di ottobre. Durante il mese di maggio fino verso il 20 del mese di giugno, comecché i fruiti maturano sotto le invetriale, cosi si lasceranno i cassoni coperti coi loro telaj ; i quali però, a co- minciare dai primi giorni di detto mese, si lasceranno sol- levati , sì di giorno che di notte (meno il caso d' improvviso freddo o di grandi pioggie), perchè le piante, ricevendo mag- giore aria , si rafforzino sempre più ; quindi verso ai 20 di giugno, si sceglierà un giorno mite, si trasporteranno altrove le invetriate onde porle al riparo, e si ombreggeranno le piante ancora per qualche giorno con tele o con rami, per non esporle troppo bruscamente ai raggi del sole. ^'eI parlare della coltivazione dei meloni sopra i Ietti caldi, abbiamo indicalo i principali segni che debbono servir di guida al giardiniere per conoscere la maturanza dei frut- ti; ma siccome le qualità che si adoperano per le coltiva- zioni forzate appartengono generalmente alla serie dei così delti Cantaloup, i quali, giunti a maturanza, si distaccano dal loro peduncolo, così, nel dubbio che un frutto sia o no allo stato di maturanza, raccomandiamo di nuovo di osservare , prima di spiccarli, se manifestasi attorno T inserzione del pe- duncolo quella piccola fenditura di cui abbiamo di già discorso. Staccato il frutto dalla pianta, si deporrà per qualche ora in sito fresco ; e, nel caso che si dovesse spedirlo lontano, si avrà cura di non fare ciò nelle ore calde, od altrimenti lo si collocherà in una cassetta di legno, circondandolo di crusca, o di altra sostanza non conduttrice del calore, perchè non venga di troppo accelerata la sua maturanza. Terminiamo questo nostro discorso sulla coltivazione dei me- loni, mettendo sott' occhio una breve enumerazione delle prin- cipali qualità che si coltivano ordinariamente, e colle quali, me- diante una ben intesa coltivazione, si possono ottenere buoni e squisiti frutti durante una metà o quasi due terzi dell' anno. 77 meloni priiìiaticci da preferirsi per le coltivazioni forzale. DENOMINAZIONE VOLGARE. CARATTERI. Melone Cantaloup arancio. — Fruito piccolo, roloodo; buc- cia di color verde chiaro, mollo sonile e leggermente ricamala; polpa aranciata, tenera e di un profumo gratissimo. Melone Cantaloiip scandente dì Corfìi. — Frutto piccolo, ro- tondo un po' schiaccialo; buccia sotlil- mente ricamala, sopralutto alla base ed a! vertice, d'un siallo chiaro mescolalo di verde ; spicchi leggermente distinti; polpa ranciala, morbida, squisita. Melone Canlaloup Prescolto a fondo nero. — Frutto rotondo piuttosto compresso, di forma lenlicolare; solchi profondi colla buccia scabra , a nocclìi distinti , ed avente al centro del- l' estremità superiore una specie di cir- colo che imita assai bene la forma e le dimensioni d' una chierica, che i francesi chiamano conro?2??e ; polpa aranciata, di un gusto e profumo mollo distinti. Melone Canlaloup Prescollo a fondo bianco. — Questo me- lone è del lutto simile all' antecedente , di cui non è che una varietà. La sola dif- ferenza sta nel color della buccia , la quale in quest'ultimo si mostra di un verde pallido : polpa egualmente fina e profumala. Melo}'>e Canlaloup Prescotto pìccolo q primaticcio. — Frutto più piccolo dei due precedenti, e più precoce, per cui è quasi esclusivamente adoperalo per questa specie di colli- vazione. La forma mostrasi egualmente schiacciata e nella metà del circolo, sulla parte superiore, s'alza uu piccolo enlia- menlo come una specie di ombelico; polpa ranciata, di un gusto dilicato e profumato. Meloni da coltivarsi a pien^aria. DENOMINAZIONE VOLGARI?. CARATTERI. }f(;lone comune, melone da orto. — Il melone da orlo, o, come lo chiamano i francesi, melon marai- cìier, essendo il più conosciuto e forse il più ruslico , coltivasi di preferenza presso di noi. La sua forma è oblunga colhì buccia più meno ricamala, e le co- stole poco rilevate ; il peduncolo rimane aderente al frullo anche dopo oltrepas- sala la sua perfetta maluranza ; polpa aranciata, alquanto compalla, dura e dil- ficile a digerirsi; per cui la sua coltiva- zione si restringe ogni dì maggiormenle. Melone di Caravaggio. — Frullo grosso, del peso da 2 a 6 chilogrammi, profondamenlc solcato, colla buccia a nocchi , di un verde chiaro ; polpa aranciata, pallida ; peduncolo ade- rente, alquanto grosso ; gusto più spesso buono. Melone moscatello, — Frullo oblungo; buccia di un verde chiaro, liscia ; polpa aranciata , tenera , assai profumala; semente piccola, impian- tala nella poljTa, come nei cocomeri. Que- sto melone , per gustarlo in islalo per- 7i> fello , si dovrà spiccare bea maluro, e quindi conservarlo ancora per olio o dieci giorni in un luogo fresco. Melone zuccherino di Tours. — Frullo di forma bislunga ; buccia relicolata , con maglie grandi di color pagliarino grigiastro ; polpa aran- ciata di buona qualilà. Melone Ananasso tV America. — Frutto rotondo a costole ri- levale; buccia pagliarina , brizzolata di verde senza nocclii ; polpa di una tinta verdiccia, che si confonde col giallo, te- nera, e di un profumo delicatissimo. Melone Boule de Siam a polpa rossa. — Fruito rotondo dei peso da 2 a 3 chilogrammi; costole ri- levale ; buccia a nocchi, ricamata ; polpa aranciata, tendente al rosso, compatta, con fibre grosse, ma tenera mollo, assai sugosa. Melone Boule de Siam a polpa pagliarina. — Fruito come r antecedente ; buccia a nocchi più rile- vati di color verde pallido; polpa giallo- gnola che smarrisce nell'aranciato, molto tenera, profumata e di un gusto dilica- tissimo. Melone Boule de Siam a polpa bianca. — Fruito egual- mente rotondo, come i due anlecedenli, ma più schiacciato ; buccia di un verde cupo con grossi nocchi; polpa bianca, soda , discretamente sugosa , ma poco profumata. Melone monstruoso deW Andalusia. — Frullo grossissimo , del peso talvolta dai 12 ai 16 chilogrammi, forma irregolare con solchi molto pro- fondi ; buccia a grossi nocchi , lisci ; polpa aranciata, pallida , tenera e poco 80 profumala. Questo frullo riesce buono solamenle in queir annala di slraordina- rio calore prolungalo. Melone di Malia cC inverno. — Frullo grosso, oblungo; buc- cia di color verde carico leggermeole ricamala, senza nocchi ; polpa bianco- verdastra che si perde nel giallo, molto succosa e di un sapore eccellente ma poco profumala. Questo melone è molto stimato a Malta, nel mezzodì d' Italia, a Marsiglia, ecc., perchè, dopo spiccato, si può conservarlo sospeso in aria fino al gennajo e febbrajo. F.13 (Cassone a due teloj ) Marcellino Roda. Alcune considcrazBoni «sopra il J»£/fM# httccaUt , IJ»n. — M^o»no JLattat'Uolo dei Toscani i e so- pra Il vantaggio che si può trarne dalle foglie. Dalla mia cara patria — Manlova — ebbi ad asportare in Pavia varie piante a mepredilelte , fra le quali vuol essere notala una specie di Pomo , che sempre mi riusci a bene, 8! avendone avuto frutti saporiti e quindi da non trasandarsi. In- vero questo risultato non è nuovo, ma panni che, per alcuni titoli, che andrò in breve ad accennare, sia la pianta merite- vole d' essere presa in qualche speciale considerazione. Il chiarissimo professore Gallizioli, ne' suoi Elementi di bo- tanica agraria, ricorda questa pianta come formante parte delia numerosa serie dei pomi che si cohivano in Toscana; ma, per quanto mi sembra, non gli accorda quel valore che mi penso avere e che mi propongo di dimostrare coi seguenti brevi cenni. Il Ptjrus baccalà è rappresentato da un albero di mezzana • grandezza, il quale porta frutti per lo più a mazzetto. Il vo- lume del pomo eguaglia quello di una grossa ciriegia, si ac- cenna farinaceo e saporito. D' ordinario la raccolta è assai abbondevole, per cui la quantità vale a compenso della sua piccola mole. È il pomo sostenuto da lunghi peduncoletli, e il vederlo pendere dalla pianta a molti mazzetti determina un bellissimo effetto perchè è vagamente screzialo da vermiglie tinte. La coltivazione di questa pianta, quando venisse introdotta nei giardini di piacere , sarebbe certo non spregevole ; ma dove meglio può figurare è nelle uccellaje a reti , massime se sia disposta saltuariamente fra le siepi , al di sopra delle quali soglionsi collocare le reti per tendere insidia ad ogni sorta d'uccelli, perchè ciò vale a meglio adescarli, chiamativi dalla bellezza del pomo e dalla simpatia del vago alberetto. Tengo a disposizione, per coloro che amassero esperimenlare la coltivazione di questa bella pianta, una sufficiente quantità di semi che ben volontieri ad ogni inchiesta rimetterei alla Reda- zione del giornale — / Giardini — . Il Ptjrus baccalà non è da confondersi col comunemente detto Poìno Lazzarino, per- chè questo, che spetta al genere Cratvegus, ha il frutto a drupa entro cui è un seme osseo, mentre il Pomo baccato, quando venga tagliato, mostra i semi disposti in altrettante caselle, siccome si nota in ogni specie di pomo. Inoltre questo non è I Giardini, voi IL Agosto 1835. 6 82 cosperso da spine sopra il tronco ed i rami , mentre il Cra- tcegus ha spine sull'uno e sopra gli altri. Se di mirabile effetto torna nelle uccellaje la coltivazione di questa pianta pei suoi marezzali frutti, non meno bella si mostra la ricca sua fioritura. 1 frutti, tenuti per alcun tempo nello spirito di vino con alquanto di zucchero e di cannella, siccome si pratica colle ciriege, furono trovati gradevoli dagli intelligenti. Avanzerei una proposta che forse può essere tenuta di so- verchio azzardata, ed è: che in luogo di spalleggiare i viali, .che dalla comune strada adducono ai vicini casini di cam- pagna , col monotono Platano, e coli' ombroso Ippocastano , si usassero invece dei filari di alberi di vario genere , fra i quali amerei che vi figurasse anche il mio pomo , che , come dissi, vorrei di preferenza avesse poi a primeggiare nelle uc- cellaje. L' educazione di questa pianta non presenta alcuna difd- coltà , perchè non diversifica da quanto si pratica a riguardo dei Ligustri, dei Sambuchi , dei Pruni selvatici, dei Crategi, dei Berberi Ma non solo il Pomo Lazzaruolo dei Toscani torna di uti- lità pe' frutti che somministra , ma si ancora perchè dà buona vjuanlità di foglie, le quali, anziché venire perdute, si possono utilizzare con notevole vantaggio per la preparazione di un eccellente terriccio vegetale , opportuno alla coltivazione dei fiori da vaso e da giardino. È sopra l'uso economico delle foglie che fino dal 1849 io ebbi ad intrattenermi con uno scritto inserito nel fascicolo di giugno di queir anno del rinomato Giornah Agrario- Lombardo- Veneto; e fu allora che più particolarmente ragionai dei van- taggi che da quelle trar si potevano sotto i rapporti industriali, medici e di domestica economia. In oggi però giova il ritornare sopra questo interessante ar- gomento massime sotto il punto di vista del reale profitto che può cavarne l' agricoltura ed il giardinaggio. 83 In alcuni paesi è pratica di sfrondare gii alberi da bosco e da ripa innanzi che le foglie siano giunte a compiuta sec- chezza , ma anzi nel momento in cui serbano lutlavolta un bel verde cupo, e quando la pianta non mostra segni sen- sibili di vigorosa vegetazione e perciò di accrescimento. Le foglie raccolte si fanno diseccare in luogo ombroso , asciutto e caldo, affinchè conservino più eh' è possibile il loro verde gajo, indi, riposte bene asciutte in luogo opportuno, si desti- nano a sano alimento d'inverno per diverse specie d' animali domestici, avendosi quelle per un buon surrogato al medio- cre nostro fieno. I Chinesi^ che nell' arte del setificio ci furono e ci sono tuttodì maestri, sogliono raccogliere le foglie verdi della se- conda rimessa del gelso e colle opportune cautele le fanno diseccare , poscia le polverizzano, e di quel polviscolo si gio- vano per alimentare sulle prime V esile bombice, che per (al raodo,acquista maggiore forza onde aggredire poi voracemente la foglia verde e bene sviluppata del moro (l). Ma restringendomi a discorrere dell'uso economico delle fo- glie per r agricoltura ed il giardinaggio, siami permesso di avver- tire: come neir impianto di un bosco non mai occorra concima- zione; ed in onta a ciò, le piante pervengono alla più grande mole che è a ciascuna da natura assegnata; e ciò solo perchè si lasciano cadere al loro piede le foglie , le quali vengono a subire un processo di decomposizione, ed i loro principj ele- mentari si separano, e, in nuovo ordine ricomposti, trovano modo di farsi strada per gli stomi radicali , e si avviano (l) I Chinesi raccolgono in autunno le foglie del gelso, prima che in- gialliscano, e ne formano una specie di pasta che viene custodita in vasi ermeticamente chiusi, mide preservarla dalla umidità, fino alla successiva primavera. Allora la pasta polverizzata da sola o mescolala a farina di piselli di risa mondato e decorticato , è fornita ai giovani bruchi. Vor- remmo che anche i nostri bacologi avessero a procedere, ad imitazione dei Francesi, ad analoghe esperienze^ le quali per quanto si a.T'?rma , 'sareb- bero stale coronate da felici risuPamonii. ^^ j^^^ 84 nel centro deH' assieme organico della pianta per nutrirla. Siccome però non tutta la foglia viene ad un tratto de- composta ne' suoi elementi, ma questo processo di dissolu- zione si opera lentamente; cosi molti residui vegetali si trame- stano col sottostante terreno, e vanno a costituire quella spe- cie di terriccio che si conosce sotto il nome di terriccio od humus vegetale. È a\V humus che il bosco deve la sua vigo- ria e il prodigioso suo prosperamento ; ed è pure per V humus che le piante da bosco bene reggono al rigore dei più crudi verni. Mi accadde di notare in un bosco, in cui avvertii un' affra- tellamento di alberi indigeni, e di esotica provenienza, che la lussureggiante sua vegetazione , era a ripetersi al benefico in- flusso delle foglie, che, cadute , si lasciarono marcire sul luogo (1). Se pertanto le foglie, framischiandosi al terreno, vanno a formare un pingue terriccio — V humus — (e 1' humus sì ha per un eccellente ingrasso) , come mai si poca cura si pone nel trarre il maggiore partito dalle foglie dopo che hanno adempiuto ai loro uffici fisiologici di nutrizione e di respira- zione vegetale? Il difetto di chimiche cognizioni sopra gli ele- menti remoti che concorrono alla composizione delle foglie e dei succosi caoli di alcune piante erbacee è la precipua ca- gione di tanta incuria; e l'arte agraria e quella che a maggiore gentilezza è condotta, sicché ar/e dei giardinaggio è cìùamsilQ, non possono aspirare a quel grado di perfezionamento fino a che di proposito non avranno posto a base di scientifica loro educazione lo studio della chimica. Infatti è la chimica che ha dimostrato come il silicio, sotto forma di acido, predo- (l) Poeticamente il gentile Metastasio ebbe ad avvertire a questa ve- rità, già da tenapo conosciuta: E la terra si ripasce Delle foglie che nutrì. La Red. 8B mina nella paglia del frumento, dell'avena, della segale, dèi riso, dei carici e di tant' altre graminacee, sicché il caole di queste piante sì appalesa non atto alla concimazione dei campì sebbene sia commisto agli escrementi degli animali (1). Se sì avesse maggiore cura delle foglie che cadono sul finire dell' autunno dagli alberi qua e là sparsi per le canrpagne, e queste in luogo della paglia si destinassero a formare il cosi detto letto alle bestie che nel verno si tengono del con- tinuo in istalla, meglio si risponderebbe alle vedute di savia coltivazione nella preparazione di ottimi concimi (2). Questa lodevole pratica per buona ventura si va ogni di generalizzando ; ma è a lamentare però che i sovrainlendenti dei fondi non vietino a che da gente estranea si faccia uber- tosa raccolta di foglie cadute e che si lascino asportare fuori per venderle a stallieri che sanno trarre il conveniente partito per il così detto letto alle bestie che ricoverano. Essi auto- rizzano un furto che si commette a danno gravissimo dei loro padroni. Se per poco si facessero a considerare dacché mova la prosperità dei grandiosi nostri vivai di piante da fu- sto, di cui ogni anno si seminano a migliaja, certo non si sta- rebbero con tanta indifferenza ad osservare questo ladroneccio. (I) È di troppo azzardata la generale proposizione dell' autore, perchè molte piante abbisognano appunto della presenza del silicio end' abbiano a prosperare. Per tacere di tante altre, avvertiremo come il genere Tri' ticum senta un tanto bisogno. La Red. (9) Senza punto detrarre di merito le vedute dell' autore , noteremo però, che €MONTANA DICH0TOMA,<> T. ALTERNIFOLIA G ULicini xl\z. Lit.C« Milano A.Uticini eàitorc 87 cilinenle sì potrebbe trovare il simile. Fra queste specie si citano le seguenti: Tabernoemontana alba, T. amygdali folla, T. cilrifolia, T. dicholoma, T. odorala, T. recurva ecc. La prinia ba fiori biancbi die esalano 1' odore del gelsomino ; cresce nelle foreste della Martinica ed è stata introdotta in Europa nel 1780 ; la sua altezza è da 10 a 42 piedi. La Tabermomontana amygdalifolia , o a foglie di man- dorlo, si trova nelle foreste di Cartagéna : i suoi fiori sono parimente biancbi, e soavemente odorosi ; venne anche questa introdotta in Europa nel 1780, e la sua altezza non è che di sei ad otto piedi. La Taberncemontana cilrifolia , o a foglie di limone, ha fiori di un giallo brillante, odorosissimi ed assai numerosi ; si trova nelle isole occidentali delle indie, ove giunge all'al- tezza di quindici a venti piedi. L'Europa la possiede dal- l'anno 1784. La Taberncemontana dicholoma, o T. alterni folia (Vedi r unita Tavola), sarebbe V albero del bene e del male, 1' albero della scienza, il frutto proibito del paradiso. Tale tradizione • si perpetua a Ceylan d' onde questa specie è originaria, ben- ché la si trovi anche al Malabar. I fiori sono di un giallo chiaro, e spargono un gratissimo odore. I botanici le danno indifferentemente l' uno o l' altro dei sovra indicati nomi , ed i discendenti dei Portoghesi la chiamano Pomo di Eva. L' origine di questa credenza e del nome cbe la espri- me si trova nella tradizione conservata particolarmente fra i Maomettani ed i Portoghesi, che Ceylan racchiudesse il giar- dino ove abitarono i nostri primi padri, il paradiso terrestre, descritto nelle Sacre Scritture. In questo giardino si ha 1' al- bero della vita e della morte, e tale albero non può essere che r Apocynea di cui teniamo discorso. A sostegno di questa opinione , essi esaltano la bellezza straordinaria del frutto ed il delizioso odore dei fiori, qualità che tentano fortemente quanti vi si avvicinano. I Maomettani aggiungono che il frutto era squisitissimo, ma che ha perduto 88 la sua bonlà dopo che Eva lo morse. Questo frutto pende da mi lungo peduncolo , e rassomiglia ad una mela , da cui una bocca umana abbia morsicalo un pezzo. Presentemente chi mangiasse di questo fruito morrebbe avvelenalo, essendovi poche altre materie piìi pericolose di questa. Ben sanno i bo- tanici quanti principi deleterii ed attivi rinchiudono le Apocy- nee. Questa specie giunge alT altezza da dodici a quindici piedi ; ma duole di non vederla introdotta in Europa, nei giardini de- stinali air istruzione. La Taberncemonlana odorala è nativa del Surinam e della Gujana ; i suoi fiori sono grandi, di un giallo pallido, e numerosi. Fu introdotta nel 1793, ma non oltrepassa l'altezza di quattro piedi. La Taberncemonlana recurva proviene dalle Indie orien- tali ; i suoi fiori pendenti sono di u)i giallo chiaro, ed odorosi. Le serre dell' Europa non posseggono questa specie che dal- l' anno i 824. Il professore Lindley l'ha rappresentata nel Bolanical regisler del 1840. Tutte queste specie della Tabernmmonlana non presen- tano veruna difficoltà di coltura nelle serre ; basta che sieno piantate in un miscuglio di argilla sciolta, di terra d' erica, e di sabbia. Si propagano per talee, che si piantano nella sab- bia , scilo campana, ed in un letto assai riscaldalo. bibliografìa. Discorso del professore Beiii , e rapporto del professore Vaagi, letti in oecasione della di- striba2EÌoiie del premj per la prima esposi- ziouc florale lu Firenze. Neir occasione in cui ebbe luogo la distribuzione dei premj per la prima esposizione fiorale in Firenze, da noi annunciala a pag. 523 del primo volume di questo periodico, il chiaris- 89 Simo professore Commendalore Pietro Belli, primo vice-pre- sidente della Società toscana di Orticoltura, leggeva un'assai commovente locuzione colla quale imprese a dimostrare : come l'Esposizione fiorale, di recente istituzione, sia un sintomo infallibile di sociale incivilimento e di progresso, nei quali la grande famiglia della intelligenza ha posto avventurosamente il piede. Ricordando egli con forbita dicitura di quale utilità sia mai sempre tornata l'arte agricola, orticola e di giardinaggio pel popolo toscano e di quanto vantaggio non sia per riuscire anche in progresso, quando, all'operosità dell'agire, il senno si congiunga, viene a poggiare come l'artificioso metodo di costringere a varietà di nozze, dalle quali moliiplici ibridismi nella fiorale famiglia si ottengono, sia primamente dovuto ai fiorentini, e come meglio d'ogni altro siasi in ciò distinto Giuseppe Piccioli verso l'anno 1781. Accenna i motivi che congiunsero a fraterno accordo gli ama- tori di Flora e di Pomona spettanti alla gentile Toscana per la Società di incoraggiamento delle utili e graziose arti agra- rie ed orticole, e rammenta i fruttuosi risultamenli di già con- seguiti dacché quella Società venne istituita. Con savio accorgimento il Commendatore professore Betti, chiude la sua locuzione rivolgendosi ai premiati, e facendo loro sentire che la Società, nel fregiarli di un segno d' onore, confi- dava non dover quello essere accolto e considerato come ul- timo termine di loro operosità, ma sibbene come stimolo ed incitamento potente a sempre nuovo, a sempre crescente pro- gresso; e li invitava a dare opera ad ogni mezzo d' industria orticola, per raggiungere il vero scopo, cui mirano le solle- citudini della Società. Il professore Attilio Tassi, altro dei nostri illustri collabo- ratori, nella qualità di segretario, rendeva conto con una savia e dettagliata relazione del modo con culla Commissione aggiu- dicatrice ebbe a procedere nel suo giudizio , e innanzi tufto non omette di esprimere la sorpresa che lo colse nel vedere 90 una folla di piante peregrine, di imagini diverse, di forme svariate all' infinito, che eransi recate a popolare il giardino del marchese Panciatichi. « Sembraci, die' egli, che i sudditi di Flora, vinte le distanze e superale le differenze dei climi, fossero qua conveniiti^ossivero che tutte le regioni del globo avessero fatto a gara ad inviare il loro tributo alla nostra Esposizione. » Duolci che, trattandosi di cose per noi estranee, non ci sia dato prendere a minuto esame la dotta e circostanziata rela- zione del professore Tassi, che in allora ci sarebbe riuscito caro l'offrire il catalogo dei bellissimi padiglioni di Flora e dei succosi fruiti di Pomona, che concorrevano a far bella la prima Espo- sizione d' orticoltura e di giardinaggio, che segui nel maggio prossimo passato in Firenze. Diremo solo, che in quella Espo- siiione si ottennero stupendi risultali, i quali si hanno a pegno e a garanzia di future Esposizioni, sempre degne della gene- rale ammirazione, e che fanno prova della forza che sorge dall' affratellamento dell'ingegno, della concordia degli animi e del perseverante voJere. VARIETÀ Esposizione florale clie segriiirà nel settembre p. v. in Torino e in Firenze. A pagina A76 del I.^ volume di questo giornale si ripor- tava il Programma della Reale Accademia d'agricoltura in Torino per la publica esposizione dei fiori, piante ornamen- tali, prodotti orticoli, strumenti e macchine agricole, che ebbe luogo nel maggio prossimo passalo; ed ora, facendo seguito a quel Programma , ci è caro il porgere a comune notizia, come una simile publica esposizione avrà luogo per la seconda 91 volta nella capitale Sabauda nel prossimo venturo settembre giusta il nuovo Programma del 12 giugno ultimo scorso della lodala Reale Accademia d' agricoltura, nel quale vengono ac- cennati 2:! concorsi , a ciascuno dei quali assegnasi un pre- mio speciale di medaglie d'argento dorato, di medaglie d'ar- gento semplice, e di medaglie di rame, non che di menzioni onorevoli. Ai detti premj si aggiungeranno : Il secondo dei due premj di Lir. 100 cadauno del bene- merito socio marchese Breme di Sartirana, per la più bella pianta ornamentale, sia di serra calda , che di piena terra nuovamente introdotta in quel Regno ; Altri quattro premj degli otto di Lir. SO cadauno del Mu- nicipio di Torino; Ed il secondo dei due premj di Lir. 100 cadauno dell' As- sociazione Agraria di Torino, da conferirsi alla nuova mac- china , che verrà riconosciuta la più utile per V agricoltura piemontese. Coloro che intendono prendere parte attiva a questa seconda esposizione debbono per iscritto rendere avvertita la segreteria dell* Accademia, almeno quattro giorni prima dell* apertura della medesima, trasmettendo una nota particolarizzata del numero e delle qualità degli oggetti che saranno per esporre, e dei con- corsi ai quali essi aspirano; avvertendo che i detti oggetti deb- bono venire consegnali in buon slato non più lardi dell' anti- vigilia dell' apertura suddetta, con una iscrizione portante il nome dell' espositore, quello dell'oggetto esposto, la sua pro- venienza, ed il relativo numero d'ordine per lo stesso espo- nente. Il dì innanzi all'apertura dell'esposizione, cioè nel giorno 16 settembre, la Commissione direttrice coi membri aggrega- tivi procederà all' esame dei varj oggetti e delle raccolte in- viale alla esposizione, non che alla immediata aggiudicazione dei premj, il che seguirà per votazione segreta e a maggio- ranza assoluta di voti. 92 La dislribuzioue dei premj si farà dall' Accademia dietro proposta della Gommissione suddetta, e la esposizione avrà luogo nel cortile del Palazzo dei Reali Musei. A più circostanziate modalità disciplinari avvertono il detto Programma e 1' unitovi Regolamento. Anche a Firenze avrà luogo una seconda publica esposi- zione di orticoltura e di giardinaggio nei giorni 19, 20, 21, 22 e 23 del prossimo venturo settembre, e, come fu avver- tito a pag. 523 del I.° volume del nostro periodico, avrà pur luogo l'aggiudicazione di sei premj di prima classe, di lo di seconda classe, e d'altri 15 di terza classe, non che un nu- mero indeterminalo di menzioni onorevoli. Ai due diplomi, da rilasciarsi in attestato del merito, che si saranno acquistato i favoriti, andranno unite due rimunera- zioni in denaro, T una di Lir. 100, l'altra di Lir. 60, che verranno aggiudicale esclusivamente a persone [pratiche nel- l'arte dell' ortaggio o della coltivazione dei frulli. Nel Pro- gramma del 7 giugno sono avvertile le discipline, che saranno da osservarsi da coloro che intendono prendere parte attiva a tale esposizione ; e si avvisa poi a speciale Programma pel conferimento di premj slraordinarj nello scopo di affrettare o% sycon, il fruito; dai Francesi l' albero è chiamato F/r/n?'er, dagli In- s}gs\ Fig-Trce, dai Tedeschi Feigenbaum , dagli Spagnuoli ffiqo e Theiss soggiunge che in lingua celtica dicesi Figuezen, jiella teutona Feige, nella schiavona Fige, n^dl' ungarese Ftvge, neir anglo-sassone Fic, e noi aggiungiamo Figli in dialetto mi- lanese ; onde vediamo che dovunque, almeno in Europa, que- sto nome suona presso a poco uguale. Vi sono diverse specie di Ficus, alcune delle quali esoti- che ; altre, ma poche, indigene. Quella che oggi si è fatta no- stra è il Ficus carica, che comprende moltissime varietà, e di cui ci occuperemo a preferenza. Ma innanzi lutto ci inlralle- lenio di alcune specie esotiche, e fra le altre citiamo il Ficus indica, L., in francese Figuier Banians, grand' albero i cui lunghi rami, piegansi fino a terra , in modo da abbarbicare r.el sito di contatto col suolo, e mettere delle radici avventizie che si addentrano nel terreno e ricacciano nuovi tronchi. Questi alla loro volta presentano il medesimo fenomeno , per modo che il Ficus indica finisce a presentare l'aspetto d'un vero monumento di verdura coronalo da una vòlta eslesis- M 'fi 9!) sima che appoggia sopra un' infinità di ironclii da simulare appunto altrettante colonne. F. religiosa. — Non dissimile è il ficus religiosa dal fìgaier (les Pagodes, oggetto della superstizione degl' Indiarji, che gli rendono una specie di culto o venerazione, credendo che, air ombra di questo albero, sia nato Visnù, il quale, secondo il Vedam, e lo Sciasta , libri sacri degli Indiani, è l'angelo che Para Brama aveva incaricalo della conservazione del mondo, in opposizione a Siva che aveva mandato di distrug- gere. La tavola qui annessa offre infatti V aspello di questo albero portentoso che Targioni fa corrispondere a quello che gr Italiani chiamano Albero del Diavolo. Queste specie di lichi indiani sono quelle di cui si nutre un insello emiplero, il Coccus lacca, che appartiene allo slesso genere della coc- ciniglia. F. elastica. — Il Ficus elastica, H. P.^ fico della gomma elasiica, è un grand'albero a foglie eliltiche, carnose, le quali, al loro sviluppo, Irovansi involle in una specie di spala rosa. Quesl' albero, bastantemente ora conosciuto anche fra noi, (juantunque d' ordinario si mostri in piccole piante, è degno di tutta r attenzione per il sugo lattiginoso contenente una gran quantità di caoulchonc. F. sycomorus. — Il Ficus sycomorus è un albero del- l' Orienie il cui legno leL'gerissimo è incorruttibile. Era im- piegato dagli antichi Egizj per fare le casse delle loro mum- mie. Il fruito di quest'albero è molto stimalo presso gli Arabi. Jn italiano chiamasi Fico d^ Egitto, e come ciascun vede l'ag- giunto botanico, essendo composto dal greco ^•'^^ fico, e i^ooiv^ moro (gelso), indica che questa specie tiene del fico e del gelso. In vero il frullo rassomiglia al primo e le foglie a quelle del secondo. F. poliloria. — Theiss aggiunge alle indicale specie anche il Ficus poliloria, dal latino politor, che pulisce. È così dello perchè le sue foglie sono guarnite ai bordi e sulle loro nervature di punte talmente ruvide che esse foglie vendono usale per pulire il i-gno. 100 F. rubiginosa o Australis. — Il Ficus rubiginosa di Desf. è Io stesso del F. Auslralis di Willd. Qiiest' albero ha i rami corti, le foglie ovali, dense, lucenli di sopra, coperte di una lana ferruginosa al di sotto. Se questa specie non è quella del F. poiUoria, sembra potersi almeno usare delle sue foglie come di quelle del F. politorìa, per pulire il legno ; e come non sono distanti dall' ottenere Io stesso effetto per la loro ru- videzza le foglie slesse del nostro Fico comune. Questa specie esige terra leggera; si moltiplica per botura, di cui si lascia essiccare la feritale si pone in vasi, sopra Ietto caldo o sotto leltorini, usando adac(|uamento moderato, e serra temperala. F. macrophylla. — Il Ficus macropliijlla, Desf. è della Nuova Olanda. Il suo tronco raggiunge V altezza di quattro a cinque metri, ha foglie grandi, oblunghe e cordate alla base. Richiede la medesima coltura della precedente; nonché serra temperata. F. Beììjamina. — Il Ficus Ben j amina, L., è pur esso uiì albero dell' India, a foglie deltoidi intiere, terminanti in lunghi punta, frutti biancastri della grossezza d' un piscilo, e vuole la medesima coltura delle precedenti specie. Serra calda. F. ìvjmphecefolia. — Il Ficus nymphecefolia, L., delle In- die, di sette metri d'altezza ; foglie grandissime, ovali, mucro- nate, glauche di sotto, della forma della nymphcea; richiede serra calda, e medesima coltura. F. rcpens. — FiCus repens, WilKI., figuier rampanl, della 'China, il suo tronco s'attacca facilmente col mezzo di piccoli uncini radicil'ormi contro i muri, il legno, e perfino contro i vetri. Foglie persistenti, piccole, un poco ruvide , obliquamente cordale, accompagnate da |)iccole slipule brune. I rami fertili portano le foglie più larghe, quasi del volume e della forma d' un lieo ordinario; si moltiplica facilmente per botura, e riesce proprio per tappezzare i muri bassi e ombreggiati delle serre. F. racemosa. — Il Ficus raceinnsn è leggermente aslrin- jiente e il suiio delle radici è un polente tonico. 101 Ora crediamo far cosa grata di aggiunger qui V elenco di tulle le specie di Ficus date da sir Joseph Paxton nel suo Bolanical dictionarij (1855); non che quelle registrale nel- l Iconum bolanicarum Index locupleiìssimus dì G. A. Pritzel (1854): FICUS Mese in cai Temperai, fiorisce rlctiiesta Abito Paese Importata e da cui fu in Inghil- durata esportala terra nel acuminata. Ham. acutiloba. Miq. Afzeli. Allameeraloo. Rox. americana. Ampelos. Burm. amplissima. Sm. anguslifolia. Roxb. antitetophylla. Steud. aquatica, arbulifolia. aspera. Miq. asperrima. Roxb. aurantiaca. australis. bengalensis. L. Benjamina. L. brasiliensis. Brassii. calyculata. callosa. Willd. capensis. CapriQcus. Risso. Carica. L. (1) caricoides. Roxb. Chiaese. Gasp. ciliolosa. cilrifolia. Lam. Colombo. Gasp. comosa. Roxb. congesta. Roxb. conglomerata. Roxb. serra calda arbusto s. e. albero s. e. arb. s. e. alb. s. e. arb. magg. aranciera arb. s. e. magg. aranciera mafz. s. e. s. e. . s. e. s. e. s. e. alb. arb. alb. alb. arb. arb. alb. aranciera arb. giug. aranciera alb. aranciera arb. s. e. alb. Silbet Sierra Leone Gujana 1830 4823 1820 India Orientale 173^ 1825 Nuova Olanda 1807 1824 N. Wales merid. 1789 India Orientale 1690 India Orientale 1757 Brasile 1823 Sierra Leone 1822 Nuova Spagna 1600 C.diBuonaSperanza 1816 Europa Merid. 1548 1823 India Orientale 1818 (1) Paxton parla dell' Inghilterra ove si tiene per lusso in serra anche la vite : m Italia il Ficus carica è pianta di piena terra. 102 Mese Abito Paese Importala FICUS in cui Temperai. e da cui fu in ; [nghil- fiorisce richiesta durata esportata terra nel cordata. Thunb. aranciera arb. C. di B. Speranza 1802 cordifolia. Roxb. coriacea. AH. s. e. alb. India Orientale 1772 coronata. Spin. s. e. alb. 1800 costata. s. e. alb. India Orientale 1763 cotinifolia. Yabl. s. e. alb. Messico 1826 crassinervia. s. e. alb. America Merld. 182:5 cunia. Roxb. Daemona. Roxb. Bahero. DeU dumosa. s. e. alb. 1825 elastica. Roxb. s. e. alb. India Orientale 1815 eli plica. s. e. alb. America Merid. 182i erecla. Thunb. exasperata. Roxb. s. e. arb. Guinea I80 rubeocarius, Bull. (4) Agaricus roseus del D. C. (10) Boletus granulalus, Linn. Non è la rossola, di cui si è già parlalo, e che da Persun venne delta A- rodeu3. 12G nltribuiscono. Servono di niUrinìento a moìli molluschi, luma- che ed altri animali, cui giova l' ombra dei boschi, e l' umido dell' atmosfera. Ad ogni passo si incontrano nuove ricchezze di quella flora effimera, fuizace ornamento, clic un solo giorno vede nascere e morire. Alcuni vivono più lungamente, come il boleto obliquo (1) di un rosso pavonazzo e lucido, che vive per molti anni continuamente nello stesso silo , ed il boleto dentato (2) adorna parimenti il suolo coi suoi dischi persistenti e vellutati. Larghi spazii sono coperti di orecchie di scimmia (3) , fun- ghi d' altra specie, coi tubi sfumati in bruno, e che si allar- gano in alto, per cui ebbero anche il nome di corni d'ab- bondanza, e questi si distribuiscono ordinatamente in eleganti linee, in mezzo alle borraccine (4y sempre verdi, e formano contrasto col gallinaccio giallo (o) , sì comune negli stessi luoghi. I boschi rassembrano allora fioriti giardini. La ditola (0) prende diversi colori, dal bigio e fulvo, sino al color nocciuola ed al rancio, dal bianco roseo sino al più splendido vermiglio. La vescia lupaja (7) , somigliante a borse ovoidali, forma lunghe strisce sulla terra, o sui ceppi dei vecchi alberi. Sugli orli delle slradicciuole si vede da lungi la magnifica pisside s(;arlaltina (8) , i cui pilei di fuoco spargono intorno nubi di semi. Altri funghi carnosi, di color lionato ferruginoso appajono qua e là in gruppi, quasi se- polti, e questi sono gli steccherini bianchi (9) , col cappello adorno inferiormente di fragili pnpille, la cui tinta gentile forma contrasto col verde cupo dei muschi. (1) Boleliis lucìdus, Linn.; /?. {(j) Clavaria coralloides, Lmn., e obtiquatus, Bull. Dilli. {^) Bolelus perennis , Linn.; D. {^) Lycoperdon. fuìibnatus , Bull. (8) Pez>za coccinca , Jacq. ; P. (') Peziza coclìleata, Linn. epidendra, Bull, (4) Ilypnum. (9) Ilydimm sqiiamosum, r,ull. (ty Merul/us cantharcllus , Nob. Agaricus canVìarellus, Linn. 127 Immaginate una bella sera di aulunno , quando II sole presso air orizzonte stende obliquamente i suoi raggi di luce, che rischiarano il suolo dei boschi, e ne illuminano le fron- dose vòlte ; si volga nuovamente lo sguardo a questo quadro, a questo nuovo mondo, sviluppalo dalle pioggie e dagli ul- timi calori, e vi si parerà innanzi una di quelle ridenti scene, di cui la natura gode far mostra , prima di coprire la terra col triste velo delie brine. Forse il mistero, che pur tanto ci alletta , è la segreta ca- gione che ci conduce nelle selve selvagge , in que' labirinti , rischiarati soltanto da una fioca luce, che non ci lascia bea distina:ucre ma solo intravedere sii orsetti. Asilo dolce e tranquillo, inaccessibil-e all' ambizione, precipuo flagello del mondo ! Neil' autunno delT anno più non sorgono le bufere dell'atmosfera, nello stesso modo che quelle delle passioni cessarono coli' autunno della vita. ! troni che crollano, le ri- voluzioni che mugghiano, le nazioni che si distruggono com- battendo, tali tristissime condizioni della vita non penetrano in quella tacita dimora. Si ode nell' aria un confuso romorio delle grandi miserie umane , che presto passa come un profondo sospiro, e si perde nel lontano orizzonte. L' equinozio, chp stabilisce astronomicamente il cominciare dell' autunno , giunge quando la stagione è già avviata. Il polo artico si è raffreddato , le masse d' aria che riposano sovra lembi di neve si ristrinsero, e vaste correnti aeree si dirigono versole parti settentrionali del nostro emisfero. Passo passo la corrente giunge a noi, ed incominciano a soffiare i venti meridionali, prima si deboli, che appena si veggono oscil- lare i più alti rami degli alberi; ma poi il fisclìio annunzia la rapidità delle onde atmosferiche, che, simili a quelle del- l'oceano, si cangiano in burrasche, e finiscono coi trascinare ogni, cosa colla loro velocità desolatrice. Le notti si allungano , il freddo scende dal cielo , si con- densano i vapori, e la luna ci riflette una viva luce, che iU lumina il triste aspetto della natura , quando questa leraùna i28 il circolo laborioso delle stagioni. Le più brillanli stelle sono disseminate sovra un cielo cupo, ed il silenzio delie notti forma il rovescio del quadro che presentano le fragorose agitazioni dell' eslate. Invano tenta ancora la rugiada, come nei bei giorni dell'anno, di posare sulle piante le sue goccie benefiche, che colla luce devono riflettere i colori dell' iride ; appena caduta sulla terra, è colpita dal freddo , e le migliaja di prismi di ghiaccio, tinti dall' aurora, spariscono ai primi raggi del sole. La nebbia si stende al mattino sulla campagna ; le pianure rassomigliano vasti mari, in mezzo ai quali si innalzano le foreste, come isole coperte di vegetazione. Nubi di vapori si aggirano sui fianchi delle montagne , o ne ascondono le alte cime ; più tardi si veggono lambire le colline , e poi scio- gliersi neir aria. Qualche volta discendono ingrossandosi, e si frasformano in una sottile e fitta pioggia. Ammirale la sorprendente circolazione dell' acqua , che è la vita della terra; questa si innalza tramutala in un vapore, invisibile ai nostri occhi, ascende nell' alto dell' atmosfera, ove condensandosi forma quelle nubi mobili e di variale fornje, che ci riflettono gli splendidi colori della sera, e la magnilì- cenza del sole nascerne; ricade sulla terra, cangiala in pioggia, nebbia o rugiada, poi corre a vivificare le campagne, e nuova- mente SI innalza per formare ancora le nubi. Gli alberi più non presentano la loro fresca verdura ; le foglie mutarono aspetto, ed altre tinle si piesenlano al limi- tare della foresta. Ogni albero ci mostra allora un nuovo co- lore, che lo distingue dagli altri; la verdura al suo declinare incomincia a scolorarsi, ed acquista la tinta delle foglie dis- seccate. Quelle della belulìa divengono gialle, si staccano, e coprono l'erba dei prati e dei boschi; i faggi sono carichi ili foglie morte di un bruno rossiccio ; i ciliegi salvatici presen- tano tutte le varielà del rancio e del rosso, che brilla parti- colarmente alla estremità dei rami; questi gareggiano di liole coi nespoli (1) e coi sorbi (:2), e la vincono per il carmino (1) Mespilus gennanicuSf Linn, (2/ Surbus aucupataria^Liim. 12D sparso sulle loro foglie. Come la betulla, anche il [)ìoj)po passa dal giallo pallido allo slesso colore più carico. Il noce (1) diviene nero presso il pero salvalico (2); la quercia (o) perde ogni suo ornan)cnlo , mentre il frassino (4) sulla som- mità delle colline, e V intano sulle rive dei ruscelli, sono gli ultimi a deporre le loro vesti estive. I prati rimangono verdi lincile non vengano colpiti dal gelo, ed ancora €i olfrono i fiori moribondi dello strozzacane, e le ultime corolle dell' epatica bianca (5). Le siepi formano tut- tavia piumate ghirlande intorno ai prati ; la lanlana diviene rossa, e Tacerò screziato di giallo e di verde annunzia il passaggio dall'autunno air invei'uo ; la frangola (fi) non ha più che poche screziature di bistro e di porpora, e la vitalba domina in tutti i cespugli, e li copre coi suoi piumati ed ar- gentei grappoli. Spesso pensieroso e meditabondo in mezzo ai boschi, io era improvvisamente riscosso dal rumore di una foglia , dw. cadeva staccandosi dal ramo. Invano cercava gli alati cantori che avevo udito intuonare sulle cime degli alberi le più me- lodiose e soavi note! Io rammentava l' anemolo di primavera, gli splendori della state; ma la ghianda matura, che si slac- cava dall' antica quercia, mi annunziava V avvicinarsi del- l' inverno. Non più fra le foglie trascorreva il lieve zeffiro, ma il vento fischiando traeva seco le foglie morte, e faceva roto- lare sul suolo le erbe disseccate. Quante meditazioni e gravi pensieri inspirano queste pas- seggiale solitarie, quando sì rivolge la mente al nulla delle nostre vanità puerili , che il soffio della fortuna atterra in un istante, come la foglia secca che cade ai nostri piedi ; (juando si pensa a quei fiori sì belli che profumavano la primavera, agli alberi freschi che ci difendevano dagli ardori I (1) Juglaìis regia Linn. (4) Fraxinus excelsior, Linn. (2j Pyrus communis, Linn. (5) Parnasski paluslris, Linn. (^) Qazrcus robur, Linn. (6) Rhamnus frangula, Linn. / Giardini, voi IL Settembre, 1855. ^ 130 estivi, e che ora sono soltanto resti o cadaveri, che aspettano la risurrezione! Quante anime pure passano per tal modo sconosciute sulla terra, e spariscono come la foglia trasportata nella inimensiià dell' atmosfera ! Voi vedeste gli ultimi bei giorni dell' autunno , ed i raggi fjuasi scolorali del sole, che discende sotlo V orizzonte. Egli fa brillare i serici tessuti, che l' operoso ragno affida alla zolla, sollevata nel campo dall' aratro. Molte specie di insetti si sono raccolti nello strato d'aria che tocca il suolo riscal- dalo; si riunirono in falangi, si agitano per ogni verso, si innalzano, discendono, sembrano fuorviare, ma ritornano an- cora, e si aggirano intorno, senza che noi possiamo indovi- nare né r effetto, né la causa di un tanto agitarsi. Forse vogliono ancora godere qualche giorno di vita ? Perchè queste riu- nioni di esseri che vivevano solilari, e che si raccolgono nel momento che sta per finire la loro esistenza ? Non lo sap- piamo. Ma siamo noi forse più saggi di loro ? La nostra esi- stenza è spesso consacrata a più misere preoccupazioni ; in- decisi fra l'ambizione e la vanità, trascinati dalla foga delle passioni, sospesi fra il vizio e l' inerzia, cercando nell'avve- nire le memorie del passato ; come V insetto noi arriviamo air inverno della vita, come lui, ci lasciamo dietro l'obblio , ed il vento cancella ogni memoria, livellando la terra sul no- stro estremo asilo. Gli augelli avvertiti dall' istinto, o dal presentimento, si di- spongono ad intraprendere lunghi vinggi. Le rondini, che con celere volo radevano la superficie delle acque, o scherzavano neir ai-ia con una rapidità maggiore di quella del vento, si riuniscono in grandi frotte , ed allora fanno udire un canto diverso dall' usato, ed interrotto da note staccate, che hanno al certo un digerente significato. Parlano forse dei pericoli ilei viaggio, del dolore della partenza , della speranza del ri- torno? Che significano quei loro accenti si variamente modu- lati? Esse si innalzano si abbassano, si raccolgono nuovamen le , gorgheggiano ancora una canzone, e partono cogli ultimi !5! giorni sereni. Addio, amabili creature, che ci avevate conli- dalo la vostra esistenza ed i vostri più dolci sentimenti ; ad- dio ; sopraggiuuge l' inverno, e climi più fortunati vi aspet- tano ; per voi sole è dolce V esilio. Partite, non assistete a queste tristi giornate, in cui la natura asconde le sue bellezze sotto un lenzuolo di neve; addio, ma ritornate; non siete voi forse le veloci messaggere della primavera, dei fjori, e degli amori ? Tav. VI. ì, e VI. 2. (TavoSe W2S e ^111 del ^aioriiaSe.} LETTERA SESTA. Famiglia delle Malvacee e delle Aurmìz iacee. Quanta voluttà non provo io mai nel ripensare a' quei tempi l'elici, quando ancor giovinetto indugiava attorno ai!e siepi raccogliendo e mangiando ie caselle (i frutti) della malva!! Fu questo il priuìo mio passo in botanica, e non era senza orgoglio eli' io faceva conoscere le piante che le produ- cevano a' miei compagni meno istruii. Parecchi anni dopo , quando le cure e i piaceri della vita avevano ormai cancellata ogni memoria delle gioje dell'adolescenza, io passai alcp.ni giorni in Noraìandia col mio amico M. di ì*. , quando un (il le sue piccole ragazze mi corsero incontro saltellando colle mani piene di fresche e succose caselle. Io non so se fu per' r associazione d' idee operata dalla ben nota parola , o pei vezzi infantili di quelle amabili e vispe creature , ma quei frutti mi parvero i più squisiti in sapore , come sono i più vaghi e simmetrici nelle forme Se paragonaste una di queste caselle con quiioto avvi di più ammirabile nelle opere del- l' uomo, di quanto non vedreste queste ultime scapitare ai confronto! i52 Non solamente siamo noi presi da meraviglia alla perfe- zione e inlendimenlo ammirabili coi quali rimarchiamo essere coslruUa questa parte si oscura fra le cose creale, quando la osserviamo ad occhio nudo ; ma usando del microscopio la meraviglia si cangia in istupore pel continuo rivelarsi di nuove bellezze a seconda che si aumenta la potenza del vetro am- plificatore, sino a che giunta la medesima al suo apice noi ci troviamo dinanzi agli occhi una magnifica e deliziosa pro- spettiva, i' orizzonte della quale va indietreggiando di quanto noi ci avanziamo Né sì inimitabile bellezza è propria soltanto delle parti esterne; tagliale una casella in due, ed ogni porzione vi potrà mostrare e cavità e sepimenti e semi ed embrioni disposti con l.'de invariabile regolarità da sorpassare ogni credere, se non sapessimo per esperienza di quanto sia ad esso superiore la simmetria che regna nelle opere della natura. Voi che pascer gli intenti occhi bramale In ciò che bello appare agli occhi intenti L' Universo vastissimo guardale E le infinite in lui forme de^li enti; Follia chi dir voglia di Intle il nome, E follia chi saperne il quale e il coìiìc : Saggio inlenlo ammirando è in ciascheduna E le veste bellezza varia ed una. Versi di G. M. Io m' accorgo d' avervi parlato delle sumenlovate curiose produzioni come di cose a voi di già ben note; mentre è pos- sibilissimo che ciò non sia. In quesl' ultimo caso non avete che a dirigere le voslre ricerche ai lati delle strade, o in qualche prato per esser sicura di trovare ciò che si chiama una Malva; noi ne abbiamo due specie comunissime , T una a piccoli fiori carnei , T allra a fiori grandi listali di porpora: quest' ultima è uno dei Cwv'i più eleganti delle nostre campa- gne, e si chiama Malva comune o salvatica o maggiore (Malva syfrcsfrìs) ; od è questa app'into che voi preiulerele ora n 135 saggelto del vostro studio. Questa pianta (Tav. VI. 1) cresce sino all'altezza di due od anche (re piedi, quando venga ri- sparmiala dal beslianie. Essa ha caole ramoso, eretto, d' un color verde assai pallido, lutto coperto da lunghi peli , che frequentemente sono sparsi sulla superficie di esso caole riu- niti in mazzetti a peli divergenti, e diconsi, in allora, stellati Le foglie sono rotonde e divise non mollo profondamente in circa cinque lohi, il margine dei quali è punteggiato; le loro vene sono reticolate. Alla base dei picciuoli delle foglie veggonsi due piccole stipule rassomiglianti a scaglie. Dal- l'ascella delle foglie sorgono i singoli (lori. Sotto al calice stanno tre piccole brattee formanti un involucro (fig. 3 a). Il calice è composto di cinque sepali riuniti assieme circa sino alla metà; esso è affatto molle e munito di lunghi peli de- licati. Cinque grandi petali screziati di color roseo- porporino ciascuno dei quali ha presso a poco la figura di un cuneo ed è punteggialo all' estremità, costituiscono la corolla, la quale «piando è fiorita è considerevolmente espansa; prima di que- sto tempo i suoi pelali stanno, in modo singolare, accartocciati entro al calice. (ili slami sono assai diversi da tulli quelli che noi abbiamo sino ad ora esaminati; consistono essi in una colonna vuota portante alia sua estremità superiore un gran numero di an- tere, ognuna delle quali è munita di un corto filamento (fig. 1), ha la forma di un rene, e contiene una sola cavità invece di due, come avviene di solilo. I botanici dei tempi andati apposero il nome di colonna alla parte di tal nome e non indagarono più oltre pensando forse essere la medesima un organo speciale delle Malvacee. Al giorno d' oggi siamo troppo curiosi per accontentarci così facilmente e vogliamo sapere la precisa natura di ogni parte. Questa colonna dunque è formala dai filamenti che saldaronsi assieme sin dai primordj del loro sviluppo senza potere poi separarsi, tranne che alla cima dove hanno 1' aspetto di filamenti. Supponete che gli stami dell' Ipenco si fossero 134 riuniti assieme in questo modo, quando eran giovani , e voi iiweie una colonna precisamenle eguale a quella delle Malvacce. Esamineremo ora il pistillo Tfig. 2j; esso è formalo da pa- recchi carpelli saldati assieme circolarmente attorno a un cen- tro comune e fornuuio così una specie di disco, dal mezzo del (juale sorgono gli stili. Siccome i filamenti, così anche gli stilt sono attaccati insieme alla base in forma di colonna ; ma si separano presto di nuovo ed in allora voi potete dire, anno- verandoli, che ciascun carpello ha il suo proprio stilo perchè ^;i hanno esallamenlc altrettanti siili quanti carpelli. Da ultimo si presentano le caselle che sono il frutto imma- turo. Noi esamineremo il frutto a perfetta maturauza. Esso consiste in un numero di secchi carpelli che si separeranno ben presto gli uni dagli altri e dal corpo centrale al quale erano originariamente uniti. Ogni carpello (fjg. S) contiene un seme ad embrione curiosamente ripiegato, e riempie V in- tera cavità; essendo i carpelli tutti della stessa grandezza e pai(.'nte, (juasi insipido ed e 15:; per questo che le capsule o casplle sono cercale con Inula avidità. In India si fa un uso giornaliero delle capsule di una mal vacca chiamata Ochro, e in altri luoghi Gobbo (llibiscu.s csculenlus) , la mucilagine della quale è grandemente ricercala per inspessire i brodi : si imporla anclie essiccata in Inghil- terra. L' altra che possiede queste proprietà mucilaginose in alto grado in tutte le sue parli, è la favorita dei medici, spe- cialmente francesi, per fare impiastri. Noi siamo però ben lungi dall' esaurire le proprietà della famiglia delle Malvacee parlando della sua mucilagine. Dessa ha parecchie altre ed assai più iniportanti prerogative. In bellezza non la cede a nessun' allra famiglia veget^ile ; parecchie fra le piante appai'- tenenli al genere Hibiscus, sono alberi, arbu.sti od erbe, che portano (lori della più grande dimensione, delle più belle proporzioni, e dei più sorprendenti colori; valga per eseui- ino r Hibiscus Irionum. Un' altra pianta cospicua pe' suoi liori di un brillante color chermisino è V Hibiscus Uosa Sinen- sis, di color nero, i suoi peiaH macchiano in nero gii oggetti che toccano, e i Chinesi se ne servono ancora per annerire le loro scarpe. Parecchie varietà di esso sono comuni nelle nostre serre , di modo che voi potete farne , se vi piace, lo slesso uso dei Chinesi. Le fibre del caole di alcune Malvacee possono servire a far cordami; ma egli è la sostanza filamentosa che riveste i semi di diverse specie componenti il genere Gossypium, che è di tale preminente importanza da riclamare per la famiglia delle Malvacee un rango, nel regno vegetale, inferiore soltanto a quello occupato dalle Graminacee. Tale filamentosa so- stanza è il Cotone , il quale per nessun altro concepibile mo- tivo^ tranne quello di provvedere 1' uomo dei mezzi per ve- stirsi, formasi in prodigiosa abbondanza sul dorso dei semi delle piante da Cotone, dai quali viene separato, e dopo varie operazioni riducesi in filo. Viaggiatori increduli e creduli let- tori furono cagione che si credesse per lungo tempo all'esi- stenza del Baromelz od Agnello Scitico, creatura che si diceva appartenere per mela al regno ammate e per mela ai regno vegetale; la pianta del Colone ha , di gran lunga, più forti diritti al nome di pecora vegetale. La semplicità de' suoi caral- ieri e la singolare disposizione de' suoi stami rendono inutile il parlare più a lungo di quest' ordirle naturale di piante. La famiglia alla quale io debÌ30 ora dirìgere la vostra at- tenzione è quella delle Auranziacee. Gli aranci, i limoni e simili altri frulli soi>o prodotti da piante le quali rappresentano una famiglia perfeltamcnlo di- stinta da tulle le altre, e che noi chiamiamo delle Auranziacee. Sono tutte indigene, di regione più calda della nostra e ai)- bondano principalmase del pistillo è cir- 157 conciala da un aneìlo, sulla periferia csleraa del fjuale sono inseriti gli slami. Se voi tagliale un ovario , lo troverete contenere parecchia cavità , in ciascuna delle quali vi ha una doppia serie di ovuli (fìg- 5 e 6). Sin qui nulla di nuovo; ma appena V ova- rio incomincia a cangiarsi in frullo, si va operando in lui un gran mutamento ; molli ovuli periscono , la grossa corteccia incomincia a separarsi dalle parli attigue e Unisce col non aderirvi che assai debolmente , come sapete, e nello stesso tempo una quantità di piccoli sacelli polposi sporgono ini;ianzi irì ciascuna cavità, divenendo sempre più aquosi, sempre più acidi e finalmente più dolci finché l'intera sostanza del frutto è un ammasso di dolce e gralissima polpa. La natura di questi otricelli non può facilmente rilevarsi negli aranci delle bot- teghe, ma se voi ne esaminale uno di quelli nati nelle serre, la sua struttura sarà molto più palese. Non credete però che la presenza delle succose cellule nel- r interno delle cavità del fruito sia un carattere essenziale della famiglia delle Auraoziacee ; esso non lo è che del genere cilrus. In tutti gli altri generi il fruito è internamente carnoso e fragrante, ma non succoso. Così poche sono le piante analoghe agli aranci e facili ad incontrarsi, eh' io non farei che stancarvi senza profitto espo- nendovi i loro nomi. Concludiamo adunque per questa volta riassumendo il carattere essenziale della famiglia delle Auran- ziacee, il quale, ridotto alla sua forma più semplice, può espri- mersi cosi: Foglie, fiori e fruito disseminali di trasparenti ricettacoli ripieni di fragrante olio volatile. Foglie che si uniscono per- fettamente ad articolazione piana sul picciuolo. Stami in piccol numero ed ipogini. Frullo carnoso. Spero che questa mia, insolitamente corta, vi compenserà delle mie prime più lunghe. i:ì8 SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA SESTA. I.** Famiglia delle Malvacee. \]n ramoscello della Malva selvatica (Malva sylveslris). — 1.^ Uq' antera colla parte superiore del filamento. — 2.^ Un pistillo mostrante l'ovario, la base colonnare degli stili, e gli stili. — o.^ Un calice chiuso sul frutto in maturaaza; a foglie dell' involucro. — 4/* Un frutto maturo che sta per dividersi ne' suoi carpelli. — o.^ Uno dei carpelli dislaccato dagli altri e veduto da un lato. — {]° Il medesimo tanliato in mezzo per mostrare l'embrione; dal luogo dove giace V embrione, uno solo dei cotiledoni è visibile; in a, b è h radichetla. II.° Famiglia delle Auranziacee. Un ramoscello dell' /lm)?c2'o comune. — 1.^ Un fiore mo- strante il calice, i petali colle macchie oleose e la sommità degli slami. — 2.^ Uno stame, con antera, veduto di fronte. — 5.^ Lo ^\-:-^so in senso inverso. — 4.^ Un pistillo, col suo disco a. alla periferia inferiore dell'anello o disco, si vedono le cic;;;rici cagionale dalla separazione degli stami. — 5.^ Una sezione trasversale dell'ovario, mettente a nudo le numerose celle, e le doppie linee di ovuli. — 6.^ Sezione perpendicolare dello stesso, quantunque ad un periodo ben poco avanzalo voi potete vedere nella parete dell'ovario i ricettacoli nei quali incomincia a secernersi V olio ; a il disco. — 7.° Una porzione di foglia maggiore del naturale per mostrare le cellule conte- nenti l'olio. 139 BIBLIOGRAFIA Pen* le fA«as;ÉÌ!«»j8asiie esozzc del MoblSI sSg;nQ>r3 &«o- BSatxeiia* — MEilasio coS tipi di Auioisio ArzcSone e C. fl855. Parrà strano trovare annunziato un libretto col sovraespo- sto titolo in un giornale di orticoltura, ma cesserà ogni sor- presa quando si sappia, clie 1' autore del medesimo, il dottor nobile Cesare Della Porla, imprese a descrivere la magnifica villa Sopransi in Tradate, da lui visitata nel maggio del cor- rente anno, la quale coil' annesso giardino fu ideata da quel versatile ingegno che fa Giuseppe Jappelli , di cui abbiamo altra volta tenuto discorso (V. / Giardini, Voi. I.^pagloG), uomo dotalo di imaginativa sì feconda, e talvolta anche tra- boccante, particolarmente in quanto spetta all' arte di formare i giardini, che dal Cittadella venne chiamalo l' Ariosto dei (jiardini. L' opera però, ideata, come si disse, dal Jappelli, fu condotta a compimento, non potendo egli sopraiutendervi, dal- l' ingegnere Cereda e dall' architetto Terzaghi , ma sempre sotto la immediata direzione del nobile proprietario, avvocalo Sopransi, il quale seppe per cosi dire immedesimarsi colla mente del Jappelli. L' autore percorre con un amico il palazzo di stile nornìan- no, e l'amenissimo giardino, e con elegante stile fa partecipe il lettore della sua ammirazione. Dopo avere esaminalo esterior- mente il maestoso palazzo, che ha la forma di un castello con statue di antichi guerrieri, torricelle, veroni, e leggiadrissimi pinacoli, per un cancello sostenuto da due bassi torrioni entra nel giardino. Egli ci conduce^, or ascendendo ora discendendo, per tortuose vie, ora fra alberi fronzuti, ora fra gentili arbu- sti, ora fra macchie di fiori, ad un ponticello di legno, passato il quale, la scena che prima era lieta e ridente, si cangia in I 40 triste e lugubre; ci troviamo in una valle deseila fra tuuìhe spezzale, chiese dislrulle, ed altre macerie, ove sembra sia passata sopra secolare devastazione. Fra colli scoscesi , in mezzo a rupi, si entra nella grotta, la quale, osserva T autore, essere ben lungi « da quelle arcadiche strutture che prima del Jappelli decoravano alcuni giardini ; sibbene una imagine di quei vani immensi, che natura scavò sotto la corteccia terre- stre nelle viscere dei monti. » Noi non ripeleremo la descri- zione di questa grotta, che udiamo vantare per bellissima da quanti r hanno veduta , ma ci piace riportare le impressioni che il signor Della Porta provò nell' uscirne. « Una sinuosità a mezzo quella galleria, egli dice, li toglie allo sguardo l'orizzonte; indi all' usciia d'improvviso li si apre davanti, a breve distanza da' tuoi passi, spaziosa super- iicie d' acqua, e quasi già senti il brivido del vicino periglio , ma tosto rilevi l'illusione, che, varcato il limitare, ti conforta scorgere a destra amico sentiero tra verdi lauri e magnolie, e contento t'arresti a contemplare lo spettacolo di quell'ampio «■-necchio che, scintillante dei raggi solari, riverbera vaghi e tremoli sprazzi di luce sulle pareli della vòlta sotterranea ; a mirare le ridenti sponde di quel bacino, i succedenti fabbri- cali, e più lungi i campi, ed a molte miglia i monti; a re- spirare la brezza che pare da questi venire ad increspare la cristallina superficie e ad innondarti il petto, libera, pura, olez- zante, e fra tanta voluttà di cheli circonda una natura festosa riassumi coli' occhio e colla mente le delizie di questo Eden, ed i prodigi dell' arte che formò il pittoresco giardino , in cui ti si alternano scene così variamente anìuiirabili, e li si sve- gliano sensazioni cotanto diverse ed opposte : arte difficile, la quale anziché sorella, può chiamarsi compendio di (ulte le altre. » E nuove scene bellissime ci mostra dalla Montmjnola, e, fa- cendoci scendere per una via ombrosa tagliata nella rupe, ci fa altravcrsare un ampio ponte, ci guida alla riva del lago, che trascorriamo su lieve ^navicella , poi seco proseguiamo il 141 giro dell' amenissimo giardino, sinché ci introduce ad ammi- rare neir interno il sontuoso palagio. E noi siamo grati al signor Della Porla di averci col pensiero fatto percorrere questo amenissimo giardino che non abhiamo mai veduto, e solo sa- rebbe stato nostro desiderio si fosse più lungamente soffermato a mostrarci le innumerevoli piante di lìori originali da lontane regioni e climi disparatissinii, di cui parte crescono in piena terra e sempre allo scoperto, ed altre esigono accurata difesa, fomento di fattizia temperatura, delle quali il giardiniere , versatissimo, gli aveva indicalo le denominazioni ammesse dal- l' uso volate dalla scienza. S. VARIETÀ SIczsi per dlstraggcre le forniSche dS Giuseppe FSisumaiÈn. Il seguente metodo usato dal signor Baumann , e che to- gliamo dalla Belgique Horlicole, ci sembra razionale, e noi invitiamo gli orticoltori italiani a farne esperimento , pre- gandoli di volerci ragguagliare dell' esilo , come pure di comunicarci quegli altri metodi che i medesimi trovarono ef- ficaci a liberare i loro giardini dalle formiche. La Redazione. T nostri orticoltori, solleciti di porsi al livello dei progressi della pratica orticola , estendono sovra una maggior scala che non per lo innanzi le seminagioni degli ibridismi che vanno facendo su i Rododendri, le Azalee , i Gigli, e le Calceolarie, molti altri generi di piante, laonde in luogo di servirsi delle terrine, poste nelle serre , le fanno per la maggior parte nelle ajuole. È appunto in tali ajuolc, state riparate dalla piog- gia, e rese inaccessibili ai geli, che i laboriosi imenotteri si compiacciono di scavare i loro ricoveri invernali, ove, sotto 142 \i\ terra, traila dalle loro tortuose gallerie, seppelliscono migliaja di pianticelle appena spuntate in embrione, e le sof- focano privandole dei due elementi indispensabili al loro svi- luppo, l'aria e la luce. Per ovviare ad untale inconveniente, e prevenire delle perdite, talvolta irreparabili, 1' orticoltore cercò coi seguenti mezzi, i quali, come si vedrà, non vanno esenti da capitali difetti, di liberarsi dell'incomoda schiatta mirmica. Il sublimato corrosivo , per esempio , misto al miele, che alcuni orticoltori preconizzano per la distruzione delle formi- che, è un mezzo poco efficace agli occhi de' chimici, poiché essendo il miele composto per la maggior parte di zucchero d' uva, ha la stessa qualità del zucchero di canne , cioè di trasformare il deatocloruro di mercurio (sublimato corrosivo) in prolocloruro dello stesso metallo (calomelano), che solo ha una virili antelmintica (di uccidere i vermi intestinali), o las- sativa, in luogo della proprietà corrosiva e tossica del su- blimato. L'essenza di trementina, ed altre essenze, come la nafta, il succino elettro , ecc. , possono essere ulilmeole adoprnti per scacciare le formiche dalle fessure degli alberi, o da qua- lunque altro luogo ove non si trovino piante; ma adoprando (juesto mezzo nelle terre seminate , si farebbe perire più presto ciò che si desidera di conservare, che non ciò che si vuol distruggere. Uno fra i migliori mezzi per liberarsi all'istante di tutte le formiche, che [)Ossono avere invaso un' ajuola, è quello di porre una spina rella (Gasterosteiis aculealns^ Linn.) sovra un formicajo ; appena questo pesce incomincia a decomporsi, la maggior parte di quegli ospiti incomodi e dannosi si allon- tanano. Si ottiene ancora il desideralo scopo prendendo dell' olio d' oliva qualunque altro olio grasso , in cui si faccia scio- iiliere dei fosforo alla temperatura di 45 a hQ gradi di calore, ri nesia ìdo per un quarto d' ora la mistura, per delerniinarne la SO! azione. Si lascia IVeddire, e btisla gcllare alcune goc- 1 4-5 eie di quest'olio fosforalo nel formicajo per far partire lo- stymente tulle le formiche. Io mi sono servito più volle, e sempre eoa esilo felice, del seguenle metodo, e del quale consiglio l'uso a tulli gli orli- eoliori, che hanno la niala sorte di avere delle ajuole infestate dalle formiche. Faccio macerare una libbra di tabacco in foglia per venti- (juatlro ore nelT acqua piovana , faccio colare per un feltro la macerazione , avendo cura di ben comprimere le foglie ; verso nuovamente sul residuo dell' acqua piovana, e lo lascio macerare altre venliquallro ore. Mischio poscia le due mace- rjizioni, che lascio evaporare al fuoco sino che giungano alla consistenza dell' amido. Quando voglio distruggere un formi- cajo, io misciiio due o tre granirne di questo eslraUo di nico- ziana con pari quantità di calce viva, e faccio cadere alle uscite delie gallerie «n tale miscuglio, nel quale la calce ha la pro- prietà di eliminare dalla sua combinazione la nicotina, ciìe uccide air istante ie formiche al loro passaggio. Queslo me- todo ha il vantaggio che 1' oriicoltore non ha più a temere di veder fuggire le formiche , per cercare altrove un nuovo ricovero. L'illustre botanico Filippo Parlatore di Firenze, noslro col- laboraiore, trovandosi ora a Parigi incaricato di una missione scienliOca, ha esposto alla Società botanica di Francia la de- scrizione ed i disegni dell' Apfiijllantes monspelìcusis, pianta propria del bacino del Mediterraneo , che per lo stelo e le foglie somiglia ad un piccolo giunco, e pe' suoi (ìori al ga- rofano. Il professore Parlatore ha mostrato come questa pianta non possa annoverarsi fra i gionchi , nò porsi nella famiglia delle liliacee, come hanno fallo finora i botanici, ma che deve essere considerata come ii tipo di una nuova famiglia di piante che egli chiama aphyllantacee. Slczzo di distrus;g;ero 1' erSia nel cortili e n«i viskU de' giardlui. D'ordioario si leva l'erba col sarchiello, oppure la si strappa mediante un certo uncino di ferro; ma si tosto l'operazione è fatta r erha ricaccia e bisogna ritornare da capo, ciò clic costa tempo e denaro; il meglio dunque sarà di ricorrere alla seguente ricelta, che troviamo nella Bclgigue Horticolc : « Prendete un vecchio calderone; mettetevi dell' aqua con una quinta purle di calce viva e una ventesima di fior di zolfo, ponete il miscuglio al fuoco , fatelo bollire rimescolando il tutto per alcuni minuti. Rilii'ate la caldaja dal fuoco, levate Ih parte liquida, aggiungetevi due volle il suo peso di aqua or- dinaria indi adaquate lecatlivc erbe di cui vi volete disfare.» lil^ii^ta E2ìetcoroS»e3ca del mese di agosto. La colonna termometrica nello scorso mese di agosto non offerse notevoli sbalzi; dappoiché col i.°di dello mese per grado Hìassimo fornì 2o^^4 e per minimo IS'^9. Essa si elevo iì 27^,0 massiuìo e a 17",0 minimo nel successivo giorno che segsìò ^27'\A e 16". 7 il di tre. Le più marcalo repentine differenze seguirono nei giorni 5, 14, 22 e 23 ; perchè dal 2o",3 che era il termometro nel giorno 4 , discese al 20^,9 nel susseguente di o, e dal 20°,1 che era nel giorno 15 sali ad un trailo a 23^2 nel di 14, e dal 24^0 che era nel giorno 21 discese al 21^6 nel vegnente 22 per salire dappoi al 2o^D n^l giorno 23. La più elevala lempcria fu avvertila il 5 di agosto essendo salita la colonna termometrica a 27^,4, mentre la più l»assa occorse il 10 essendo disceso U mercurio a 11^8. L' igrometro fu versatile tra il 40,8 minimo che si nolo nel giorno 6 e il 65, G che seguì nel 30 agosto. Ventisette furono i giorni sereni e solo in quattro di fu ve- duto il cielo coperto da nubi. Se si eccettui leggiera pioggia che seguì alle 8 pomeridiane e che riprese alle D pure pomeridiane del giorno 8 nessun altro refrigerio ebbe la terra, per cui fu lamentata straordi- naria siccità. D. F. T. Andrea Ubiclm, Editore risponsabiie. Tip. (inerii ci mini. I GIARDINI GIORNALE D' ORTICOLTURA Prtig^no-daUcro della Tìr^isaia (DiospìfÈ^s Wii'ffininÈta.) (Tavola IX ) Questa sorta di Prugno, che dai botanici e detto Diospy- ros — dal greco a^s-:, Dios, Giovo, e -^p'^, pyros , frumento — Virginiana perdio originario delle contrade della Virginia, spelta alla famiglia delle Ebanacee, ed è un albero che si eleva dai 20 ai 50 piedi , non lattescente e a legno assai compatto. Le sue foglie, molto belle, ovate e puntate, sono alterne, co- riacee, intere ; il suo fiore è di colore giallo ma di piccola mole e si mostra nel luglio ; mentre il suo frutto non è maturo se non al cadere delle foglie, il che occorre nel novembre. È opinamento di molli scrittori che i Diospyros siano piante arboree spettanti alle coste settentrionali dell' Africa, ma Des- fonlaines ed altri non li rinvennero colà. Alcuni Diospyros, e massime il D. lolus, che è un albero grande ed assai bello, crescono in oggi naturalmente sotto il bel cielo d' Italia, dap- poiché trovansi nei boschi che fanno corona alla capitale Sa- bauda. Il frutto del D. lolus viene mangiato, ma vuoisi sia di sapore poco gradevole. Il D. Virginiana dà, giusta quanto assicura l' illustre Mor- ren, il frutto della grossezza di una prugna comune, sferico , terminante in una piccola punta. Egli ha la pelle liscia di co- lore ranciato assai vivo, e si adorna di fiori di un vago blcu come r uva, che vanno forniti alla base d' un calice quadri- lobato, ovale e leggermente puntato ai lobi. I fiori vengono / Giardini, voi. Il Ottobre, 1853. IO 146 sorretti da brevissimo peduncolo , che serve poi a sostenere il frullo, il quale, allorché pel frefldo autunnale si è fatto ma- turo, viene mangiato siccon^e una nespola , e si mostra di UD gusto sommamente piìi delicato. Il fruito racchiude da sei ad otto grani schiacciati, duri, semicircolari, lisci, e, giunto a maturanza, è gustato come un dattero cai quale divide il sa- pore dolce, per cui può essere convertilo in eccellente confet- tura. Nel paese suo originario viene utilizzato per conseguire alcool spirilo di vino, e per preparare una specie di bevanda fermentala che grandemente assomiglia al sidro. Coli' aqua calda e il luppolo si ottiene una birra assai gradila. Il celebre Rantonnet si loda sommamente della fertililà di quest' albero fruttifero, e, al dire di Morren, la sua fruttifica- zione deve pure tornare propizia in piena terra. Avuto riguardo alla facilità con cui si consegue, è da insistere perchè anche presso di noi, siccame si praticò non a guari in Inghilterra, sia a tentarsene la coltivazione; la quale sarà per accrescere la nostra pomologia di altro novello frutto di eccellente bontà. L' illustre Morren amerebbe che venisse allevato nelle aran- ciere nelle serre fredde; e noi aggiungiamo che il prezzo di quest' albero è tale da mostrarsi alla portata delle più limi- tale finanze degli orticoltori, in quanto che, dal catalogo di uno dei nostri più dislinli stabilimenti orlicoli, è offerto agli amatori ad assai modico prezzo. L' albero è di si beli' aspetto che può fare assai vaga mo- stra anche nei giardini di piacere; per cui, all'utile del pro- dotto, si consegue il diletto della vista. S^s^^l^-- •^■ nm^ 'I y. .i{\ / " ^^ 'r^. ,roporzione che passa tra il contenuto ed il contenente, e lo spazio che inutilmente si oc- cupa, quello riceve sovrabbondanza di nutrizione che non può opportunamente elaborare e inferma per eccesso di stimoli ; mentre ad opposto inconveniente corrono quegli altri che, se- guendo il costume dei giardinieri, che allevano per commercio i piccoli getti pianticelle, e gli uni e le altre affidano a vasi di piccolissima capacità. Col crescere le piante, le radici loro non possono convenientemente spaziarvi , né trovano quella quantità di alimento che loro è necessario; per cui intristiscono e muojono innanzi tempo. Le piante, che si educano in vasi , debbono trovarsi d' or- dinario in vasi alquanlo inferiori di capacità al bisogno loro, perchè nel più dei casi si adopera una terra, che, sotto poca quaiHilà, offre copia maggiore^di principj nutrilizj di quanto presenta quella che si impiega per la coltivazione in piena 167 ^erra ; ma le cure dell' educatore delle piante da vaso deb- bonsi rivolgere eziandio al bisogno di tramutaile di recipiente quando, pel loro sviluppo, reclamino un tanto bisogno, il cbe è più positivamente avvertito : a) dalle j-adici cbe escono da] foro cbe trovasi nel centro del fondo del vaso; b) dal venire ben presto secca la terra, che nel vaso è conienuta, e ciò in onta pure dei frequenti inaffiamenti ; e) dal vedere farsi lan- guida, triste la pianta ; ci) dal scemare il bel verde delle foglie e tendere alTingiallimento ; e) dal dare fiori scarsi , piccoli ed imperfetti. Le norme a seguirsi per far luogo al cambio dei vasi in mas- sima sono le medesime tanto per le piante a piccolo caole ed erbacee, quanto per quelle a tronco legnoso e suffrutice. Vuoisi adoperare in ogni caso la maggiore diligenza perchè, nel- J'eslrarre la pianta dal vaso, sia conservato integro il pane (1), Se questo pane è grande, e cbe non possa essere capilo nella mano, il rovesciamento del vaso si opera , non già sopra la mano, ma sopra una tavola, e a norma della mole della pianta si ricorre all'assistenza altrui. Qualora l' escita del pane non sì consegua con facilità, il cbe può seguire per copia di radici, allora è mestieri battere leggermente gli orli del vaso rove- sciato contro un corpo legnoso duro , avvertendo di tenere sotto il pane la mano, per evitare che uscendo abbiala pianta a cadere a terra e guastarsi. Si agevola inoltre V uscita intro- ducendo nel foro inferiore del vaso un pezzo di legno arroton- dato e duro , e con esso si spinge il pane inferiormente e, in quanto sia per abbisognare, si fa pure scorrere tra le pareti interne del vaso e la terra contenutavi una lama di coltello. Se però con tali mezzi non è possibile avere V uscita della pianta col suo pane , allora varrà meglio sagrificare il vaso che il vegetabile. Escita la pianta, debbonsi attentamente esaminare le radici, a Gne di asportare tutte quelle cbe hanno in qualche modo (1) È il pane quella terra che sta attaccata alle radici delle piante- 168 patito, e con prudente riservatezza si tagliano le radìchelte che si trovano in giro, lasciando intatte quelle che corrispon- dono al centro, a meno che queste non si mostrino guaste o putrefatte. Ciò fatto si balte la zolla leggermente perchè si stacchino la terra sovrabbondante e le parti recise. Le epoche nelle quali debbonsi effettuare i trapianti sono per r ordinario in autunno ed in primavera , ma si possono pure eseguire in ogni tempo compreso dall' aprile al settem- bre. Dopo quesl' ultimo mese, né prima dell' aprile si eviterà ogni movimento; ed in quanto la pianta sia ricca di radici, si adopreranno più frequenti inaffiamenti, attendendo l'oppor- tuna stagione p(?r operarne il trapianto. È pratica di alcuni orticoltori stranieri di ridurre a pic- cole dimensioni piante di qualche mole, senza che per ciò ne torni danno alle loro qualità; ma questa pratica non vuolfsi estesa a tulle le piante, in quanto che, molte non vi si prestano altrimenti. Sonovi piante che, a bene prosperare, richieggono d' essere allevate in vasi piccoli, mentre grandemente patiscono se si educano in ampi vasi. Tali sono , a cagione d' esempio , le acacie, le fuchsie, i cadi, ecc. Di tutti i recipienti quelli che meglio rispondono all'alleva- mento delle piante , specialmente a tronco legnoso, sono le casse di legno, le quali vogliono essere inverniciate esterna- mente ad olio, e la superficie interna spalmata da uno strato di catrame. Per gli agrumi, per le piante grasse e per gli ar- busti esotici è bene che le casse siano fatte in modo che si possano facilmente scomporre e ricomporre, affinchè sia dato con facilità procedere al trapianto dell' arbusto. I vasi di terra poi, per V allevamento dei fiori, debbono es- sere ben cotti, che diversamente sono fragili, si imbevono so- verchiamente d' aqua che trattengono con facilità, si coprono di piante microscopiche parassite, le quali inoltre otlurano i pori delle pareli e vietano la libera circolazione dell' aria per entro il pane; per cui il vegetabile allogatovi perisce per i69 (lifeltodì nulriziofle e di aria. Essi avranno la figura di un cono troncato e rovescialo senz'orlo, e per quanto sia possibile a forma eguale, non inverniciati né esternamente, ned inter- namente ; e al fondo di ognuno di essi vi sarà un foro nel centro perchè abbia uscita V eccesso dell' aqua. 11.^ Scelta della terra per la coltivazione delle piante da vaso. Errano grandemente i novelli dilettanti di Flora , quando danno di mano senza le volute diligenze, ad ogni sorta di terra per operare le varie seminagioni , pel trapianto dei novelli germogli da un vaso ali* altro. Difettando essi delle leggi fisio- logiche proprie a ciascuna specie di vegetabili, e manchevoli delle necessarie cognizioni chimiche per saper valutare i rap- porti che esistono tra la vita della pianta e gli elementi nu- tritizj che trovansi nelle diverse terre, non possono con co- gnizione di causa far scelta opportuna ; e mentre si avvisano aver bene proveduto per una data pianta con una terra pin- gue, essi non vi arrecano che i germi di gravi e letali malalie. Il solo studio fisiologico delle varie piante da giardino senza un' esatta cognizione della natura del terreno , certo non è bastevole: che profondità di vedute occorrono pure tra i bisogni vitali di dette piante e gli elementi nutrilizj contenuti in ogni sorla di terreno, il quale per riguardo alla prevalenza di una, piuttosto che di altra delle tre terre principali — ar- guta, calce, silice — viene distinto in argilloso-siliceo-calcare, in siiiceo-calcare-argilloso, in calcare-siliceo-argilloso , ecc., ie quali specie tutte si distinguono colle comuni denomina- zioni di terreno forte e leggero , freddo e caldo , umido e secco ecc. Avvertirono già gli agronomi, e con questi gli orticoltori , che alle piante a radici grosse e ramose conviensi un terreno 170 forte, compatto e tenace — argìlloso-calcare-sìliceo — men- tre per le altre, a radici numerose con minute ed assai dilicate barbatelle, doversi terreno soffice , decomposto e sostanzioso — siliceo 'Calcare-argilloso — misto a terra vegetale (humus). Male, certo, opererebbe colui che affidasse a terra forte le piante grasse, siccome sono a cagion d' esempio , i cacti, gli aloe.... perchè per queste vuoisi un terreno alquanto leggero, — Gli è vero che per alcun tempo certe piante sem- brano prosperare egregiamente in un terreno che la teoria accenna non bene adatto alla natura loro ; ma la successiva irrefragabile logica dei fatti viene a provare come la sensata teorica non erri ; perchè V azione vitale negli esseri organiz- zati, ove venga spinta di soverchio , esaurisce ben presto le proprie risorse e l' esistenza dell' individuo è di breve durala. Ciò è dato avvertire nella educazione delle piante per troppa copia di nutrizione. Ben è notato non solo dai fisiologi, ma eziandio dai pratici, che le piante intristiscono e muojono innanzi tempo se sieno affidate a terreno difettivo dei necessarj elementi nutrilizj, il che consuona colle leggi generali che stanno al governo della vita organica di lutti gli esseri della natura. Le piante a radice bulbosa, tuberosa, esigono terra leggera mista a parti eguali di terriccio vegetale bene consumato. Una terra troppo pingue nuoce grandemente al loro ben es- sere e per soverchia nutrizione muojono. — I garofani vo- gliono per lo contrario terra grassa, forte e non mollo smi- nuzzata, e a meraviglia prosperano se alla terra si mescolano le vinacce già riposate da un anno almeno. La proporzione di queste, giusta l'osservazione, viene portata tult' al più ad un terzo. Di soverchio ci dilungheremmo se per ogni specie di piante si avesse ad indicare la natura della ferra che le conviene; ma però non vuoisi omettere di avvertire che T orlicollore, il giardiniere, il dilettante di fiori , che si occupano in ispecie dell' allevamento di piante nei vasi, debbono fare soggetto di 171 assennato studio la organica orditura delle loro piante, i biso- gni fisiologici che tengono, l'indole chimica delle varie terre, dei diversi concimi , affinchè sia loro dato provvedere di quella sorta di terreno che meglio è per convenire piuttosto ad una che ad altra specie o famiglia di vegetabili. Chi di- fetta di tale corredo di cognizioni è un cieco che percorre una via per lui già battuta più volte, ma che non è in grado di evitare que' pericoli che più spesso gli sovrastanno. Quando 1' orticoltore sarà al possesso di tanta dottrina, procederà con giudizioso criterio al tramestamento delle varie terre tra loro, air aggiunta di una quantità maggiore o minore di terriccio vegetale, di vinacce, di concime di cavallo, di bue, di co- lombo, di guano ecc., ed arriverà a correggere il difetto , o r eccesso di quegli elementi che concorrono al buon anda- mento delle varie piante. Della esposizione. Le cure, che il dilettante dei fiori , il giardiniere, debbono avere, vogliono estendersi eziandio alla esposizione da ac- cordarsi alle piante nelle varie stagioni dell' anno. Neil' au- tunno ed in primavera avranno la cautela di tutelare le piante dalle copiose pioggie e dai venti; nell' estate le guarderanno dal soverchio sole e prediligeranno in generale l' esposi- zione di levante ; e nel verno pensino a ripararle dal freddo, né si lascino troppo facilmente adescare dal tepore di qualche giornata per dare alle loro piante un' esposizione air aria li- bera, perchè, messe ad un tratto sotto l'influenza di una elevata temperie e ripassando dappoi a più bassa temperatura, risen- tirebbero gravissimo danno da tali repentini squilibri. I locali, per ricoverare nel verno le piante , debbono essere bene illu- minali, della capacità bastevole pel numero dei vasi da con- servarsi, rivestili di paglia o di legno, bene asciutti. Di quando n2 in quando verranno arieggiati e riscaldali artificiaìmcnle al- lorché la temperie si mostri mollo bassa. Che se in generale si tiene , come superiormente fu avver- tito, la esposizione a levante come la più favorevole, pure vuoisi avere riguardo all' indole dei varj vegetabili, dappoi- ché in particolare, pei frulli tardivi e difficili a pervenire a compiula maturanza, richiedesi una esposizione a mezzodì , onde il sole possa più vigorosamente e lungamente agire so- pra di essi. Abbia però presente il coltivatore delle piante da giardino che ogni esposizione offre dei particolari inconvenienti. Infatti r esposizione a mezzodì soggiace a venti gagliardi sullo scor- cio dell' agosto per cui cadono molli frutti. Nella primavera V esposizione di levante è sottoposta a vento secco e freddo che annebbia le foglie e i getti novelli massime dei peschi ; mentre in questa stagione soffrono le piante esposte a ponente all'altro vento che conduce a male e Gori e frutti ; e nell'au- tunno poi i venti connaturali atterrano i frulli. Il tramonto è una esposizione loJlerabile pei frutti estivi messi a spalliera, ma non per quelli d' inverno. Il seltenlrione non è silo per una propizia esposizione, per essere poco so- leggialo, e quindi la maturanza dei frutti o non avviene, od è assai tardiva, e i medesimi si appalesano di poca fragranza e alquanto insipidi. Nello scegliere una esposizione da darsi alle varie piante ri- chiedonsi fondate cognizioni di organografìa, dì fisiologia e di indole dei varj vegelabili ; e il tracciare norme che valgano a guidare in argomento il giardiniere per ogni e singola pianta sarebbe lavoro assai grave e scccagginoso, e per noi basterà r avere avvertilo alle cose generali e al bisogno di assennato studio per acquistare le necessarie cognizioni, onde provve- dere alle individuali esigenze del vegetabili. t75 £ia Botanica pel «esso sdentile di a. Ijinttiey. Tav. VII. 1, e VII. 2. (Tavole Xl e XU del Giornale.) LETTERA SETTIMA. Famiglia delle Steli ariee — ■ Metamorfosi delle piante Famiglia delle Portidacee Piante grasse — Stomi o pori respiratori. Sin dal primo frequentare un giardino, voi avrete falla la conoscenza di quei bei fiori odorosi delti garofani, dei quali havvene di rossi, incarnati e variopinti, e ne avrete cerlamente anamirato le belle linee, e la simmetria colla quale i loro petali sono disposti. Non è del pari fuori del caso, che vos abbiate qualche sentore d'una pianta piìi umile chiamata slei- laria (stellaria media) la quale popola gli angoli abbandonali dei giardini. Il gettajone o gettone {Agrostemma Gilhago), la violina di macchia (Lychnis dioica) , il fior del Cuculio o Margheritina rossa (Lychnis flos Cuculi) e varie specie di Bubbolini (Silene), sono del pari bei fiori, che voi potete pro- curarvi, sia col farne incelta nei campi, sia col cercarne pei giardini. Tutte queste piante si rassomigliano in un numero si grande di caralteri importanti da doverle unire in un gruppo parti- colare chiamato Famiglia delle Stdlariee , che è compo- sta per la massima parte di piante poco interessanti o di poca bellezza, nessuna delle quali è dotata di proprietà nocive. Seb- bene le stellariee sieno di poco interesse, sono però tanto co- muni, che chiunque aspiri a divenir botanico deve imparare a distinguerle, non fosse che in vista di poche specie che a somisliaiiza dei garofani ci sono faniiirliarissime. r74 Per isliidiare la slrutUira di questa famiglia , io non voglio consigliarvi a prendere in esame 1' istessa Stellarla , essendo essa pianta a fiori piccolissimi ; cerchiamo invece altre specie nelle quali tutte le parti possono essere facilmente osservate, come per esempio il garofano glauco (Dianthus glaucus) di Svezia ; se voi non potete procurarvelo , cgn' altro può del pari servire purché non sia doppio. Questa piccola pianta è chiamata Glauca, vocaholo latino, che vuol dire verde di mare, perchè le sue foglie, come quelle di molli altri garofani, posseggono questo colore in grado ri- marchevole. I loro steli sono forniti di nodi all' origine delle foglie, le quali sono strettissime , intere , ed un poco aspre ai margini, e munite di una sola vena che scorre da un' estre- mità air altra. Come possiamo noi dunque accerlare se que- sta pianta sia esogena o no? non essendovi in questo caso che una sola vena da osservare , il carattere della disposi- zione reticolata delle vene, che ahhiamo veduto servire di guida per distinguere le piante esogene, non si potrà menomamente riscontrare. Tale difficoltà semhra a prima giunta insuperabile, e voi dovete supporre che il tempo sia arrivato di dover ricorrere alla pazienza ed al microscopio, onde poter rilevare il nu- mero dei cotiledoni componenti T embrione e servirsi di que- sto carattere invece di quello somministrato dalla disposizione delle vene delle foglie. Ma, sia detto a vostro conforto, non siamo ancor giunti a punto sì scoraggiante; che molli mezzi esistono di poter determinare se una pianta sia esogena o no, senza contare i cotiledoni. Quello che io ho scelto è uno dei più facili a comprendersi ; ma prima devo far menzione di alcune materie delle quali non vi ho per anco parlato. Voi non ignorate, senza dubbio, alcuno di quei fantastici racconti tolti da antichi poeti, in cui persone vengono trasformate in alberi o animali o rocce. Narrasi, per esempio, che una giovin donzella pianse tanto a sì cald^ lagrime, che fu cangiata in ruscello; u:i' altra fu mutata in ragno perchè osava emulare 175 la Dea della sapienza nel tessere : questi racconti venner chiamati metamorfosi; nome che i botanici adottarono 'per qualche cosa di affatto simile che realmente succede nelle piante. Più sopra ho parlato delle differenti parli del fiore come di organi affatto distinti, ed è certissimo che petali, stami e pistilli, hanno ciascuno i loro ufGzj particolari da com- piere. Nel medesimo tempo però sembra affatto certo che tutti questi sono ad un grado notevolissimo formali come le foglie; che in sul principio di loro formazione sono assoluta- mente eguali alle foglie giunte allo stesso grado di sviluppo; che solo dopo qualche tempo assumono i caratteri di organi speciali, e che, per conseguenza, tulle le volte che organi speciali vestono i caratteri delle foglie ordinarie, egli è per- chè qualche ostacolo venne a frapporsi alla loro particolare formazione o metamorfosi. Così noi troviamo foglie in luogo di petali 0, come dicesi ordinariamente , petali trasformali in foglie, in alcune specie di tulipani doppj ; sepali e pistilli spesso mutati in foglie nelle rose doppie; tutte le parli del fiore cam- biate in foglie in altre piante, e quantità di casi simili che sono a cognizione del botanico. Di tulio voi potete trovare particolari circostanziati nella mia Introduzione alla Bota- nica , o in altre opere di simil natura , che su tal materia non esiste alcun dubbio; e questa teoria è la base di tulle ìe odierne opinioni intorno alla reale sirutlura dei fiori e dei frutti. Non è mio intento entrare in tali questioni: non poteva però omettere di farvene cenno. Procediamo ora alla pratica applicazione del suesposto. Se le parli del fiore non sono altro che foglie in uno slato par- ticolare, ciascuna di queste parli, su cui le vene possono es- sere scoperte, potrà servire a mostrare la disposizione di esse vene al pari delle foglie istesse. Nei garofani i pelali sono in- teramente espansi e pieni di vene, e perciò opportuni ad es- sere esaminali, e la loro struttura potrà indicarci se il garo- fano sia esogeno o no. Voi li troverete perfettamente reticolali, e con ciò resta sciolto il problema. 176 Il garofano è pianta esogena, ed ha foglie opposte, intere, ed aderenti colla loro base ai nodi rigonfi degli steli, il ca- lice consiste in un tubo composto di cinque sepali uniti as- sieme e separati soltanto in corrispondenza della estremità su- periore. Internamente ad essi trovansi cinque petali, ciascuno dei quali presenta un' unghia ed un lembo. Le unghie, come esse vengon chiamate, sono strettissime e disposte circolar- mente all' interno del calice ; i lembi sono mollo dilatali ed irregolarmente frastagliali. Dieci sono gli stami che partono da un corto sostegno, che trovasi sotto T ovario , il quale per conseguenza è supero e non contiene che una cavità, nel centro della quale scorgesi un piccolo ricettacolo coperto da una gran quantità di ovuli. Gli stili sono due, ciascuno dei quali finisce insensibilmente in due stimmi esili e frangiali. Il frutto diviene una casella o capsula secca che si apre alla estremità in quattro denti o valve. Tav. VII (Gg. 4). La struttura del seme è varia e di nessuna importanza pel nostro presente assunto. Questi sono i caratteri del garofano, e questi, in massima parte^ sono quelli della famiglia cui rappresenta, e si possono così formulare: caoli con nodi rigonfi, foglie opposte ed in- tere, stami pochi ed ipogini, ovario con più stili, una cavità ed un ricettacolo centrale coperto da ovuli. Niente di simili! ci venne dato sin' ora d'incontrare. I generi sono molto uni- formi nella loro struttura e vengono solamente conlradislifiii da caratteri facilmente osservabili da chicchessia. Delle piante comprese in questa famiglia si fecero due di- visioni, una delle quali ha sepali uniti in un tubo e 1' altr;. invece li ha affatto separati. Nella prima divisione trovasi il garofano , vien ricono- sciuto per le brattee alla base del suo calice (fig. 4 a) , ed alcune altre piante, fra le quali jle seguenti sono le princi- pali: la Sileno o Acchiappamosche, ha tre stili ed una pic- cola cresta all' estremità superiore dell' unghia di ciascun 177 pelalo; questa pianta fu denominata Acchiappa mosche dal se- cernere spesso una materia viscosa alla quale restano prese le mosche. Il Getlajone (Agrostemma) ha cinque stili e pelali interi ; la Licnide alla quale appartiene il fior del Cuculio (Lychnis flos Cuculi), e la Violina di macchia (Lychnis dioica) per tacere della splendida Lichnide Calcedonica dei giardini, ha cinque stili e petali divisi. Alla seconda divisione noi rapportiamo la Stellaria, la quale ha Ire stili e petali bilobati; V Arenaria ha tre stili e petali interi, ed il Ceraslio, il quale ha cinque stili ed una casella di forma curiosa, oblunga e terminata da dieci denti. Tanto poco è l'interesse attaccato a queste piante che io le lascio da parte onde parlarvi invece di un altro ordine , che loro rassomiglia sotto differenti aspelli e che per di più le supera in bellezza. Imaginatevi di avere una Stellaria con due sepali ed uno siilo , ogni altra parte restando la medesima , e voi avrete un ordine cbe, mentre a prima giunta sembra per tal modo rassomigliare alla famiglia delle Steliaiiee, da potersi da essa a mala pena distinguere , differisce ciò non ostante per vaij e importanti caratteri. Non solo le foglie sono alterne invece di essere opposte, ed il caule privo di nodi alle giunture, ma havvi una costante disposizione nei caoli e nelle foglie a di- venire carnose, o, come dicesi ordinariamente, grasse. Le piante per tal modo organizzate appartengono alla famiglia delle Portulacee, cosi chiamata, perchè la Portulaca, che ora si trascura ed era, tempo fa, in gran credito come insalata, appartiene a questa famiglia. Questa famiglia contiene molte specie bellissime pei bril- lanti loro lìori rossi o gialli; sono sempre innocue, anzi sa- lubri ; parecchie specie però hanno piccoli petali, e in allora non sono che umili erbe. Quale rappresentante della famiglia delle Portulacee voi non potete scegliere migliore e più adatta modello della Calandrina grandiflora (Tav* VII, 2), pianta Giardini voi II. Ottobre 185g. 12 178 che cresce nel Chili, ed ai presente moltissimo coltivala. Il suo caole e le foglie differiscono grandemente dai caoli e dalle foglie delle Sleìlariee. Il calice è formato da due sepali (fig- 1 e 4); cinque petali si schiudono ai primi raggi del sole, fa- cendo mostra della lussureggiante e rubiconda loro tinta per chiudersi di nuovo al tramonto. Ai petali tien dietro una quan- tità considerevole dì stami, e nel centro trovasi un ovario con una sola cavità, ed un ricettacolo centrale coperto di ovuli ; r ovario è sormontato da uno stilo che finisce in un largo e peloso stimma lobato. Il frullo quando è maturo si spartisce in quattro valve (fig. 4), e dà uscita ad una quantità di semi di color nero (fig. 5 e 6), e rassomiglianti, nella interna loro struttura, ai semi del maggior numero delle Sleìlariee. L' umile Monlia Fontana, un bel genere di piante americane chiamalo Claylonia , le stesse Portulache , molle delle quali sono bellissime , e la Calandrina del Chili sono i più cono- sciuti rappresentanti della famiglia. Mentre la maggior parte delle Sleìlariee trovasi nei prati o luoghi ombreggiati o in situazioni o clima dove sono abbon- dantemente provvedute di umidità , la famiglia delle Portula- cee al contrario ricerca precipuamente i luoghi più esposti ad un calore asciutto, e fiorisce quando ogni altra pianta è già pe- rita vittima della siccità e del caldo ; e ciò devesi attribuire alla natura particolare dei loro steli e delle loro foglie , che, come abbiam detto più sopra, sono carnose o grasse. Le Por- tulacee abbisognano di un modo particolare di coltivazione, quale io passo ora ad esporvi. Quando nella prima mia lettera io vi esposi brevemente il delicato ed ammirabile meccanismo pel quale le foglie sono atte alle loro funzioni organiche , io ho omesso di dirvi alcun che iutorno ai loro pori respiratori o stomi ; questo ò il mo- mento opportuno di spiegarvi che cosa essi sieno. Tulle le foglie sono coperte da una pellicina estremamente tenue e delicata, che voi potelre spessissimo levare : se voi ne 171) iiieUete mia piccola parlo ne!i' aqua, e l' osservate coi mi- croscopio contro ia luce, voi vedrete un numero di piccoiis- simi spazj ovali attraversati nel loro mezzo da una linea ; e se voi avrete pazienza e ripeterete le vostre osservazioni so- pra un gran numero di loro, voi ne vedrete molti aprire, in corrispondenza della linea, una specie di boccuccia. Tali boc- cuccie chiamansi pori respiralorj, e sono organi pei quali le foglie assorbono ed esalano l' aria od il vapore in essa so- speso. In alcune foglie sono assai grandi e numerosi e in que- ste la respirazione è molto attiva : servon d'esempio le foglie della Vite ;, in altre invece sono tanto piccoli e poco nume- rosi, da farci quasi dubitare dell'esistenza in esse della re- spirazione come nella Portulaca e nelle piante grasse in ge- nerale. Si crede perciò di dover attribuire la succolenza al non poter le foglie liberarsi deli' aqua assorbita dalle radici e divenute per così dire idropiche. Il porre mente alta differenza del potere respiratorio nelle varie piante, è una delle chiavi per ben conoscere il vero nieiodo di coltivarle. A ciò si ebbe riguardo, sono già molli acni, trattandosi di piante grasse, che si tengono per con- seguenza in serra calda , 1' aria della quale è mantenuta asciutta coir omettere gli inaffiamenli nella stagione inver- nale. Le piante grasse nello stato di rapida vegetazione sono così scarsamente coadjuvate dai pori respiralorj , che abbi- sognano di una temperatura ben secca perchè le foglie ab- biano a liberarsi dell' aqua che a loro fluisce dalle radici; e di conseguenza se per caso nello stadio di loro rapida vege- tazione tengonsi in un' atmosfera lunida diventano idropir.he e malaticcie o cadono ben presto in deperimento. La funzione poi degli organi respiralorj, che nel pieno vigore della vegela- zione estiva sì esercita di già debolmente, nell' inverno dimi- nuisce ancor d'avvantaggio e riducesi quasi a nulla. Ciò non ostante le radici continuano ad assorbire l'umidità dal suolo finché il medesimo ne contiene , e se T umidità è in molta 180 copia, ne consegue il deperimento ed anche la morte della pianta, perchè V aqua, che le foglie non possono eliminare , corrompesi e imputridisce. Ciò essendo, si trovò necessario di non adaquare in tempo d' inverno le piante grasse bastando loro il vapore che in questa stagione, e in climi simili a quello d'Inghilterra, trovasi sempre sospeso nell'atmosfera. Egli è per queste ragioni che le piante grasse crescono e vegetano molto meglio delle altre piante nelle sale abitate. In esse le piante in generale soffrono per insufficienza di luce e d' umidità atmosferica. Ma le piante grasse sembrano abbi- sognare di minor quantità di luce delle altre, e dalla secchezza dell' ambiente ritraggono maggior vantaggio che danno. Io vi consiglio dunque se vi prende voglia di abbellire le vostre stanze di fiori, a scegliere di preferenza le piante grasse. La famiglia delle Portulacee è ben lungi dall' esser la sola in cui si trovino specie grasse , potendo le medesime appar- tenere ad ognuna. Molle famiglie infatti, composte per la mas- sima parte di altre piante, ne contengono anche di grasse ; alcuni ordini naturali però ne abbondano più che altri: ser- van d'esempio le Sempervivee , le Cacteeì, le Asclepiadee , le Euforbiacee e le Asfodelee. xMa egli è omai tempo di por fine a questa mia, tanto più eh' io temo debba essere molto lunga quella che seguirà. SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA SETTIMA. I.° Famiglia delle Stellar iee. Garofano glauco. — i.^ Un petalo separalo, suU' unghia del quale vedesi un' appendice membranacea. — 2° Gh starai e i due stimmi, levati il calice e la corolla, a è il sostegno dell' ovario. — 3.° Sezione perpendicolare di un ovario m(»- strante il ricettacolo centrale a, al quale sono attaccali di ovuli, —4.'^ IlfruUo maturo rivestito del suo calice mostram»? 181 ■Ah sua base le brattee a. — ^.^ Un seme. — 6.^ Il medesimo diviso perpendicolarmente per mostrare V enibrione. — 7.^ Un embrione estratto dal seme. — a. Un seme di un' altra pianta, la Violina di macchia (Lychnis dioica), tagliato per mezzo perpendicolarmente e mostraiUe il ricurvo embrione ; a V al- bume. 11.^ Famiglia delle Portalacee, Foglia e ramoscello fiorilo della Calandrina grandiflora. — 1.^ Un bottone di fiore, coi sepali e la corolla che incomincia a sbocciare. — 2.^ Stami e pistillo. — o.° Perpendicolare se- zione dell' ovario, mostrante il ricettacolo centrale al quale sono attaccati gli ovuli. — 4.^ Un frutto che incomincia ad aprirsi co' due sepali dai quali è protetto. — 5.^ Un seme con una porzione del suo funicolo. — 6.^ L' istesso tagliato per mezzo onde mostrare T embrione e 1' albume a. Alcune coBisiderazSoBìM sopra la vegetazioue delle piauic aqfaaticlhic. Da varie esperienze istituite sopra la I^ayas fluvialilis, ì Potamogeton natans, — pusillum, — pectinalum, — ser- ratumy — compressum, — lucens, i Myriopkijllum verii- cillalum, — spicatum e sopra molte Conferve, sarebbero stati condotti i celebri Cloèz e Gratiolet a poggiare : Che lo svolgimento dell' ossigeno nulla si accenna nella oscurità e poco sensibile alla luce diffusa; mentre assai rapido si mostra sotto l' influenza della luce solare ; Che non occorre nel primo caso , in onta all' opinione ge- neralmente abbracciata, alcun sviluppo della benché minima i82 qiianlilà di acido carbonico, ed invece la sua decomposizione seguire m grado 9ssai pronunciato pel concorso di vetri varia- mente colorali, accennandosi massima sotto l'influenza dei vetri incolori e trasparenti, rossi, verdi, azurri; Che la decomposizione dell' acido carbonico in dette piante aquatiche, tuttoché esposte all'azione della luce, non ha luogo quando la temperie dell' ambiente, in cui si trovano, è a + 4° centigrado ; mentre mostrasi operativa quando giunge il ter- mometro a + 15° ed essere poi massimo a + 30" ; Chela decomposizione, in quanto abbia avuto principio, continua anche ad un grado minore di + IH*' sempre che vi concorra V intervento della luce ; ma arrestarsi in ogni caso a -j- 10°. Questo fatto bene consuona colle osservazioni di Chevruel sopra la circolazione dei succhi vegetali ; Che sebbene la vegetazione continui, ed abbia luogo la de- composizione dell' acido carbonico nell' aqua privata d' aria per mezzo della ebullizioue, pure queste due funzioni vegetali si rallentano ben presto e alla fine cessano del tutto dopo quattro o cinque giorni e allora il bel verde delle piante si fa languido ; Che, durante la vegetazione delle piantò sommerse, occorre svolgimento di gas nitrogeno a spese degli elementi che con- corrono alla chimica costituzione dei vegetabili; per cui è in- dispensabile una continua riparazione e che perciò il nitrogeno, sia libero o combinalo, è un alimento indispensabile alla vita delle piante aquatiche. Avvertirono però: che l'alcali volatile ed i suoi sali, disciolti sì r uno che gli altri nell' aqua, tornano mai sempre di danno alla vegetazione di queste piante, dappoiché vietano a che la decomposizione del gas acido carbonico segua liberamente. Finalmente videro che il carbonato di calce si deposila bensì sopra la pagina superiore dei Polamogeton , non mai sopra la inferiore; dal che vorrebbero inferire che 1' assorbi- mento dell' acido carbonico essenzialmente occorra dalla pa- gina superiore delle foglie. — Noi però non possiam dividere 183 V opinione dei dotti esperimenlatori, in quanto che nelle delle piante aquajuole troviamo le foglie superiori, che sempre ac- compagnano i fiori bianchi dei Potamogeton, colla pagina su- periore liscia e coperta da una inverniciatura e diversificare nei loro caratteri filognostici dalle altre foglie sommerse. Le leggi della chimica ci sembrano baslevoli a dare ragione dei come avvenga V avvertilo deposito del sale calcare, in quanto che sappiamo che il bicarbonato di calce mostrasi sommamente solubile nell'aqua, mentre pochissimo solubile lo è allo stato di neutralizzazione; che il carbonato acido presto abbandona, pel concorso dell' aria libera , 1' eccesso del suo acido e da solubile si fa insolubile. Vennero poi i dotti esperimentatori ad una interessante con- chiusione riguardo all' andamento che tiene V ossigeno pro- dottosi dalla decomposizione dell' acido carbonico. Credono essi di aver potuto dimostrare che V ossigeno costantemente discenda dalle foglie alle radici. Infatti , collocando un ramo di Polamogeton provedulo di alcune foglie in posizione oriz- zontale neir aqua , videro essi seguire mai sempre lo scolo dal- Teslremità più prossima alla radice. D. F. T. I%'QitH*Iz3oaìc delle piatite. La pianta è un essere organizzato che nasce, cresce, si mol- tiplica e muore. Quel periodo, che trascorre dalla nascita alla morte di un essere organizzato, è detto vita; e perche questo periodo abbia a decorrere secondo le leggi imposte dal Crea- tore, abbisogna che l'individuo organizzato aspiri ed intro- duca entro di sé materie straniere, le quali, opportunamente «3laborate, valgono a farla aumentare in lunghezza e larghezza. Questo processa dell'organizzazione vivente è detto nulrizione. 184 Era pensamento degli antichi che la sola aqua fosse per ha- stare alla nutrizione delle piante, e sehhene dalle esperienze di Van-Helmont, di Duhamel e di molti altri un tale avviso avesse acquistato qualche grado di ammissihilità, pure sorsero Bergmann, Kirwan e tanti altri, i quali addimostrarono la in- sussistenza di quelle esperienze. Non altrimenti è a dire di quanto imaginarono molti fisici che dall' aria la pianta solo tragga gli elementi di sua nutrizione. Sehhene Taqua e l'aria tornino indispensabili alla nutri- zione vegetale, pure per sé sole sono insufficienti a tanto la- vorio, e abbisognare ben altri elementi che, congiunti o di- sciolli neir aqua e col concorso dell' aria portati nell' interno dell' organismo vegetale modificati o solo all'aria stessa me- scolali, sono suscettibili di subirvi variati operamenti sollo r impero della forza biogenica e perciò divenire atti ad essere assimilali dalla pianta; sicché le varie cellule, di cui risultano in uliima analisi organografica costituite le piante e gli animali, acquistano in lunghezza ed in larghezza. Questi elementi ven- gono somministrali per le piante dal suolo che risulta, quando sia coltivato, da un miscuglio, in variale proporzioni, di tre terre e di materie vegetali ed animali prive di vita e già pas- sate a putrefazione. Oltre le accennate sostanze, altre pure concorrono a formare ciò che dicesi terreno coltivabile, ma queste non sono che elementi accessorj. Dalle esperienze recentemente istituite da PolstorlT — An- nalen der Chemic iind Pharmacie, lom. LXII, i80 — par- rebbe addimostralo: che possa seguire anche in terreno del tutto inorganico, cioè privo di materie organiche in putrefa- zione, una rigogliosa vegetazione, e che perciò i principj or- ganici, che valgono a nutrizione dei vegetabili, in questo caso procedino dall' aria atmosferica ; per cui la produzione delle sostanze nitrogenale non sarebbe subordinala alla ricchezza del suolo di materie azotate , ma meglio dalla maggiore pre- senza di principi anorganici nel suolo; e quindi le varie forme d'ingrasso minerale agevolare od impedire la vegetazione. 185 Sebbene il duca di Salm-Horstmar — Journal fur prafa. Chemie, Ioni. XXXIX, 270 — sia pervenuto a far vegetare una pianta non aquatica neil' aqua in cui eranvi gli elementi minerali cbe quella pianta suol trovare nel suolo , pure nou giunse mai a conseguire sotto queste condizioni alcun fruito, Percbè la pianta abbia a vegetare bene è mestieri ferinità di suolo, il che dipende da due circostanze particolari, cioè dalla conveniente proporzione del miscuglio terreo, e da una giusta proporzione di principj nutritori; e quindi non a torto i concimi vennero ripartiti in due classi , cioè in concimi inorganici, i quali non consistono che nelT aggiungere quella specie di terra, di cui il suolo è difettivo; ed in concimi or- ganici che nou sono altra cosa che materie organiche — ve- getali od animali putrefatte — alle a fornire, mescolale colle terre, i principj nutritizj. D. F. T. VARIETÀ. IVotIzie orticole relative ali» g:raeide Esposizione aniverMaic di Parigi. Un gentile nostro abbonalo , che tiene stabile domicilio in Venezia e che prese parte alla universale Esposizione seguita in quest'anno nella capitale francese, ci è cortese di tenerci informali di alcune delle cose che all' orticoltura e al giardi- naggio più particolarmente si riferiscono. La modestia di lui vuole che le cose avvertite siano avute non già quale un com- plesso di quanto gli fu dato notare in queir emporio della umana industria, ma si abbiano quali semplici memorie di ciò 186 che vide fra tante maraviglie orticole e che meglio valsero a richiamare la sua attenzione. — Crede la Redazione del Gior- nale di far cosa grata a' suoi Associali di tenerli informati di quanto la cortesia del nostro ahbonato ci ha comunicato, e fraltanio in questo fascicolo riportiamo il seguente suo articolo su tale argomento. La Redazione. Nella universale Esposizione parigina, che si accenna oltre ogni credere ricchissima d' ogni prodotto industriale che il genio inventivo dell' uomo seppe produrre, fa assai bella mo- stra una collezione di piante variegate del signor Pélé, il quale concepì il pensiero di procedere a tale collezione e vi riuscì felicemente. Il publico, per vero dire, non si fermava ad esa- minare quella curiosa collezione, perchè non era tale da de- starlo ; ma i veri amatori di Flora, gli intelligenti, con com- piacenza la contemplavano, perchè era assai ricca di piante di rara bellezza e tutte di varietà diverse. Fra le molle di queste mi parvero degne d' essere ricordate la Coronilla glauca, la Tussilago farfara, la Spirwa ulmaria, il Sambucus cana- clensis, il Trifoiium nigrum (curiosissimo), il Thimus citrus, il Bolemoniam variegalum, la Vi7ica major (pianta oltre ogni dire elegante), il Phlooc suaveolens, V Ulinus a foglie variegate; come pure a foglie variegate erano tutte le accennale piante. Oltre le anzidette notai le Eriche; e qui cade in acconcio avvertire: come al cambiare dei tempi mutino i gusli. Infatti chi si fa a scorrere il Dumont de Caursel iscorge quale im- portanza e quale estensione si accordava a' suoi di alla colti- vazione delle Eriche ; mentre in oggi , tranne la Germania, dove s'incontra qualche grande stabilimento in cui si colti- vano con ispecialità unitamente alle piante della Nuova Olanda, è si limitala che è gran fortuna trovarne una bella collezione. È vero però, che questo bel genere torna difficile, ed anche in qualche silo impossibile a coltivarsi. — Le Eriche mostra- vansi poi splendidamente nella collezione del signor Carlo 187 Michel, ed è non tanto agevol cosa formarsi un' idea del sor- prendente effetto che determinava la riunione di tante graziose varietà di piante ; sicché a ragione si possono dire alberi in miniatura. Delle numerose ^nc/ie dame vedute, mi parvero degne di particolare ricordo V E. vestita coccinea, V E. limnoi- des, \ E. mirabitis , VE. Pelersonii; ma quelle che meglio primeggiavano erano VE. vestila alba e VE. ventricosa coc- cinea major. — L' E. Estoniana aveva i flori che singolar- mente rassomigliavano a quelli della Cuphea platyc.enlra. Il signor Dufoy, di cui avremo occasione di intrattenerci più lungamente quando parleremo dei geranii , espose una numerosissima collezione di Petunie. Altri orticoltori avevano qua e là dei gruppi nel giardino; ma, ove si ^eccettuino al- cune varietà a fondo verde o contornate da zone verdi e di qualche altra degna di essere avvertita per V ampiezza della corolla, questo genere nulla avrebbe offerto di straordinario. — La maraviglia però delle Petunie veniva presentata non da un giardiniere di professione, veterano dell'arte sua, ma da un amatore, il signor Duvet impiegato, credo, presso la Banca di Francia. Infatti, sotto il nome di Petunia imperiale bianche à fleurs doubles, esponeva egli una pianticella ancora unica nel suo genere che, come il nome stesso indica, è a fiori doppj. Questi fiori erano tali nello stretto rigore del vocabolo, e non presen- tati da quel complesso che al ciarlatanismo dà argomento di spac- ciare per tali quando giungono, meglio per un' abnormale pro- cedimento organografico, che per assennatezza del giardiniere, ad arricchire di una piccola appendice una vedova corolla. La Petunia imperiale bianca del signor Duvet èva realmente a fiori doppj come un bel garofano doppio , come una viola doppia, infine come tutti i veri fiori doppj. — Questa curiosissima va- rietà forse darà argomento agli orticoltori di stabilire una nuova sezione nel genere delle Petunie; e si spera che l'anno venturo sarà posta in vendita, tanto più che mi venne detto andare il proprietario proveduto di molli vigorosi esemplari. — Come avviene nei diversi rami dello scibile umano, così 488 pure in botanica pare ornai tutto possibile. La Dahlia bleu, il Garofano hlcu e molte altre piante si hanno lìu qui quale un semplice desiderio che per una realtà ; ma chi oserebbe affermare che non sia per sorgere un giorno in cui un altro dilettante, un nuovo fortunato cittadino, amatore intelligente di Flora, non arrivi a tramutare il colore dei pelali di quei fiori in un bel bleu o in altro che grandemente a questo si avvicini ! Stia in una prudente riservatezza il dilettante dei fiori e non dia troppo facile ascolto alle pompose descrizioni che vengono date da quel men delicato negoziante di piante (un di detto giardiniere). Molte piante sono poste in vendita con ampollose descrizioni, con pomposi nomi tolti a prestanza da grandi personaggi, o vestiti da enfatiche parole, e a prezzi più spesso favolosi. Ricercale sopra le parti che conipoiis;ono i vari cicli eliocaudali, e rapporti che csKtnno tra qncsti e il nnnicro delle parti florali nelle piante dicotiledoni, di i^ennotti. h' autore da queste nuove sue ricerche conchiude : che le foglie opposte, sebbene più frequenti , delle alterne , sono la conseguenza di un aborto del virticillo ; che la predisposizione organica, che cagiona questa scomparsa di una parte , è più costante presso alcune specie, generi e famiglie che in altre; per cui ritiene che torni agevole il dare contezza: 1." del for- tuito incontro di tronchi trifogliati fra quelli a foglie opposte, e viceversa di tronchi opposti fra quelli a foglie ternate; 2.° del modo con cui le foglie possono, modificandosi, giungere a for- mare i verticilli fiorali. Egli poi pensa di poter islabilire che il sei è il tipo delle parli del fiore, e il tre quello delle foglie opposte. (CosmoSf voi. VII, 383.) i89 fjcssi che, sccoB)do lo »ieKsogf'e»*nton9, reg:o!ano lo .^¥ols;5iBieuto delle gcananc in alcune faniSg^flic Teg;ctali. Il lodato Fermont poggia le seguenti quattro leggi che ri- flettono lo svolgimento delle gemme in alcune famiglie vegetali : Legge di evoluzione eliocaudale anteriore (GypsopJiylla scorzonerìfolia, — allissima ; Vaccaria parviflora, ecc.). Legge di evoluzione eliocaudale posteriore {Silene ruhella , — biparlita, — repens ; Lycnis dioica, ecc.). Legge di evoluzione alternativa (Snrissa foclida; Petunia nyglagini/lora, — violacea, ecc.). Legge di evoluzione simultanea (Silene oliies, — pseudo- otites, — gigantea; Saponaria officinaiis ecc.). (Cosmos, voi. VII, 403.) Haova spee&e dS pisello. In molti dipartimenti della Francia venne non a guari ten- tata la coltivazione d' una specie di pisello, dal quale i Chinesi traggono un' olio che tien luogo di ogni altro olio e grasso animale. Gli abitanti del celestiale impero preparano colla fa- rina di esso una pasta che si lascia passare in fermentazione, dopo che fu confezionata con pepe, sale, foglie d' alloro, pol- vere di timo ed olio. Quando questa pasta ha raggiunto certo grado di fermentazione, è messa in commercio ad elevalo prezzo e giova come rimedio stomachico e purgativo. Per le j)ersone meno agiate si cuoce nell' olio la pasta suddetta, indi si taglia e si vende sul mercato. Il commercio principale dei prodotti ritratti dal detto pisello segue a Ninga-Pò , capitale del Cho-Kians, da dove annualmente si esportano più migliaia di dschionfce cariche di olio e di pasta per essere smerciati in altre parli della China. 190 Processi» per cScatrSzzare le ferite recate agli aHierl. Si propone il seguente intonaco per cicatrizzare le ferite ac- cidentalmente ad arte indotte nelle piante legnose. Questo intonaco, o cemento, si compone di due libbre di pece e mezza libbra di sego. Quando, pel calore, e V una e 1' altro sono fusi, vi si aggiunge mezz' oncia di nitrato di potassa (nitro), e il tutto si mescola, indi si stende sopra la ferita con un pen- nello. Prima però di spalmare la ferita, giova asportare dalla parte lesa tutte quelle porzioni mortificate o gaiigrenale e pu- lire le parti recise. M&ctU dell' inorociechiaaneuto sopra la Teg;ctazHOue. Pensano i cbimici cbe alla produzione del seme occorra il concorso di grande quantità di carbonio. Il dottor Kotzsch procedette alT incrociccbiamento di diverse specie d'alberi per averne alcuni cbe non abbiano a produrre seme, affincbè tulio il carbonio, cbe avrebbe a servire per i la sua forma- zione , giovi a maggiore sviluppo della cellulosa. Egli per- tanto fino dal 1845 procedeva all' incrociccbiamenlo del Pinus sUvcstris col P. nigrìcans, del Quercus rohnr col Q. pcchmcu- lata, diiW Ainus glutinosa coli' ^'1. incana^ dell' Ulmus cam- peslrìs coir U. effusa, e dopo olio anni di reiterale esperienze potè convincersi cbe gli ibridismi erano d' un terzo più alti e più vigorosi di quanto fossero i loro progenitori. Tentò pure il lodalo dottore Kotzsch V incrociccbiamenlo del Solannm utile col S. tuberosam e ne ebbe una palata di sapore dolce di castagna, e ricca di fecola. Pretende egli cbe, coltivalo il tubero procedente da tale incrociccbiamenlo in terreno grasso-argilloso, andrà sempre preservato da ogni malatia. 191 Verso la fine del giuguo u. s. fioriva neirorlo botanico di Kew questa bella pianta , che contava iO anni di età e che erasi ottenuta da Purdie per mezzo della seminagione. La descrizione di questa trovasi nel Bolany of fi M. S. Herold di Sceraann. — Anche nel giardino imperiale di Schònbrunn presso Vienna ebbe a fiorire già nel 1852, non che in que- st'anno, un Phylolephas macrocarpa maschio. S^iSloatia g;S£^ia3&^e«]«ìi. Nello stabilimento orticolo del Mùller a Gotha verso la metà del p. p. giugno ebbe a fiorire un bellissimo esemplare di Lilium giganteum che ej'a giunto ad un' altezza di 10 piedi e4 andava ornato da 17 fiori. 2n£lQ«eBBS£ft del vaa*B iasgrassi sogsra Be piauto. L' efficacia dei diversi ingrassi sta in rapporto alla quantità del nitrogeno che essi contengono. Quesio principio, che più particolarmente forma l'elemento della organizzazione animale, può trovarsi combinato all' ossigeno da formare un acido particolare dai chimici detto acido nilrico od azotico, ovvero unito all' idrogeno da generare V ammoniaca , la quale più spesso negli ingrassi mostrasi chimicamente congiunta ad uu acido {sale ammoniacale), 1 sali ammoniacali danno mai sem- pre un risultalo inferiore a quello fornito dall'acido nitrico, e ciò perchè quelli, in contatto d' altri sali, in ispecie a base calcare, vengono sollecitamente decomposti. L' ammoniaca si 192 pone in libertà , la quale, per essere sommamente volatile , si perde nell' aria e quindi con essa la più gran parte del ni- trogeno. L' acido nitrico , nei nitrati, è il principale elemento di azione; quindi quanto maggiore sarà la dose dei nitrati nei di- versi ingrassi, tanto più grande sarà V azione di questi sopra le piante che si coltivano. D. F. T. Rivista ineteoroio^iea de! p. p. sctice»l»rc. Due soli notevoli sbalzi termometrici si avvertirono ne! settembre ultimo scorso. Questi avvennero il 2 e il 2G di detto mese e furono accennati dalla colonna mercuriale che nel giorno i era a 23^5 e che d' un tratto discese il dì susse- guente a 14^,6; e dal 20^1 massimo e 10°,0 minimo che era il di 25. si abbassò a 14^,5 massimo e 7^o minimo nel suc- cessivo giorno 26. — La più elevata temperie seguili 1.^ set- tembre col grado 23^,3 e la più bassa il 27 con un grado eguale a 6V3. Lo stato igrometrico segnò il suo grado massimo (92,2) il 2 detto mese e il suo grado minimo (36,8) nel giorno 27. Incostante fu il cielo nel decorso del m^se di settembre, in quanto che non si ebbero che una giornata di continua pioggi», 9 di perfetta serenità, o di nuvolo e lo di tempo misto. Gli orticoltori e gli agronomi lamentarono scarsità di fruni e di pomi d' oro, i quali ultimi ad un tratto si fecero grami e furono tratti a morte. D. F. T. — --^i^f^aK*^-- — Andrea Ubicini, Editore risponsabile. Tip. Guglielmiiii. I GIARDINI GIORNALE D ORTICOLTURA Deir IgcBamc della China {S^ift8COÈ*ef9 MSniatas) qaale snecedaneo afi Posalo di ierra {Soif9nt9»»i SubeB*&st9èùi). (Tavola Xlli.) Il n^y a que la malière qui a déjà élé organisée qui puisse servir de base à la nourriiure d'une autre organi- salion. CuviER Anat. comparée, il.° edit., t. IV, p. 5. Le proprietà bromalologiche, di cui si accenna proveduto i! tubero — rizoma — dell' Igname della China, che col Yilmo- rin fu altra volta chiamato Dioscorea Japonica ed ora con molti distinliagronomi detto D. Batalas{\), richiamano a tutto buon diritto l'attenzione e gli studi non solo dell'orticoltore, ma del publico economista , dell'industriale. Gli è per[sì eminenti considerazioni che siamo venuti nel divisamento di aggiungere ulteriori notizie teorico-pratiche a quanto venne riferito su tale proposito in questo periodico (Vedi Voi. I., p. 583), spe- rando di far cosa grata a chi le filantropiche sue vedute ri> volge al ben essere dell' umana famiglia. (I) Dai più distinti botanici ed agronomi si ammette pure una specie particolare di Dioscorea detta appunto Dioscorea Japonka ; né si omette di notare i sommi rapporti fitognoslici che esistono tra la D. Batalas e la altre due D. Japonica e D. oppositìfuUa, alle quali si assente pure un p;randtì interesse agricolo. I Giardini, voi. II. Novembre, 1853. i5 194 Non è da lacere come, nella fruttuosa (erra italiana, il tu- lìcro (leirigname della Cliina non sia per acquistare forse tutta quella importanza cui può aspirare in regioni meno pri- vilegiate, dove il grano turco {Zea mais), per difetto della ne- cessaria temperie, non può giungere a compiuta maturanza. È in queste povere regioni che il pomo di terra si riguarda quale pianta utilissima, perchè fornisce principj niilrienli e quindi alto a sopperire ai bisogni della classe più numerosa, die è ({uella di'! poveri. Colà, certo, è meglio sentita, chequi, Tim- porlanza di liovare un surrogato alla palala , tanto più clic da qualche ani-o questo prezioso tubero è colto da pestifera malizia (gmigrcna secca) da trarre a male ogni fruUuoso suo prodotto (1). Sia pure che V Igname della China si debba averlo appo noi in pregio minore di quanto essere possa altrove; sia pure che si riguardi meno necessario il dedicarsi con sollecitudine alla sua coltivazione; ma gli è altresì incontrovertibile che sarà (1) Oltre le varie specie del numeroso genere delle Dioscoree e in ispecie della D. Datatas, si propongono, come surrogali al pomo di terra, I' Apios tuberosa o Glycine apios sulla quale chbimo ad intrattenerci nel giornale il Corriere del Larlo (Veggansi i num. 2, 4, e ii del 18o1) e che fornì argonjento a contrarie ed inattendibili osservazioni dell'egregio signor dottor Ilosnali (Veggansi i num. 8 e 9 del detto anno o del ci- talo giornale), nonché le ulteriori osservazioni del signor Paolo barbieri (Veggasi il num. 1"2 del succitato periodico), la Pò'o/a?ra esculenta, VOxa- iis crenata pere he i suoi tuberi forniscono dal 10 al VI per 100 di fe- rola^ e r Ullticm taberosus. Gli è vero che gli esperimenti istituii! dagli agricoltori ci varrebbero 1' avvertimento, che il tubero dell' Ullucus non arriva, per difetlo di conveniente tenìperie , a compiuta maturanz.a, per cui il sarcoma non può essere tramutato in fecola. Olire le avvertile piante, i cui tuberi possono surrogare, nei rapporti bromatologici, il pomo di terra, abbiamo pure il Choerophylluni bulbomm, il quale, sicrome ne insegna il chiarisimo dottor Sennoner (Veggasi il presente fascicolo sopra la detta pianta), ha il tubero ricco di materia fecolacea e di alira azo- tata. Molte altre piante a rizoma ricche di fecola furono pure proposte in luogo della paiola ; ma fin quf non si accordano gli sludi latti in argomento. J ^^ OIOS COR E A B AIATA S Dn /. , y^^iz ^ ai^€/^^x^^^Ur^ - ^.Jl4à:^^ilis var. A9or4>'lian». — È una Stu- penda orchidea che fa parte della l'inandria monoginia del sistema sessuale. Questa varietà spetta originariamente al Bra- sile e debb' essere riferita alla M. spcctabilis, tuttoché di molto r avanzi in bellezza. Il perianzio, anziché essere di un giallo verdastro, è tinto splendidamente in porpora, li fiore è molto grande ed odoroso. Alcuni formano di questa varietà una specie parlicolare, e la chiamano M. Moì'cìiana; ma vi ha argomento di averla per un ibridismo artificialmente operalo per nozze seguite tra 209 la M. spectabìlis e qualche altra delle più dislinle specie di questo genere. Salvia Ocerlfi. — H genere Salvia, come è noto, spelta alla famiglia delle labiale e alla diandria monogìnia di Lin- neo. Questa nuova specie è originaria del Perù , ed è rap- presentata da un arboscello che si eleva all'altezza da 1"^ ad 1"^,60, pubescente in ogni sua parie. Le foglie sono ovali od ovali-lanceolate , a lungo picciuolo , più o meno cordale alla base, acuminate, leggermente crenellate, biancastre alla pa- gina inferiore e giungono a 0^\10 di lunghezza e a G™,OG di larghezza. Il calice è verde, pubescente, cosperso da glan- dole; le corolle sono grandi, d' un bel rosso scarlatto, disposte a grappoli terminali nudi a motivo della sollecita caduta delle brattee. Questa specie è quella che dà fioritura più ricca di ogni altra del genere , e richiede nel verno una serra tempe- rata affinchè sia dato ammirare nel dicembre le brillanti spi- che scarlatte di cui si adorna. lia Botanica pel sesso g;eiitile cHi €f* tjindìey, Tav. Vili, 1 e Vili, 2. (Tavole XIV e X¥ del Giornale.) LETTERA OTTAVA. Famiglia delle Rosacee. D^ll" inneslamenlo a gemma ed a marza o bacche Ila. Famiglia delle Leguminose, Voi forse vi ricorderete come sul bel principio de' vostri sludj botanici siate incorsa nello sbaglio di supporre che la Fragaria potesse appartenere alla famiglia delle Ranuncolacee, e come io in allora vi abbia esposto la cagione del vostro errore. Giardini voi II. Novembre l\ììj'ó 14 210 In qiicsla lellera io mi propongo di approfittare della Fragaria per illuslrare Y ordine naturale al quale essa invece appartiene, ordine che noi chiamiamo delle Rosacee , perchè la Rosa è uno dei generi in quello compresi. Io son sicuro che il solo menzionare questa favorita pianta, varrà ad accaparrare V at- tenzione vostra alla storia delle altre sue consorelle. La Fragaria {Fragaria) è una pianticella a foglie tripartite, aventi alla base due larglie stipule mendjranose (Tav. VIII.^ 1. «.). Le vene delle foglie sono reticolale. Quando questa pianta sta per moltiplicarsi, emette due caoli ditterenli : l'uno serpeggia al suolo e fìniscc in un cespo di foglie che mandano radici e costituisce un' altra pianta , e chiamasi tecnicamente stolone ; T altro cresce pressoché verticalmente e termina in un gruppo capolino di fiori che in seguito diventano il frutto, ciò che ordinariamente così vien chiamato. Il calice della Fragaria è una parte piana, verde, pelosa, a dieci divisioni, ed è formato dalla unione di dieci sepali, cin- que dei quali sono al di fuori degli altri e più piccoli. Di mano in mano che avanzerete nello studio della Botanica, troverete essere cosa ijd'alto comune per le parti (T un fiore V essere ognuna formata di dilTerenli giri, o verticilli. Questa è la prima volta che io ne faccio parola, ed è hi prima volta che questo fatto si appalesa in un calice; ma voi l'avete però più sopra osservato nei raggi del fiore della Passiflora, negli slami e carpelli delle Ranuncolacee e negli stami di parecchie altro piante riferibili alle famiglie di già trattate. La corolla consta di cinque petali. Gli stami sono numero- sissimi e collocati iu folto giro dintorno al pistillo come nelle Ranuncolacee, ma sono inseriti sul calice e non al disotto dei carpelli. Il pistillo della Fragaria rassomiglia molto a quello di un Ranuncolo; esso consta di una quantità di carpelli, disposti in varj ordini e in gran simmetria sopra un ricettacolo centrale ; al disotto dell'estremità superiora di ciascun carpello s'inalza uno stilo che termina in uno stimma leg:i;ermenle lobato. Nel- 211 l' interno dell' ovario trovasi un sol ovulo. Col Gore cessa la rassomiijlianza Ira il Ranuncolo e la Fragaria. Ora die cono- scale la struttura del giovin Gore della Fragaria , vi farà sor- presa come da tal Gore nasca frullo tanto singolare ^ tanto più se vi è nota la deGnizione di Bacca a semi esterni, che di esso fruito diede un botanico di cui non ricordo il nome. Molli e slrani sono spesso i cambiamenti che succedono nell'organizzazione di un pistillo nel corso del suo cambiarsi in frutto; dessi sono veramente curiosi nel nostro caso, e se Toi volete realmente comprenderli dovete con attenzione os- servare la Fragaria di mano in mano che va sviluppandosi. Voi noterete allora che la prima cosa a succedere, dopo la caduta dei pelali, e dopo essersi il calice rinchiuso sul tenero frutto, è r incipiente rigonGarsi del ricettacolo dei carpelli, e poco dopo l'accrescimento dei carpelli stessi, i quali divengono più lucenti, e nel medesimo tempo osserverete l' avvizzire degli stili. Ad epoca più avanzata i carpelli veggonsi di poco ingrossati, mentre il ricettacolo crebbe talmente da restare i carpelli gli uni dagli altri disgiunti in modo da lasciar trasparire il ricetta* colo. Un po' più tardi i carpelli sembrano diseminali in modo ir- regolare sopra la superGcie del ricettacolo, il quale è divenuto molle e sugoso, mentre i carpelli sono rimasti quasi stazio- nar]. RigouGandosi, il riceltacolo ha allontanato da sé a poco a poco il calice non avendo più bisogno di lui ; Gnchè questo ultimo diviene appena discernibile a motivo del mollo mag- giore sviluppo del ricettacolo. Questa parte Gnalmente prende un color rosso, si rigonGa più, più rapidamente acquista dol- cezza e soavità e diventa inGne il frutto delizioso che voi co- noscete sì bene ; in questo suo ultimo slato , i carpelli sono diseminati sulla sua superGcie nella forma di granelli minu- tissimi al pari di semi pei quali eglino sono ordinariamente presi in isbaglio. Voi però ne sapete abbastanza per non ca- dere in tanto e sì comune errore , poiché avete veduto da prima che ciascuno ha uno stilo ed uno stimma quali i semi non hanno mai, e potete inoltre, tagliandoli per mezzo, mct- 212 lere a nudo il seme giacente nel loro interno. La Fragola non è quindi esattamente un frutto; ma sì bene un ricettacolo car- noso portante il frutto, essendo veri fruiti soltanto i carpelli arrivali a maluranza. I Ginquefogli (Polentilla) sono piccole pianticelle, d' ordina- rio a bei fiori gialli che si trovano crescere sulle rive e nelle piazze fra 1' erba non molto alla. Una di queste è chiamala Argentina (Anserina) a motivo del color bianco e quasi me- tallico della pagina inferiore delle sue foglie. Queste pianti- celle, quando sono in fiore, rassomigliano tanto alla Fragaria da non poterle, in tale epoca, da essa distinguere ; differiscono invece nel frutto ; il ricettacolo non diviene , come in quella, carnoso e dolce, ma rimane secco e duro ed è interamente nascosto dai carpelli. Con tulio questo le Polcntille hanno grande affinità colla Fragaria. II Lampone e il Rovo (Rubus) vantano essi pure parentela colla Fragaria, a cagione della loro rassomiglianza con quella. Sono esse piante a cespuglio , aventi i loro steli coperti da spine dure ed acute ; sotto questo rapporto differiscono dalla Fragaria. Le loro foglie sono divise in varie maniere a norma delle differenti specie, ed hanno grandi stipule alla base, e da questo lato sono alla Fragaria affini. Il loro calice ha cin- que divisioni solamente, invece di dieci, e questa è la diffe- renza; ma i loro petali sono cinque, gli stami numerosi ed inseriti sul calice ed il loro pistillo composto di molti carpelli su di un ricettacolo centrale ; e in tutti questi punti impor- tami rassomigliano alla Fragaria. Facciamoci ad esaminare il frullo. Il Lampone ha un ricettacolo secco dal quale voi potete levare il frutto digilaliforme, senza quei grani secchi , quali trovansi suir eslerno della Fragaria. Ma che cosa sono quei fili secchi che scorgonsi inalzarsi dal centro di tante piccole proluberanze delle quali è coperta T intera superficie del frullo del Lampone ? Senza dubbio gli stili , e, perciò, le proluhe- ranzL', dalle quali essi sorgono, non jìonno essere che i carpelli 213 in istato di maluranza. Questo è veramente il caso ; i carpelli del Lampone invece di rimanere secchi, col maturare, si gon- fiano e si rivestono di una polpa molle la quale col tempo diviene rossa ; i medesimi sono cosi spessi e comprìmonsi si fattamente 1' un l' altro, che finiscono da ultimo coli' unirsi e formare quel fruito in forma di ditale che voi mangiate ; per acquistare questo stato di succolenza, esso defrauda il ricet- tacolo da ogni sua parte succosa , ed infine separasi da lui : di maniera che, quando voi raccogliete il Lampone, ne gettale via il ricettacolo, mai più sospettando che quest' ultima parte è quella istessa che mangiasi nella Fragaria. In questa il ricet- tacolo priva i carpelli d' ogni lor succo per diventare rigonfio e succoso a loro spese , nel Lampone invece sono i carpelli che agiscono nelT istessa egoistica maniera sopra il ricettacolo. Altra pianta, somigliantissima ai Ginquefogli o Potentille, è il Geo {Geum), una specie del quale la Cariofillata (Geum Ur- banum"} è comunissima sulle rive dei fossi fiancheggiati da siepi. Cresce la uicdesima all' altezza da uno a due piedi ed ha foglie caoline, trilobate, e le radicali invece molte volte divise. Il fiore di questa pianta rassomiglia così tanto a quello dei Cinquefogli da non poterlo distinguere. Il suo frutto in- vece è un corpo composto d' innumerevoli e rigide setole che partono da un medesimo centro e terminano ad uncino. Le setole sono gli stili che al pari di quelle del Geranio , diven- nero duri e lunghi, e gli uncini sono le punte dei medesimi stili indurite, ricurvate e separate da una porzione superiore die è caduta. La parte centrale è una massa di carpelli, il ricettacolo dei quali è duro e secco. Dna bella pianta alpina, la Sieversia montana, che trovasi non di rado sulle Alpi europee e coltivasi spesso ne' giardini pe' grandi suoi fiori gialli e pe' suoi steli piccolissimi coperti da larghe foglie profondamente lobate, oifre ulteriore esempio dì cambiamenti , cui subisce il fruito della famiglia delle Ro- sacee nel passare dallo stalo di giovinezza a quello più avan- zato. Quando il frutto della Sieversia montana è maturo, sem- 214 bra una piuma serica che si sprigiona dal calice e si at- tacca accidenlalmenle al peduncolo. L' osservazione botanica disperde V illusione cui dimostra derivala dal conservare i carpelli i loro stili che diventarono lunghissimi, e dal con- tinualo accrescimento dei peli serici mobilissimi di cui gli siili sono muniti. Un fenomeno eguale avviene nella Clemalite (Clcmatìs) e nell'Anemone (Aìiemoiie); msi un esempio ri- marchevolissimo di produzione di pelurie, tale da mutare af- fatto r aspello della parte, lo abbiamo nel Colino o Scotano (lìhiis Cotinus) che i francesi chiamano Arhre à jierruque , Albero a parrucca. Voi avete forse veduta questa pianta, che non è altrimenti rara nei boschetti , agitare le sue bianche anella, quando il vento ne smove i rami vestiti di spesse foglie rutilanti ; se voi non la possedete io vi consi- glierei a farne incetta in autunno, sola epoca in cui trovasi essa adorna di sua capigliatura, non abbisognando in prima- vera ed in estate. Io non posso dare di si strano ornamento migliore spiegazione di quella del professore De Candolle : La panocclìia, vale a dire il grappolo di fiori del Hhus Colinus, e quasi interamente glabra, o levigata all' epoca della fioritura; dopo questo tempo tutti i peduncoli che portano frutto coDli- nuano a rimanere levigati o leggermente pelosi ; su quelli in- vece, il cui fruito non si forma, e questi costituiscono il mag- gior numero, compare una gran quantità di peli che impar- lono ai peduncoli un aspetto velloso, per cui i giardinieri deno- minarono la pianta Albero a parrucca ; egli è probabile the questa eccessiva produzione di capelli sia ciigionala dal succo nutritizio che, destinato ad alimentare il frutto, siasi impie- gato invece, sui peduncoli privi di esso frullo, alla produzione di si straordinaria quantità di peli. Del resto i generi qui sopra riferiti sono più adalli della Rosa islessa a fornire allo stucfioso una idea esatta del carat- tere della famiglia delle Rosacee. Ora dobbiamo esaminare anche la Rosa, nella struttura interna della quale voi trove- rete tanto da ammirare quanto nelle sue esteriori attrattive. Le foglie e i caoli delle Rose sono presso a poco eguali a quelle del Rovo; per cui rendesi affatto inutile da parte mia l' insistere sopra le particolarità risguardanti queste parli. Il fiore sembra molto differente, quantunque in realtà ben poca sia la differenza essenziale che esiste fra le Rose e le altre rosacee. La Rosa ha un calice a cinque divisioni, alcune delle quali rassomigliano a piccole foglie. Al calice succedono cin- que pelali, indi gran numero di slami inseriti sul calice. Voi non iscorgerete a prima vista alcun pistillo; nel centro veg- gonsi, a dir Vero, molti stimmi, ma non gli ovarj ; dopo accu- rata e più attenta ricerca, voi potrete ciò non pertanto disco- prire, specialmente se comprimerete il fiore fra le dita, che gli stili si fanno strada attraverso il collo di una parte verde oblunga che, essendo al disotto del calice ed esterna, apparisce come un ovario inferiore; e, tagliando il fiore perpendicolar- mente, vedrete che quella parte, la quale sembra un ovario inferiore, non è in realtà che il tubo del calice ristretto, in corrispondenza all'origine degli stami, in un orifizio per dove spuntano gli stili, e che gli ovarj trovansi rinchiusi nell' in- terno del tubo formando, come d'ordinario, le basi degli stili. Voi avrete, probabilmente, un'idea piti chiara di lutto ciò, imaginando che quella parte del tubo del calice della Fra- garia, che trovasi fra la lettera b e e nella unita figura (fig. 2.)^ è di mollo allungata ; mentre ogni altra parte mantiene la sua grandezza e posizione. In questo caso i carpelli col loro ricettacolo possono divenir molto più corti del tubo del ca- lice invece di essere più lunghi ; e, se imagineremo quesl' ul- timo più contralto alla sua imboccatura , nessuna parte dei carpelli sarà visibile ad eccezione delle estremità degli stili e de- gli stimmi. Il frutto maturo della Rosa non è altro che l'islesso tubo del calice divenuto rosso e carnoso e spoglio dei sepali, dei petali e degli slami ; nel suo interno possono vedersi i carpelli trasmutati in grani ossei', coperti da peli rigidi e grossolani. 216 Di lai modo sono formale le pianle che più slretlamente ap- parlengouo alla famiglia delle Rosacee. Sono esse del lullo innocue, e, sufficientemente gradevoli al palalo, eduli; molte volte però , il loro succo è così acido ed astringente da non poterne far uso che in medicina, nella quale occupava in pas- sato uno dei primi posti la Cariofillata, la radice della quale, a della dei medici, é nella cura delle febbri allreltanto utile, quanto la slessa corteccia peruviana. Mollo affini alla famiglia delle Rosacee sono 'due altri or- dini di pianle che da alcuni vengono stimati solamente quali suddivisioni di quella, sebbene da altri siano stali invece con- siderali come ordini naturali ben distinti. Noi non ci occupe- remo di tale discussione, persuasi che voi preferiate cono- scere invece che cosa siano e quali i loro caratteri. Il primo di questi ordini è la famiglia delle Pomacee, alla quale appartengono tulle quelle piante che si accordano colla famiglia delle Rosacee in ogni cosa, meno i carpelli che in quest' ultima sono distinti e superiori, mentre nelle Pomacee sono riuniti assieme ed aderenti al tubo del calice. Prendete un pomo in fiore per illustrazione di quanto sopra. E pianta questa con foglie a vene reticolate e stipule alla loro base. II calice ha cinque divisioni , cinque sono i petali, ed una gran quantità di stami sorgono dal calice. Nel centro voi troverete cinque stili; ma i loro ovarj , invece di essere uni- camente rinchiusi nel tubo del calice, vi aderiscono e formano con esso un solo corpo. Quest' ultima circostanza è la causa produttrice di tutte le differenze che riscontransi nel frutto. Il pomo è un corpo carnoso avente alla sua parte inferiore ciò che si chiama V occhio, il quale non è in realtà che il residuo del calice che circondava gli slami caduti. La maggior parte della sostanza carnosa è costituita dal tubo del calice; ma la parte centrale di esso lo è dai carpelli fattisi del pari carnosi, ed a questo periodo affatto indistinguibili dal calice stesso. Che i carpelli ammontassero a cinque, egli è mostralo dalle cinque cavità nel centro del frutto, ciascuna delle quali 217 contiene uno o due semi. Ponendo mente a tale descrizione sarà facile rilevare essere il frutto il solo carattere pel quale dislinguonsi le Pomacee dalle Rosacee. L' eguale struttura si rinviene nel Pero e nel Cotogno. Nel f^espolo e nel Bianco- spino, il fruito sembra contenere due o tre noccioli in luogo delle cavità della Mela ; ma in realtà ogni differenza consiste in ciò, che le cavità o cellule di questi frutti invece di essere tappezzate da una sostanza cartilaginosa lo sono da una so- stanza ossea lapidea, come da voi stessa potete persuaderveajè coir osservare i loro fiori. Tutte le piante di questa famiglia sono innocue come quelle delle Rosacee propriamente dette. L' altro gruppo, a cui io feci più sopra allusione, è la fa- mìglia delle Amigdalee. Meno differente delle Rosacee nella struttura esteriore; da queste, maggiormente dalle Pomacee , differisce in proprietà importanti. Le Amigdalee constano di specie che hanno tutte le parti essenziali, come quelle| delle Rosacee, meno il frutto che rassomiglia a una Prugna. Il Pruno stesso, per esempio, ha foglie a vene reticolate e munite di stipule alla loro base ; ha un calice composto di cinque parti; ha cinque petali, ed un gran numero di stami inseriti sul calice ; ma invece di molti carpelli ne ha uno solo, e que- sto cambiasi in sostanza carnosa contenente un solo seme rin- chiuso in duro nocciuolo. Questo nocciuolo è la parete in- terna della cellula del carpello separato dalla esterna carnosa. Questa sorla di frutto vien chiamalo Drupa. Quanto si è detto della Prugna vale anche^ con qualche modificazione, per r Albicocca, per la Pesca, per la Mandorla e per la Ciriegia, lutti appartenenti alla famiglia delle Amigdalee. Pel semplice carattere di avere a fruito una drupa , non verrebbe pro- babilmente dai Botanici la famiglia delle Amigdalee dalle af- fini più sopra menzionate distinta , se questo carattere del frutto non fosse accompagnato da altre differenze relative alle proprietà dalle piante, componenti della famiglia, manifestale. Esse difalti, invece di essere perfettamente innocue, sono in molli casi potentemente velenose come il Lauro Ceraso (^Pru- §18 nus Laurocerasus) , dalie foglio del quale si olliéne per di- stillazione la pericolosa aqua di Lauro Ceraso, pericolosa per la presenza di un principio volatile chiamalo acido prussico, che in islato di concenlrazione è uno dei più forti veleni. È desso che dona al Mandorlo, all' Amarasco ed ai liquori, delti Maraschino, Kirscheiiwasserealla Mandorla amara il noto loro effluvio. Non vogliate credere però che siavi , per questo motivo, alcun reale pericolo nel mangiare le ciliegie, le prugne, le pesche ed altri frutti di simil natura; conciossiachè in essi r acido prussico trovasi in si tenue quantità da rendere impos- sihile qualsiasi nocivo effetto. La natura ha prò veduto ampiamente contro i noccvoli ef- fetti di tanto insidioso nemico col rendere la sua presenza im- mediatamente riconoscihile per V intensità dell'odor suo, che non può con altri confondersi. Vi sono taluni, pur troppo, che J' intera famiglia proscrissero in causa delle dannose proprietà di alcune piante ad essa spettanti, e arrivarono sino ad as- serire che le foglie secche del Susino comune sono velenose. Egli non è probabile che le foglie verdi di questa pianta pro- ducano dei tristi effetti, ed è certo che, essiccandosi, perderel> l)cro quella piccola quantità di veleno che potessero conte- nere, perchè V acido [prussico è così volatile d;i venire im- mediatamente disperso per la semplice esposizione delle foglie al calore. Le Amigdalee differiscono dalle Rosacee anche per ciò che la loro corteccia secerne la gomma, come si può osservare sui rami fessi per Uialatiia del Ciliegio e del Persico. Pari alle .Rosacee, le Amigdalee manifestano in alto grado proprietà ,astringenti, e la loro corteccia venne adoperata nella cura delle febbri con felice successo. Se voi analizzate i caratteri di questi ire ordini, troverete che le diirerenze loro possono formularsi come segue : OVARIO ^ Molti carj)elli — Famiglia delle Rosacee. StjPERiORE. {Un carpello — Famiglia delle Amigdalee. OVARIO INFERIORE. . . . Famiglia dell/e Pomacee. 2!9 Le specie legnose di queste Ire famìglie sono oggetto di tanta e si universale coltivazione (le Rose per la loro fragranza', ft bellezza; le Pesche, le Poma, ecc., per la loro utilità come alberi fruttiferi), eh' io non posso fare a meno di spiegarvi i principi sui quali è fondata V operazione dell' innestamento a gemme ed a marza o a bacchetta , per la quale operazione vengono esse piante propagate. Se a voi poco imporla la moiljplicazionc dei Pomi e dei Peri, potete trovare un utile passatempo nel far crescere per esempio una specie di rosa sopra di un'altra, e nel convertire il Pruno selvatico delle vicine siepi in oggetto di maggiore bellezza. Le operazioni del giardiniere, risguardanii T innestamento a gemma ed a bacchetta, riposano sul fatto, che una parte di un albero crescerà su di un altro se abilmente a questo venga ap- plicata. Pensarono talimi che una parte di pianta potesse cre- scere sopra qualsivoglia altra indistintamente, e che si potesse per esempio, innestare la Rosa sul Melograno, ma ciò è falso. Una pianta crescerà su di un'altra allora soltanto che due individui sieno strettissimamente affini nella loro struttura. Così il Pero crescerà sopra di un Nespolo, ma non così bene come su di un altro Pero ; una Rosa crescerà sopra ogni al- tra Rosa, ma non sopra un Pomo. Questa è una regola fon- damentale. In secondo luogo, i caoli d'ogni pianta constano di gemme e della parte che le porta; quest' ultima non può propagarsi senza le prime, ma le prime possono propagarsi senza l'ul- tima. Se io pianto, per esempio, un fusto o ramp privo delle sue gemme, esso perirà, ad onta di tutte le cure prese per la sua coltivazione; ma se io prendo invece la gemma di una pianta senza il ramo, e la pianto in terra essa vivrà, purché si usino le debite cautele; questo dimostra, che la proprietà di propagare le piante risiede esclusivamente nelle gemme. Egli non è però necessario di separare la gemma dal suo ramo che anzi si adoperano di frequente ambidue riuniti e chiamansi allora marze o bacchette ; se si impiega invece la sola gemma questa ritiene il suo proprio nome. 220 In terzo luogo tanto le marze ò bacchette quanto le gemine potranno crescere in altri mezzi oltre la terra , per esempio neir aqua , nel muschio umettato , o in altre sostanze^ capaci di fornirle di una costante porzione d' umidità e nutrimento. Nulla havvi di più atto a somministrar questo e quella quanto il caole, ramo, o tronco di una pianta, il cui succo trovisi in circolazione, perchè il succo è umido e nel medesimo tempo è il nutrimento appositamente dalle piante preparato pel pro- prio loro consumo. Quindi se le marze o le gemme verranno coi debiti modi piantate sul fusto di un albero cresceranno , le loro radici si insinueranno sotto la corteccia e formeranno una nuova mate- ria legnosa- per tal modo aderente da non potersi più in se- guilo separare. Volendo dunque praticare un innestamento a gemma pro- cedesi come segue: anzi tutto bisogna accingersi all'opera- zione quando il succo è più abbondantemente in circolazione e quando la corteccia può essere facilmente separata dal legno; tagliate via in allora una striscia sottile del ramo della pianta che voi volete moltiplicare, ponendo mente a ciò , che questa striscia sia fornita di una gemma ben sviluppata, dopo di ciò la spoglierete di ogni parte legnosa che potesse esservi attac- cata, cosicché non resti che la sola gemma col pezzo di cor- teccia cui aderisce. Praticate in allora con un coltello bene affilato, un' incisione longitudinale nella corteccia della pianta sulla quale volete innestare la gemma , ed alla estremità su- periore di questo taglio longitudinale praticatene altro tras- versale di maniera che i due tagli prendano la forma della lettera T. La corteccia in seguito |deve essere sollevata dai due lati dell' incisione longitudinale per potervi introdurre la gemma colla corteccia alla quale aderisce. Se si fascia il tutto con lana filala, o con liste di corteccia d'alberi, con vimini spaccati longitudinalmente o con giunchi , la gemma si unirà col ramo sul quale venne inserita, si svilupperà e si avrà una nuova pianta. 224 L' innestamento a marza od a bacchella praticasi in modo diverso non polendo le marze o bacchette venir introdotte sotto la corteccia che per una sola delle loro estremila. Varj sono i metodi per eseguire quest' operazione; uno di essi è il S'?guenle : mozzale un po' il ramo del soggetto sul quale vo- lete inserire l'innesto, e col taglio, praticato su due lati oppo- sti, riducetene l'estremità alla forma di un lungo cuneo. Ciò fatto, fendete l' estremità inferiore dell' innesto e tagliate per modo le due facce della fessura che applicale alle altre due del cuneo combacino con esse. In seguito voi non avete a fare altro che applicare esattamente l'innesto al soggetto, ope- rando in modo che le corteccie di ambidue sieno perfetlamenlc a contatto; e, se poi li fascerete con l'unao l'altra delle già mentovate materie, l'operazione sarà compita. Con questo metodo però, venendo l'innesto meno prontamente fornito di succo nutritizio di quando si inseriscono le gemme fra la corteccia ed il legno, egli può accadere che l' innesto muoj a prima che ogni unione fra il medesimo ed il ramo possa aver luogo. A ciò prevenire egli è costume circondarlo di un alto strato di creta, il quale aderisce alla superflcie si dell'innesto che del soggetto^ impedisce V evaporazione, e per di più at- tacca le due parti ancor più strettamente 1' una coli' altra. Questi sono i mezzi semplicissimi, coi quali, facendo cre- scere sopra le piante di nessun valore delle piante rare e co- stose, si eseguisce V importantissima operazione della molti- plicazione di queste ultime. Se tali mezzi ci fossero ignoti egli sarebbe per noi affatto inutile V occuparci nel migliorare le qualità degli alberi fruttiferi non polendole perpetuare. E qui vi consiglio a far pausa per procedere poi alla se- conda metà di questa lunga lettera quando vi siate bene im- possessala di quanto risguarda la famiglia delle Rosacee. Non havvi forse alcun ordine naturale più facile a ricono- scersi della famiglia delle Leguminose, né alcuno al quale an- netta maggiore interesse; egli è così ricco in piante da or- taggio come sono i piselli, i fagiuoli, ecc. ; in foraggi come, 222 per esempio, il trifoglio e la lupinella; in piante tintorie, come l'Indaco e il Campeggio; in piante da costruzione, come il legno del Brasile, V Hymenea ecc.; in medicinali, come la Senna; in gomme come 1' Arabica, e in piante d' ornamento, coma la Robinia, V Avorno, la Colulea e le nobili specie tropicali di Butea:, lonesia e Baubinia , cbe ben difficile sarebbe il tro- vare un altro gmppo di piante che offrisse allo studioso mag- giore istruzione e diletto. La fjimiglia delle Leguminose è tanto ricca di specie da oc- cupare esse, neir opera di De Candolle , dalle quallrocenlo alde cinquecento pagine di slampa serrala, in 8.'^ Egli sarebbe dunque impossibile per me T esporvi di più, in questa mia, di un sunto del carattere generale che rannoda i membri di quest' estesa famiglia. Consta essa di piante aventi per frutto un baccello fatto a guisa di quello dei piselli e chiamato Lcgium; questo è il gran carattere essenziale e V unico che sia univer- sale nella famiglia. Per questo, è necessario eh' io vi insegni a conoscere con certezza un legume. Imaginalevi un carpello lungo e schiaccialo contenente ordi- nariamente diversi semi, il quale, maturo che sia, si separa in due valve o metà; abbiate presente inoltre che lutti i semi crescono nelP interno del carpello ; studiate in una parola il frullo di un pisello , e saprete cosa sia un legame. Voi non dovete aspettarvi però che tutti i legumi siano sempre esatta- mente eguali al frutto del pisello ; che, al contrario essi, pouno Gissere più lunghi o più corti, più larghi o più slrelli , più duri;, più sottili differenlemente colorati, e contenere mag- giore minor numero di semi ; possono in breve variare sotto differenti aspetti , ma saranno però sempre formali sullo stesso tipo. Voi dovete considerare questo carattere come quello che riunisce fra loro tulle le suddivisioni della famiglia delle Le- guuìinose. Dopo il legum.e , ciò che più ci colpisce nelle Leguminose è la disposizione singolare dei pelali, disposizione che meritò ad una parie considerevole delle piante di questa famiglia il nome di Papiglionacce, o piante avcnli fiori a faifulla. 225 Con questo nome di Papigìionacce noi cRslinguianio dun- que la prima divisione della famiglia delle Leguminose , cui appartiene, fra le altre, il pisello ; noi però per T illustrazione della medesima, ci serviremo d'un ramoscello dcW Oìiom'de mi gusti folla (Tav. \Ul.^ 2). Questa ha foglie , le vene delle quali, a prima vista, sembrano piuttosto parallele che retico- lale ; ma osservando più a lungo rilevasi essere le medesinte? effetlivamente a reticolo; alla hase delle foglie osservasi un pajo di stipule come nelle Rosacee ed affini. Il calice è for- mato da cinque sepali che si uniscono a foggia di un corto tubo (fig. 2 e 5 a). La corolla consta di cinque petali , uno dei quali è più grande e trovasi posteriormente agli altri, rav- volgendoli prima che il fiore siasi espanso (fig. 2 e 3 6) ; questo è il padiglione detto anche stendardo o vessillo. Di- nanzi al padiglione sonvi due piccoli pelali (fig. 2 e 3 e) qwasi paralleli fra loro, e solo alcun poco convergenti alle loro estremità, diconsi ale, che piegansi sopra una parte della corolla, ricurva, foggiala a battello e collocata rimpello alle altre; questa parte, chiamata cA/fy//« o carena (fig. 2 e oc/), è formala da due petali debolmente fra loro uniti pei loro mar- gini inferiori, come potete accertarvene allorché li distaccate dal calice per esaminarne le unghie (fig. 4-) ; la corolla con- sta dunque dello stesso numero di parli del calice, ma queste mascherate in modo da non poterle a prima giunta discer- nere. Questo è il fiore che dicesi papiglionaceo , dalla rasso- miglianza che alcuni botanici poeti credettero riscontrare tra questo fiore espanso e una farfalla in istato di riposo. IViserbandoci a parlar degli slami più sotto, ora consideriamo r ovario (fig. 6), il quale è un corpo bislungo, verde, coperto di peli, che va restringendosi gradatamente in uno stilo ler- minanle in un piccolo stimma. Il suo legume è corto e piatto (fig. 7) e ad esso aderisce lo stilo avvizzito. Quando il legume è maturo si divide in due metà, a ciascuna delle quali sono attaccati uno o due semi (fig. 8). 224 I fiori papiglionacei poi possono essere divisi in quelli a slami uniti e in quelli a slami separali. Ai primi appartiene i Ononide, la quale ha nove stami saldali assieme sino alla metà della loro altezza (fig. b), ed un decimo un poco sepa- ralo dagli altri. E qui spettano quasi tutte le specie delle Le- guminose colle quali, probabilmente, avrete di già fallo cono- scenza. I piselli, le fave, le veccie , la lupinella, il trifoglio sono conosciuti da ognuno , tutte queste piante potete lacil- mente procurarvele da esaminare. Anche V Avorno coi suoi rami vestili di fiori d'oro, la Ginestra spinosa o Ginestrone (Ulex Europceus), la Ginestra da granata o da carbonai, o Scornabecco {Sparthim scoparium) che sono quasi troppo belli per abitare paesi settentrionali, 1' Erba Sulla o Lupinella selvatica (Hechjsarum coronarium) co' suoi rossi capolini , e la singolare Colutea arborescens, i legumi della quale si rom- pono con islrepito se vengono pressi con destrezza fra le dita, sono tutte piante papiglionacee che trovansi di spesso e che dovreste studiare confrontandone i loro carallcri con quelli esposti nelle opere sistematiche. Non trovasi così facilmente qui (la noi , V Indaco (Indigofera tinctoria) , importantissimo qual materia colorante, ma potete in quella vece procurarvi la Liquirizia (Glijcyrrldza glabra) noia pel dolcissimo suo sapore. II secondo gruppo di fiori papiglionacei che, come abbiam detto, son quelli a stami separali, comprende la maggior parie degli orgogliosi arbusti della Nuova Olanda , chiamali Pul- tencea, Gompholobiiim, Daviesia ecc. , ma neppure una sola specie europea e meritevole d' essere nominata per la sua uti- lità. La seconda divisione delle Leguminose è formala dalle Cassiee ed affini, rimarchevoli per non avere fiori papiglio- nacei, in luogo dei quali hanno petali che si allargano in cer- chio attorno al pistillo, come in altre piante; i loro slami sono del pari generalmente disgiunti gli uni dagli altri. L' ir- regolarità dell' accrescimento, che è la causa dell' ineguale svi- luppo dei pelali e quindi dell' aspello papiglionaceo del fiore 225 nelle piante componenti la prima divisione delle leguminose, esiste anche nelle Cassiee, di modo che voi le troverete ge- neralmente con alcuni petali o slami più grandi degli altri. Di queste piante se ne vedono poche nei nostri paesi, ma in altri climi sono eccessivamenle abbondanti. Le Cassie, alcune delle quali ci forniscono la Senna, medi- cina notissima, sono comuni in tutte le parti dei tropici. 11 Campeggio, il Tauìarindo, la Poìnciana a fiori color d' aran- cio lanlo splendenti da non poterli fissare a lungo, V odorosa Jonesia, che i botanici consacrarono qual monumento florale ad uno de' più dotti orientalisti, ed il Ctrcis silìquastrum, che abbellisce il suolo della Turchia col suo color violaceo nel tempo della fioritura, appartengono a generi della divisione delle Cassiee. A queste si possono aggiungere, come degne di considerazione, V Acacia orrida (G le di Ischia) pei tronchi co- perti di spine ramose e dure e per l'aspetto aereo simile a quello delle Mimose che, nei paesi freddi , assume il suo fo- gliame; la Ceratonia siliqua, i dolci baccelli della quale ser- vono in Ispagna d' alimento, e i cui semi si suppongono siano slati r originario carato, peso adoperalo dagli orefici; la Dip- lorix odorala di cui non ignorerete il profumo dei semi ; e finalmente le Bauhinie, vistose piante arrampicanti che pen- zolauo fra gli alberi delle foreste dei tropici, quasi gomene enormi investenti tronchi e rami per si fatto modo che fini- scono col distruggerli compiutamente. La terza divisione della famiglia delle Leguminose è quella delle Mimosee. Imaginatevi una pianta con sepali e pelali come quelli delle Cassiee; masi piccoli da essere difficilmente visibili ; con fiori crescenti in capolini compalli a slami non solamente assai numerosi , ma anche cosi lunghi e sottili da rassomigliare a fili di seta terminali da piccole antere. Se voi sapete imaginarvi tale struttura, voi avrete un'idea bastan- temente esalla della divisione delle Mimosee, la bellezza delle quali, si per la moltitudine dei loro fiori, che pei colori vivaci di cui fauno pompa, è tanto speciale che una di esse (V Acacia I Giardini, voi IL Novembre 185o. ^5 226 Julibrissln) viene attualmente chiamata dai Persiani Gal Ebnischinao Rosa elìsela. Fra le Mimosee annoveransi'Je sen- sitive (Mimosa), le foglie molto suddivise, delle quali sfuggono dal contatto anche del vento che soffia lor contro, si racchiu- dono la notte quasi volessero dormire, e semhrano colpite da morte quando vengono tocche meno che leggerissimamente. 1 capolini d^i fiori di queste piante sono del colore delle pesche. Al genere Acacia, molle specie del quale allignano nella Nuova Olanda dove portano il nome di Alberi a graticcio, appartiene anche la spinosa pianta gummifera dell' Arabia e del Seneiral; la maggior parte delle specie hanno fiori gialli, e molle di esse invece delle foglie molti-partile , di cui mo- slransi adorne quando sono ancor giovani, hanno de' picciuoli largamente dilatati. Le differenze fra queste tre divisioni delle Leguminose pos- sono formularsi come segue : Fiot'i papiglionacei Pianle papiglionacee. ^. . ... • ) pochi stami — Cassiee. F,or. non papiglionacei j [^.^^^^^. ^^^^^^^^. _ y^,,^^,^^,^ Con ciò vi saluto promettendovi che la prossima mia let- tera, se non sarà più interessante, sarà più corta. SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA OTTAVA. L° Famiglia delle Rosacee. 1.^ Una foglia , alcuni fiori ed un frutto della Fragrarla , a slipule. — 2.° Il calice e pistillo tagliali in mezzo per mo- strare r origine degli slami; a sepali, b-c tubo del calice. — 5.° Slame vedulo di fronte. — 4.° Il medesimo in senso op- posto. — 5.° Un carpello ; a T ovario, b lo siilo, e lo stimma. — 6.^ Un frutto tagliato perpendicolarmente onde mostrare il ricettacolo carnoso ed i grani a ad esso attaccati. Parago- natelo colla fig. 2. — 7.° Un grano maturo. — 8.^ Lo stesso tagliato per mezzo onde mostrare il seme. — 9.^ Un seme estratto dal granello. — 10.^ Un embrione colla radichetta alla estremila suneriore. 227 II.** Famiglia delle Leguminose. 1.^ Un ramoscello dell' Ononide angusti foglia (Ononis an- gustifolia), — %^ Fiore veduto da un lato ; a sepali, b pa- diglione, e ale, d carena. — o,^ Lo stesso veduto di fronte; le lettere si riferiscono alle stesse parli che nella tìgura ante- cedente. — 4.^ Una carena mostrante le unghie dei due pe- tali che la formano. — 5.^ Stami. — 6.° Un pistillo. — 7.^ Le- gume maturo col calice che vi aderisce. — 8.° Un seme ; a funicolo pel quale atlaccavasi al ricetlacolo. — 9.°L'istesso aperto mostrante la posizione dell' emhrione, del quale è visi- bile un solo cotiledone. liO stisdio Bneteoroloj^lco^ pcrcbè ftoriii fs*iBt^&£030 all'agricoltiara e a& glard§9Ba^§:§o, deSi>8ie co^le- ^as*iii a qaello della geo^raSa Biotausca. La science ne perd rien de sa grandeur et de S3 dignité, en semant quelques fleurs sur sa route , et en apianissant le sentier, parfois difficile, qui conduit jusqu'sux cimes escarpées d'où elle commando au monde des intelligences. FoissAC. De la meteorologie tom. I. Introduction^ La esistenza dell'incantevole famiglia vegetale non è altri- menti regolala che da quelle medesime leggi che stanno al go- verno della vita animale, sicché le piante dividono la loro sorte cogli animali. Siccome il ben essere dì questi grande- mente dipende dall' accordo che passa tra F individuo e le molteplici e variate cagioni esterne; così da quello stesso ac- cordo move il regolare andamento vitale dei vegetabili. In- 228 vero studio soverchiamenle minuzioso , vasto e ben anche slucclievole riescirebbe se le indagini meteorologiche e geo- grafiche si volessero rivolgere a pratiche applicazioni indivi- duali alle singole specie ; ma, assunte a tema di severe con- siderazioni, le meteorologiche osservazioni collegate alle con- dizioni topografiche e le une e le altre con assennatezza messe a confronto col modo di esistere dei vegetabili , certo larga messe di pratiche e fisiologiche considerazioni possono dedurne i dotti, gli agronomi, i giardinieri. E valgano ad esempio : la fiori tura^ la quale non in tutte le piante si mostra ad epoca eguale nel decorso dell'annata; per lo che i fiori di cui si adornano i vegetabili vennero presi ad esame dai botanici per distinguere questi: — in pìanle ibernali, perchè fioriscono solo nella jemale stagione, comesi verifica nei Galanthus nivalis, nelle Jungermannie, nelT Helleborus niger, ecc.; — in piante primordiali perchè danno fiori dal marzo al maggio, come le Viole^ le Primule, ecc.; — in piante estivali, che si abbel- lano dei loro nuziali padiglioni dal giugno a tutto agosto, sic- come occorre nel maggior numero di piante ; — ed in fine in piante autunnali, cioè in quelle che fioriscono dal settem- bre al dicembre, siccome notasi ne^^Yì Astri, nel Colchicum au- tumnale, nel Chrysanthemum indicum, ecc ; — la variabilità delle forme che interviene nelle difTerenti specie , siccome si verifica in molle piante che, da una regione del globo ad altra trasportate, mutano caratteri e durata di vita da aversi per specie diverse. E già fu avvertito che l'aspetto generale delle piante, spettanti al continente, varia in ragione dei gradi di la- titudine, cioè in ragione della elevazione del suolo al disopra del livello del mare; per lo che non è a recare maraviglia se bene si accorda la vegetazione della Groenlandia coli' altra che si incontra a Spitzberg; quella della Siberia coli' altra dei paesi degli Esquimali e dello Kamtschalka ; quella degli Stali Uniti e del Giappone colla nostra d' Europa. Ma se il calore, la luce, V elettricità, Y umidità dell' aria e della terra, i principi chimici, dal cui assieme risulla il suolo 229 e quelli pur anche che sì trovano o discioUi o solo sospesi neir aqua che serve all' inaffiamenlo dei vegetahili, occupano, siccome si noia a pag. 103 del Bori Jardinìcr, un importante e speciale posto nella loro coltivazione; le condizioni geo- grafiche delle vane specie concorrono ad ammaestrare sul- l'indole e tendenze che sono proprie alle medesime e condu- cono il coltivatore al bisogno di avvertire a molte cautele, unico mezzo pel quale è dato farle prosperare in terre straniere alla loro patria. La versatilità delle meteorologiche condizioni è, non vi ha dubbio, forte cagione di morbose sofferenze tanto negli ani- mali, quanto nelle piante. Questa verità è sancita dalla gior- naliera pratica osservazione dei più distinti botanici , tra i quali, per riguardo alle malatie cui soggiaciono i vegetabili, vogliono essere ricordati con mollo onore un Duhamel, un Adanson, un Plenck, un Tillet, un Rè Se pertanto nelle meteorologiche vicende si ha una fonte notevole di patologiche cause che minacciano il ben essere e perfino la vita di quei cari figli di Flora, chi sarà colui, che assuntosi il carico di tutelarli con amore, non voglia occuparsi di proposito per rimuovere da loro, il più che sia possibile, tutte quelle nemiche cagioni che tendono a trarli a male, e perfino a totale perdizione? Bene si avverte: che le piante sono dovunque e sempre subor- dinale alle vicissitudini atmosferiche e che a queste si debbono nel più dei casi i variati successi delle agricole operazioni. Da quelle è pure dipendenle la sorprendente varietà dei pro- dotti, prima fonte dei rapporti che intervengono tra i differenti popoli ; ned altrimenti in gran parte da quelle medesime ca- gioni è regolata la distribuzione delle piante alla superficie della terra. Ma la varietà delle condizioni meteorologiche più spesso deriva da circostanze geologiche; e invero, non poco valse l'ul- tima rivoluzione del globo nella distribuzione geografica delle forme vegetali. I dotti , preudendo in considerazione quelle e queste, vennero nel comune accordo di dividere il globo ter- 230 raqueo in diverse regioni e di gettare per tal modo le fonda- meata della geografia vegetale. Infatti, se nella regione degli eterni ghiacci si incontrano V Arabis cwrulea, V Achimilla pentcìphyllea, la Saldanella pusilla, il Ranunculus glacìalis ; neir alpina si trovano il Geraniam ai'genteuui, V Achillea Clavennoì, la Paradisia Lilìastrum, V Artemisia spicala ; nella montana le Serrande , le Carpidee , le Erinacee, ecc., ecc., per lo che ben diverse debbono essere le influenze delle meteorologiche condizioni sopra la vita e costumi dell' Arabis a còsta delle Carpidee. Ma le osservazioni meteorologiche , perchè tornino frut- tuose alla geografia e fisiologia botanica e all' agricoltura, vorrebbonsi istituite con ben diverso metodo di quanto si pratica dai fisici ; e perciò intenderebbe il Naudin, a cagione di esem- pio, che i varj gradi di temperie, che nel decorso della gior- nata si verificano nel vasto oceano dall' aria atmosferica , fos- sero dedotti da Ire in tre ore onde meglio avvicinarsi al vero, air utile; il che non è dato conseguire col sistema comune- mente in corso. In vero, se non fosse per tornare di sover- chio lavoro , le osservazioni meteorologiche, raccolte ad ogni ora, come si pratica nei varj stabilimenti russi per ordine di quel Governo, tornerebbero di sommo vantaggio. Queste os- servazioni debbono essere condotte almeno per dieci anni per trarne pratiche illazioni; e l'indagatore deve aver cura di re- gistrare fedelmente le varie risultanze ottenute con varietà di metodi nel decorso della giornata, e da queste ritrarre V ade- quato giornaliero, e da questi adequati venire al mensile e da quelli dei varj mesi all'altro delle diverse stagioni e dell'annata. Rileva por mente come i gradi termometrici estivi ed au- tunnali non sempre si mostrino jjaralleli ai gradi di latitudine; ma si avvicinano o si scostano gli uni dagli allri giusta le varie regioni del globo terraqueo. I soli termometrici risultamenti non sono bastevoli a dare contezza dell' andamento della vita dei vegetabili; ma imporla eziandio avere di mira la superficie del suolo , la vicinanza 231 dei mari, il loro corso, V azione direlta dei raggi solari e il riscaldamento che da questi ritrae il suolo stesso. Non vi ha dubbio, che dalle condizioni termomelriche dipendono, per la maggior parte, i fenomeni vegetativi ; ma ove si ponga mente che ogni pianta si compone di due generali sistemi — ascen- dente r uno, discendente 1' altro — tronco e radice — si verrà a conoscere in quale rapporto di temperie si debbono trovare tra loro questi sistemi , e quale grado termometrico si con- venga all'uno meglio che all'altro. E già, come altrove fu av- vertito, anche tra noi non si incontrano che poco più di 140 specie di piante fanerogame ad una elevatezza di oltre 2000 metri al di sopra del livello del mare (Vegg. Ambrosi — Flora del Tirolo meridionale — e Rota — Prospello della Flora della Provincia di Bergamo). Si pensa, e certo non a torto, che molta parte vi abbia nella vegetazione una temperie pressoché eguale tra il suolo e l'aria atmosferica. A conferma di questo opinamento concorrono fatti e r osservazione. In vero la vegetazione si mostra più ricca al piano che al ridosso dei monti, sopra le loro costiere: i-l che move precipuamente dell'azione più energica dei raggi solari sopra il suolo del piano e sopra i vegetabili che vi al- lignano, a fronte dall' azione degli stessi raggi sopra il piano inclinato delle seconde. É per questa ragione , che in al- cuni punti dei bordi del Reno si ottengono vini assai squi- siti ; mentre alla imboccatura della Loira al passo di Calais , sebbene a pressoché eguale temperie, ma dove il cielo è quasi del continuo oiTuscato, non è che di rado che V uva giunge a compiuta maiuranza. Anche l'Ulivo, il Pomo granalo, che appo noi prosperano assai bene da regalarci i loro preziosi frutti, allignano pure lungo l' Oceano; ma, a motivo del cielo, più spesso velato da nubi, il suolo non acquista quel grado di temperie che abbisogna perchè i frutti pervengano a ma- iuranza, e quegli abitanti debbono accontentarsi della loro fioritura soltanto, la quale presto abbortisce perchè il polline non può giungere alla necessaria maturanza da gittare sul- i' ovolo la scintilla che lo desta a vita. 232 L' illustre Humboldt primierainenle ebbe ad insegnarci: che le temperature medie non sono elementi bastevoli per dare contezza dei fenomeni della vegetazione, e Gasparin colla ir- refragabile prova dei fatti volle convalidarne l'ammaestramento. L' Ulivo, giusta le osservazioni di quest* ultimo, non può essere vantaggiosamente coltivato nel Portogallo al nord del 42^ di latitudine; mentre in Francia allo stesso grado di latitudine prospera maravigliosamente. Se una più estesa osservazione verrà istituita, certo, la fisiologia botanica, l'agricoltura in genere, grandemente avvantaggeranno; mentre i pochi fatti, in oggi avvertili in proposito da Gasparin, non possono che ser- vire di incitamento a nuovi studi, anziché a prova di incon- cusse verità. Il solo grado mediò annuale di temperie non è sufficiente per istabilire i limili di coltivazione vegetale, in quanto che grande- menle diversificano di temperamento le diverse piante , seb- bene queste si trovino subordinate ad un medesimo grado di calorico. II dattero, che prospera nell' Egitto , nelle Oasi del- l'Algeria e perfino sulla costa orientale della Spagna , sotto il grado 39 di latiludine, con un cielo del continuo splendente e con un' aria assai secca, non può essere collivato ne' luoghi in cui r atmosfera è soverchiala di umidità e il cielo si mo- stra più spesso nebuloso. Ad alcune piante abbisogna per <(uasi tutto r anno che le condizioni climatiche siano uniformi; altre vogliono un alternativo di caldo e di freddo, di secco e di umido; per cui vuoisi dedurre che la geografia vegetale è da desumersi da un complesso di circostanze assai variale, che debbonsi ricercare nella luce, nel calorico, nell' elettrico, nello stato igrometrico dell' aria atmosferica, nella condizione di superficie e di chimica composizione del suolo , nel grado di latitudine delle varie regioni del globo. Non è a credere che un agricoltore possa starsi con profitto al governo dei vegetabili se difetta delle avvertite cognizioni e degli opportuni istrumenti, e se non ha il genio di poter dedurre dalle raccolte osservazioni utili corollari a còsta del- 23S r oi'ganograGca costituzione vegetale. Queste indagini mirano, come osserva il Raspail, a tramutare la scienza dell' utile e del diletto in una scienza forte e ragionata, di collegare la bo- tanica alla meteorologia , e quella e questa air agricoltura , alla chimica, alla economia domestica e all' industria. Se per- tanto questi studi si mostrano capaci di tanto frutto, diamoci air opera, e la republica delle scienze, e la patria ci sapranno giustamente rimeritare. D. F. Tonini. Fiore dea ffattS. Alla superficie della più parte dei fruiti, verso l'epoca della loro maturanza, si genera un prodotto particolare appannato biancastro che si mantiene fino a che il fruito si tiene guaren- tito dal contatto con altri corpi. Questo pì*odotto, che non è allrimenti di natura grassa né cerea , ma resiniforme, si trova solo sopra i fruiti polposi e carnosi spettanti a varie famiglie, siccome sarebbero soprai pomi, l'uva, le varie specie di pru- gne, il berberi, ecc., ed è comunemente conosciuto sotto il nome di polvere o fiore dei frutti, e nel dialetto milanese fioretl. Prima che il frutto giunga a perfetta maturanza , cioè a dire fino a che egli è tuttavia verde, il fiore o polviscolo si- mula una specie di verniciatura che sta aderente alla pellicola esterna ; ma, compiuta la maturanza, si mostra come un efflo- rescenza polverosa e biancastra, che ne vela in parte i va- riati colori della superficie. I varj aspetti, che il polviscolo presenta nelle diverse specie dei frutti, non ne modificano punto la natura chimica che è costantemente resiniforme. La Natura, sempre savia ne' suoi 234 operamenti, volle con questo polviscolo, gitlato, quasi diréb- besi , a larga mano sopra la superfìcie dei frulli polposi , guarentirli dalle versatili influenze atmosferiche, affinchè pos- sano raggiungere il compiuto loro sviluppo coli' impedire che i succhi, necessari alla loro nutrizione, non abbiano a farsi strada pei pori dell'epicarpio; e che l'aqua piovana non trovi addito y condursi nelF interno per determinarvi il processo di dissoluzione. Infatti, che il polviscolo sia di natura re- sinosa e che sia slato destinato a tutore del regolare pro- cesso interno di fruttificazione dei frulli , è dato addimo- strare coi fatti , in quanto che quel polviscolo è solubile nel- r alcool e neir etere, e che una volta tolto con uno di questi mezzi dalla superficie, ben presto il fruito si altera, e si vede trapelare dall'epicarpio una specie di vapore che si depone in gocciolelte sopra la superficie, simulando una sorla di su- dore, per cui dircbbesi che il fratfo suda. É quindi cattiva pratica il togliere dalla superfìcie dei frulli polposi e succo- lenti quel polviscolo bianco, assai leggero, dolce al tallo, che non ha odore, né sapore e che è inattaccabile dall' aqua, quando si ha di mira di conservarli per alcun tempo, e massime poi quando sono tuttora attaccati alla pianta madre e che non hanno peranco raggiunto la loro maturanza. Raccolto in cerla quantità, questo polviscolo si fonde in una materia liquida, allorché vengaes posto a 250^ ^ col raffredda- mento si consolida in una sostanza friabile. Per ottenere ii polviscolo, onde istituire questa esperienza, è mestieri lavare con una piccola quantità di etere diversi frutti, e i liquidi, che si conseguono dalle lavature, si debbono riunire ed evaporarle a bagno maria. Anche 1' alcool a 56^ può essere adoperato in luogo dell' etere puro, ma in tal caso il prodotto è quasi sempre inquinato da materie straniere. Questo prodotto, che si ha a residuo della evaporazione, accenna tutte le proprietà fisico-chimiche delle materie reirinose. D. F. Tonini. 238 varietà" Nell'isola di San Maurizio cresce una pianta, che per la prima volta venne fatta conoscere da Dupetit-Tliouars sotto il nome botanico da lui impostogli dì Aìigraecum fragrans, e che vol- garmente è detta FaJiam^ o Fahon, o Faham. Questa pianta é^petta alla ginandrìa monandria del sistema sessuale e alle monocotiledoni epigine di Jussieu, e fa parte della famiglia delle Orchidee. È pianta parassita assai bella, la quale è con sollecitudine ricercata dagli Asiatici a motivo del gratissimo odore delle sue foglie, le quali , appena soffregate colle dita, emanano un olezzo assai gradilo di vainiglia. Le foglie sec- che, che colle fresche dividono si preziosa proprietà, corrono in commercio; e siccome cedono all' aqua bollente, oltre l'aro- ma, un principio amaro astringente ed una sostanza mucila- ginosa, giusta gli studi chimici intrapresi da Gobley ; cosi tanto nel suo paese originario, quanto in Francia, si prepara colle dette foglie un thè assai gradevole, che è lodato per faci- litare la digestione, non che a lenire i mali del sistema respi- ratorio. Le dette foglie, mescolate al thè ordinario, giovano a comunicare alla bibita un'olezzo assai gradito. Gobley riconobbe che la materia aromatica contenuta nelle foglie del Faham, è in molta copia. Questa materia fu pure trovata nella Fava tonka, nel Meliloto e nell' Asperiila odorata. ChaepopliyHam bulbosam. Il Chaerophylliim bulbosum è una pianta degna delle mag- giori sollecitudini per parte degli orticoltori, non solo perchè dà un tubero (rizoma^ dotato di un gusto assai squisito, ma meglio perchè va questo riccamente proveduto di materia nu- tritizia. Gli è per tale motivo che questa pianta è da molti 236 agronomi ed economisti riguardata quale succedanea al pomo di terra, che, come è noto, da anni è maltrattalo da una ma- latia non per anco bene definita dallo scienziato, né conosciuta dal pratico. I tuberi del Chaerophyllum, che dividono ad un dipresso il sapore che appalesano con quelli del Solanum luberosum , constano di aqua 68,44 e di sostanze solide 31,o6. Queste ul- time sono rappresentate da amido 18,75, da gomma 4,03, da zucchero 2,00, da grasso 0,20, da proteina 4,61 (.1), da fibrina 0,52, da cenere 1,45. — I tuberi'anzidelli contengono quindi una quantità maggiore d' azoto ; per cui tornerebbe di sommo vantaggio quando questa pianta venisse destinata a foraggio pel bestiame d' ingrasso. Diversi ostacoli sembrano affacciarsi per una estesa coltiva- zione e perciò la si deve considerare meglio quale pianta da orto soltanto. Crasnbe marittima. Questa pianta è spontanea nell'Olanda, nel Belgio, neir Ho! Stein, ecc. , e merita d' essere introdotla negli orli a motivo de' suoi germogli, che forniscono un cibo assai squisito e che grandemente si accosta all'Asparago. — Anche la Crambe tatanica, che spontanea s' incontra nei prati e nei campi della Moravia e dell' Ungheria , dà , in forza di solerte coltiva- zione, una radice lunga un pollice, molto grossa, succosa e dolce. Dicesi che i soldati di Cesare si giovassero di questa radice per confezionare il pane. (1) La Proteina^ che fu trovala da Mulder, è una sostanza azotata, io- data allo zolfo, ai fosforo e ad alcuni sali, che s'incontrano nell'albu- mina vegetale ed animale. — Il Chaerophyllum hulbosum si rinviene pure tra noi nei monti transpadani di Pavia , a Moncalieri a Sanzone nel Piemonte, ecc. La Redàziomb. 237 Afferma Lilbek, che nell' Ungheria viene avvantaggiala per insalala ed anche cotta ma privala della epidermide o sopra- pelle e tagliala. Verrehhe eziandio proposta quale succeda- neo al pomo di terra, e quindi importerebhe intraprendere gli opportuni esperimeuli per la sua coltivazione. T'etrag®sBÌa cxpasisa. Le foglie succose di questa pianta possono essere utilizzale per la cucina in luogo degli spinaci, ed è di facile colliva- zione. Si semina in marzo , e non si ha altra cura, che di porre ogni individuo alla distanza di i8 pollici. Cresce con somma rapidità e fornisce gran quantità di germogli e di fo- glie, delle quali, per cucina, si scelgono sempre le più grandi. Cer» ©stratta etalSe ff®giSe del €Su9qèi€C9^&P8 e»esÈMiSis e dal troEftCO d&ì C*e&*&ao^3&ss €SM(Sic&S€a. Cresce nelle colline incolte della Barberia, della Spagna e della Sicilia una palma, che si modella a ventaglio e che si eleva ben di rado olire tre piedi dal suolo; per cui è anche comunemente conosciuta sotto il nome di palma nana. Quando questa pianta venga coltivata ne' giardini , guarenlili dall'in- fluenza dei venti, può dopo molti anni giungere persino all'al- tezza di oltre 20 piedi e determina ne' siti montuosi un assai gradevole aspetto. Le sue foglie sono dure, persistenti, d' un verde cenere, spiegale a ventaglio. I picciuoli vanno provve- duti di spine ricurve. I fiori dioici nascono dalle foglie ed i fruiti sono solitari , rotondi e rossi quando siano maturi. Questi fruiti dai Mori e dagli Arabi vengono mangiali, comec- ché avuti per alimento sanissimo e nutritivo, e sono di sa- 238 pore dolce. Utilizzano pure quegli abitanti dei novelli getti radicali, nonché della sostanza interna dei giovani tronchi, per alimento. — Le foglie macerate nelT aqua sono avvantag- giate per la fabbrica dei cordami , e per altre industrie ; e ^Teschemacher le trovò coperte di una quantità di polvere lìnissima bianca sotto la quale si rinviene una vernice bril- lante che copre tutta la superflcie della foglia. Egli ebbe a ri- trarre da una sola foglia di questa palma, passando il dito fra lepie^^he del ventaglio, 90 grani di cera bianca fina, sfacendo bollire la foglia , divisa in più pezzi, nell' alcool, consegui da oltre 300 grani di cera colorata in grigio. Humboldt, a Quindin nelle Ande, trovò nella corteccia di una palma assai alta — Ceroxylon andicola — una certa quantità di cera commista ad un principio resinoide (mi- ricina). (Philosophkal Magazin, 5^ Serie, XXVIII, 350), XskWkiskggì olle si rl$ra^j^o»o dalla coHIvazIone delle OrSlche. Le Ortiche costituiscono il tipo di una famiglia di piante fanerogame erbacee, o modellate ad arboscelli e persino ad al- beri. Questa famiglia , detta delle Urlicee od Urtìcacec, si ri- parte in varj generi, fra i quali si annovera quello denominato Unica , ricchissimo di specie , che tornano, almeno discor- rendo di alcune, di somma utilità alla sociale famiglia. Infatti dai popoli del Nord, dai Kamtchadali, dai Baskiri si utilizzano i caoli deir Unica cannabina, perchè, dotati di tessitura Gla- mentosa assai sottile, li volgono a quelle stesse industrie cui da noi sono impiegali la canapa ed il lino. Si assicura da alcuni, che i novelli caoli delle Ortiche, quando vengano cotti nell' aqua, siano commestibili non altrimenti di 259 quanto occorre degli spinaci; ma, menlre si vogliono eli gu- sto gradevole, si alTorma andare essi poveri di principj nulri- lizj. Le Ortiche vengono appetite dal bestiame e massime dalie vacche, e preleiulesi che un tale cibo valga a più co- piosa secrezione di latte, e che questo si moslri più ricco di principio butirraceo. Gli è per questo fatto che nella Svezia si coltivano in grande queste piante , che fresche e colle si ap- prestano pure con successo ai gallinacei e alla più parie de- gli uccelli; mentre quando sono tuttavia verdi e crude vengono mangiale dai suini. il succo dell' U, dioica, dell' U. urens godeva in passalo appo i medici non poca rinomanza nella emoftoe, nella tisi, nel- r itterizia, nelle affezioni emorroidarie, ecc ; e la orticazione poi sopra il corpo umano è tuttodì tentala nella contagiosa malizia colèrica, nella paralisi, nell'astenia — • Dalla combustione dei caoli dell' U. dioica, assai comune presso di noi, molto al- cali vegetale (potassa) si ritrae; ed i suoi semi si hanno dai medici per diuretici ed antelmintici. I sensali dei cavalli so- gliono frammischiare questi semi all' avena, avvisando con ciò assentire agli animali equini maggiore vivacità , e maggiore lucentezza al loro mantello. L' U. ìiivea viene coltivata sopra assai vasta scala e con molta diligenza dai Chinesi, perchè da questa pianta ritraggono leìerie assai belle e di eccellente qualità. Pretendesi che negli andati tempi anche l' Italia si occupasse di questa specie per r identico fine ; ma, se ciò è vero, in oggi si è perduta questa coltivazione con gravissimo danno dei prodotti primi della na- zionale industria; per lo che ci permettiamo di ^muovere caloroso appello , perchè i moderni agronomi abbiano ad as- sumere a tema di studio questa pianta, che di molta utilità si mostra capace. 240 Rivista Buetcorolo^ica del p. p. ottobre. Anche nel decorso del p. p. ottobre le condizioni termome- triche procedettero con qualche regolarità , avendosi avuto un adequato massimo — a + \^'','^Q —, uno minimo = a -h 90,20 — , ed un medio = a -H 11^75. 1 più notevoli sbalzi nella colonna mercuriale occorsero nei giorni 2, 5, 10, 15 e 20 per riguardo alia temperie minima, e 9, 15 e 50 per ri- spetto alla massima. L'igrometro somministrò un adequato mensile di SO",!!, e la maggiore umidità ebbe a verificarsi il 18 con un grado eguale a 94^7. Anche nei giorni 6, 15, 22, 25, 27 e 29 si notò grande umidità, mentre l'igrometro segnò il suo minimo grado (7\^,\) nei giorni o e 8 Per soli cinque giorni il cielo fu al sereno perfetto, mentre a 17 sommano le giornate di tempo vario, 2 di continua piog- gia e 7 nuvolosi. Un vento gagliardo, procedente dall'Est e so- cìato a pioggia, dominò nei giorni 6 e 25; e nei giorni 15, 25, 27 £ 29 la pioggia fu accompagnala da tuoni, lampi e da qual- che fulmine. La nebbia si verificò il 20 e 21 ; ma se nel primo di ebbe a dissiparsi verso il meriggio, nel successivo giorno per lo con- trario si elevò neir aria e die luogo a nubi che velarono pei- tutto il reslanle del mese la volta del cielo. D. F. T. Andrea Ubicini, Editore risponsabile. Tip. Guglielrnim. f GIARDINI GIORNALE D' ORTICOLTURA — g^-'?^^ ^^^ - E*ortulaca grandiflora. (Tavola XVI ) Il celebro De Candolle, nell' eccellente suo trattalo Théorìe 'pAémentaire de holanique, prendeva a tipo botanico una bel- lissima pianta, da noi comunemente conosciuta sotto il nome di Porcellana, per fondare una famiglia a [doppio perigonio , a petali liberi o riunii! periginì od inseriti sopra il caHce, e che chiamò famiglia delle Poriulacee, che è rappresentala da erbe annuali e vivaci , di raro fruttescenti, a caole e a rami diffusi, cilindrici. Le foglie sono disposte a spira, od in direzione alterna, sessili, succolenli ; T inflorescenza è varia, ma i fiori mostransi brevemenle peduncolati ed ('ascellari ; il calice è od imbricato o diviso alla sommità ; la corolla non di raro è mo- nopetala, quinquepartìta, ma più spesso si compone di cinque pelali inseriti alla base o alla metà del calice ; nel più dei casi gli stami sono cinque e , se ascendono a dieci, cinque sono sterili. L' ovario superiore è sormonlalo da uno, due tre stili; lo stimma non infrequentemente è diviso, e al- cune volte si dà a vedere sessile ; la capsula è uniloculare, e talvolta anche poliloculare a logge mono- o poli-sperma ; r embrione proveduto di endosperma farinaceo. Avuto riguardo alla condizione del frutto — capsula — , la famiglia delle Porlulacce venne riparlila in due sezioni, e nellji prima furono comprese quelle piante che offrono un frutto uni- I Giardini voi. II. Dicembre 18S5. Ig 242 loculare, e nella seconda le allre il cui il fruito moslrasi poli- loculare. Il genere Portulaca fa parte della prima sezione. Rileva notare, come il chiaro Desvaux abbia trovalo di sot- trarre il genere Tamarix, che prima di lui era compreso nelle Portulacee, per creare una nuova famiglia della delle Tamarì- scinee che collocò fra le Sassifragee e le Porlulacee. Anche r illustre Augusto Saint-Hilaire tolse alle Porlulacee il genere Scleranlhus per aggregarlo alle Paronichiee. I fiori del genere Portulaca sono terminali, larghi; e, per- chè abbiano a spiegare bene le loro corolle, imporla che siano esposte air azione di vivissimo sole. II genere Portulaca è ricco di specie, ma l'unica, chea noi è comune, è la P. oleracea , alla quale si allribuiscono pro- prietà commestibili ; ma è nostro debilo discorrere della P. grandiflora, e più specialnieote delle quattro sue varietà che in oggi desiano a tutta ragione la simpatia degli amalori di Flora. La P. grandiflora venne trovata primamente da Gillies a Rio della Piala nell' America meridionale; e si afferma che allo stato di salvatiche/za offra i padiglioni fiorali di un bel giallo e lunghi appena cinque linee. Sottoposta a diligente coltiva- zione in vicinanza a qualche altra specie, die luogo sulle prime a due varietà; Tuna a fiori porporini, l'altra a fiori ranciati: e, adoperate maggiori cure orticole, in seguito fu dato produrne una terza assai bella a petali bilobati di un rosso rancialo assai vivo e che di molto si moslra superiore a quella del Gillies ; per lo che non è a maravigliare se dal sommo Lindley, che primamente V ebbe per una varietà della gran- diflora, r abbia dappoi considerata per una specie partico- lare , e se a Federico Thelluson sia stalo indotto dedicarla, sicché P. Tliellusonii ebbe a chiamarla. Tanta è Y autorità del botanico inglese, che gli orticoltori prediligono anche Inl- lodì porla in commercio sotto quest' ultima denominazione , quantunque non a torto molti distinti botanici la tengano per una varietà rimarchevole della P. grandiflora. / ' / ■^% -^ N ^$>^' %^ r' -^.-^^ ^ fi" PORTULACA bTiANDIELORA . fl7, ,-. H.^riaisesì 2i5 La variclà della P. gyandifìova, che si presenta a grandi pelali d'un giallo doralo, coli' unghia di una linla più bruna al coulro (Ved. l'annessa tavola fig. 1), fu della P. Ingelresl; mentre quella a fondo bianco, con strisce rosse e assai sim- patica, venne chiamala P. madamigella Valentina Leijsz (Gg. 2). Queste due varietà affralellale alle altre due P. grandiflora piena (fig. 3) e alla R Rosea piena (fig. 4.), cerio, debbono costituire un elegajile niazzello. Tulli questi ibridismi, di cui fin (jui non sappiamo bene pre- cisare i genitori, tranne di uno che è la P. grandiflora del Gillies, valgono a far belli gli orli delle ajuole ; e siccome, per una artificiale coltivazione, il pistillo abortisce, cosi non è dato moltiplicarli per semi, ma sì per talee con piccoli ramoscelli, che si affidano al lerreno, uè puntosi inaffiano se non quando abbiano allecchilo. — Verso il verno debbonsi Irapianlare in vaso e custodirli in serra temperata per tutta la fredda sta- gione senza che occorra inaquarli; e solo imporla avvertire di accordar loro ogni maggiore luce. — È pure dato conser- varli in serra fredda , ma in tal caso vuoisi sostituire allo strato superficiale della sua terra altro di cenere, il che giova a lulelare il colletto dall' umidità, la quale sempre torna :di sommo danno alla pianta. Rileva portare la maggiore attenzione a tutto V individuo, ma pili particolarmente alle sue parti inferiori; perchè, in quanto queste si coprano di una muffa bigia o gialla, l'orticoltore non deve punto lusingarsi di salvarle, ma solo di propa- gare per talee, scegliendo i rami che tuttavia si mostrano incolumi da que' parassiti criplogami. Anche le radici vogliono essere sottomesse ad esame e procedere a! mutamento della terra del vaso quando incominciano a f.nsi gialle le foglie ed i rami, e quando compajono qua e là macchie grigie. Cosi adoperando, è possibile tramutare T ordinaria vita annuah- di alcune Portulache o Porcellane in vita bienne e fors' anch;' perenne. -244 Oltre le ricordale varietà di Portulache , abbiamo pure la R Thornhurnii che offre fiori gialli punteggiali in rosso in modo da ricordare il fiore dell' EschoUzia Californìca, che fa parte della famiglia delle Papaverncee ; — la P. albi-striata, che è assai bella con fiori bianchi raggiali di carmino; — e la P. albiflora, perchè i suoi (iori sono del tutto bianchi, come è accennato dal suo epiteto qualificativo. Chi si avvisasse conseguire altre infinite varietà, non ha che a chiamare a diverse nozze le varie specie originarie e procedere alla seminagione , in marzo, dei loro grani in terra leggera, sabbionosa, senza coprirli, né procedere a co- piosi inaffiamenti. Una Portulaca, che è pure originaria dell'America meridio- nale , è la P. GilUesii. Questa pianta erbacea annua, che si erge da 0"^,1G a 0"\22, che ha foglie brevi quasi cilindriche di un colore rosso-vinato, non chei caoli che sono assai nume- rosi, ramificati e divergenti, e che i fiori mostransi terminali; questa pianta, diciamo, ha fornito ampia materia di studio a distinti fisiologi botanici per tener dietro all' operamento della vegetale fecondazione, ma pur troppo questo interessante sub- biello è tuttavia sul tappeto della disputa. nel i^'cspolo. Italiano Nespolo l'albero [Nespola il frutto. Francese Néflier » Néfle » Inglese A mediar Iree » A Mediar » Tedesco Mispelbaum » Mispel » Spagnuolo JSéspero » Nóspera » Latino Mespilus » Mespilum » Greco y-^-'^'' (mespilé), » /^^'^ì>°'j (mespilon) , da me&os , mezzo , e pilos , globo, bolla , così detto perchè la sua forma rappresenta un globo troncalo. 24o Il francese néfle» secondo Theis , deriva dal celtico naff, che significa troncalo, e l'inglese mediar procede dall' anglo- sassone maed che, come il vecchio francese mesle , sono nllerazioni della voce mespikis. Il Mespilus é un genere delle pomee le quali unitamente alle calicanlee, alle rosee, alle spiree, alle driadee , alle amig- (ialee ed alle chrisobalanee , formano altrettante tribù delle llosacee, famiglia delle Polipetale perigine fra le Dicotiledoni. (In Linneo classe XII, Icosandria pentaginia.) Caratteri del genere Mespilus = Alberi o arboscelli spi- nosi a foglie alterne, munite di slipule caduche; /ìor/ solitari terminali; calice a cinque divisioni quasi fogliacee; ovario a cinque logge biovolate; cinque siili; frullo turbinato, cioè a forma di trollola (milanese bivio), coronato dalle divisioni molto sviluppate del calice; la sua parte superiore fonna una larga superfìcie discoide e conliene nelT interno cinque noc- cioli ossosi (semi), monospermi per aborto. Sue specie e varielà, Mespilus L. — abortiva. Var. M. germanica. — acuminata; Wall. — Amelanchier ; L. == Amelanchier vulgaris; Moencìi, = Aronia rolundifolia-^; Pers. = Pyrus Amelan- chier. Ital. Pero corvino. — arborea ; Michx. == Pyrus Botryapium — Aronia; Willd. Ital .Lazzarolo. — azarolus; Poir. = M. Aronia veterum; Bauli. = M. apii, folio-laciniato; Duham. = Azarolus; Lemer. Crataìgus azarolus. Ital. Nespolo primo , Rossel- le ; frane, Azerolier , Alisier; ingl. The Neapo- litan mediar ; milan. Lazzarin ; comasco, per U frutto, Canestrei. — ■ Canadensis. = Pyrus Botryapium. '-^ Chamaemespilus ; L. = Aronia chamsen^. ; Pers. =^ Crataegus chamsem. ; Desf. = Pyrus chamaem; 246; SmiCh. == Sorbus fruticosus ; Crautz. Ilal. Salcu- gnolo. — Arbusto nano senza spine i cui IruUi, dap- prima giallo-rossi, più lardi diventano neri e lanosi. Mespilus coccinea ; W. e K. = M. tomentosa, = Cralaegus coccinea ; Pers. Spinoso, a foglie cuoriformi. — communis ; Pali. — cordala ; Mill. — cotoneaster; L. = Pyrus cotoneaster ; .4/oe?2c/i. = Cotoneasler macropbylla; Lindi. Frane, Néflier cotooneux, ilal., Cotonastro, Salciagnolo a foglie di bosso (Cotoneaster buxifolia ; Lindi). Piccoli alberi d' ornamento. — erus galli; Wals. = Cralsegus crus galli. Spinoso, a foglie obovale, cuneiformi, quasi senza picciuolo, fiori a due pistilli. — domestica; Allionì. = Sorbus domestica. M, dome- stica ; Caler. — M. germanica. — elliplica ; Hayne. ■ — ericocar})a : D. C. = M. tomentosa ; Alt. — flava; Willd. — flexipioa ; Mocnch. — Germanica; L. M. abortiva. = M. domestica; Gater. =^ M. sylvestris ; Miller , senza spina = Nespolo. — — diffusa. — — strida. — — sylveslris. — glabra ; Colla. — glandulosa; Willd. — grandiflora ; Sin, — japonica; r/iu?i6. = Eriobothrya japonica; L/nrf/. — Beir albero di 2 a 5 metri d' altezza, i cui rami sono tomentosi ossia cotonosi come si mostrano tali le pagine inferiori delle sue foglie, le quali sono ovale, oblunghe, segbelale alla cima; portano racemi i» 247 pannocchia lenninale. Si coliiva nei giardini per ornamento ; ma i suoi frulli non malurano the nei paesi a clima moUo caldo. Mespilus lobata; Poiì\ — monogyna ; Jacq. = Cralaigus mono^yna. — nigra; WillcL — odoratissima ; Anclr. — orientalis; MUl = M. lomenlosa, — oxyacanlha; Gcerln., dal greco oxys, acuto e acantha, spina. = OaLnegus oxiac^inlha; P^rs. = Spina alba; Black. Ilal. , Spino bianco; frane, , Aube- pin ; ingl. , While Thorn , che significa lo stesso, — parviflora; Miti. — Phoenicopyrus che, dal greco, significa pera rossa ; cioè albero i cui frulli hanno la forma di pera e sono di color rosso scarlatto. — phoenopyrum = Cratsegus cordata. — prunifolia; Poir. — pubescens; //. B. K. — punctata; Will. ■ — purpurea ; Bosc. — pygmaea ■■== M. tomentosa. — pyracanlha; L. dal greco pyr, fuoco e acantha, spina; dai suoi frulli d'un rosso il più vivo che li fanno sembrare come di fuoco; di là il nome francese Idi Buisson ardent (cespuglio di fuoco) = Cralsegus pyracanlha ; Pers., o Pyracanlha quibusdam ; /. Bauli., Ilal. volg.. Pruno gazzerino; frane. , Né- flier epineux o Buisson ardent; ingl. Ever green Thorn (spino sempre verde). Foglie lanceolalo- ovate, inlaccate. — pyrifolia ; Willd. — Sinensis ; Poir = Raphiolepis sinensis ; LindL — sorbifolia ; Poir. — sylveslris = M. germanica. 248 Mespilus laDacelifolìa; Sm, — ■ tomentosa ; Ait. = M. coccinea ; Kilaib , = M.